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Gas: prossimo inverno a rischio. Potenziamenti in ritardo

di Federico Rendina

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8 Giugno 2008
Impianto gas metano (Fotogramma/De Grandis)
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Un mare di "potenziamenti". Tutti, o quasi, in ritardo. Gli analisti fanno i conti e prospettano, per i prossimi anni, un'Italia ancora più schiava del gas metano, ma potenzialmente al sicuro. Magari strangolata da prezzi sempre più alti, ma non certo avara di forniture. Corroborata da almeno un paio di rigassificatori da 8 miliardi di metri cubi l'anno (ognuno in grado di aggiungere circa il 10% all'attuale fabbisogno). Pronti ad irrobustire gli ampliamenti, in corso, delle condutture dalla Russia, che però non potrà dare molto di più, e all'Algeria, che ha ancora buoni margini.

La sicurezza dovrebbe (in teoria) essere garantita, a prescindere dalle scelte sul ritorno al nuovo nucleare italiano (che non produrrà prima di 8-10 anni) tanto voluto dal Governo in carica. Ma oggi? O, meglio, il prossimo inverno?
Quattro conti se li sono fatti gli esperti del Ministero dello Sviluppo nella riunione periodica del "comitato per l'emergenza gas" costituito con la crisi di due anni fa. E i conti preoccupano. I primi risultati dei potenziamenti in atto rischiano di scavalcare pericolosamente l'anno termico 2008-2009. E se l'inverno regalerà temperature medie meno clementi dei due precedenti (che hanno limitato i consumi di gas anche grazie alle piogge e all'idoelettrico) ecco che lo scenario di due anni fa potrebbe riproporsi. Anche perché una nuova crisi metanifera, con il freddo "vero", potrebbe coinvolgere non solo noi ma tutta Europa, sempre più a secco (Italia in testa) di giacimenti propri.

Su versante sud (Algeria) in vista ci sono, in teoria, i due potenziamenti del Transmed per circa 6,5 miliardi di metri cubi annunciati da qualche anno: la prima fase è partita («con molta gradualità» commentano gli esperti di Quotidiano Energia) solo nel'aprile scorso. In ballo c'è anche una fornitura aggiuntiva da 1,5 miliardi di m3 dalla Libia, tutta da verificare. E sul fronte nord si spera nel programmato potenziamento del Tag per 3,2 miliardi di m3, che dovrebbe prendere il via in ottobre, mentre la seconda fase è slittata (di un altro anno) all'autunno del 2009.
E il terminale di rigassificazione di Rovigo, l'unico in costruzione avanzata? Nella migliore delle ipotesi la piattaforma sarà piazzata in estate. Poi le prove tecniche e gli allacciamenti. Se tutto andrà a gonfie vele un primo avvio al minimo (500 milioni di metri cubi) potrà avvenire già nel prossimo inverno.
E il "polmone" costituito dai nostri stoccaggi? Anche qui le incognite non mancano. Tardano gli ampliamenti promessi a programmati dalla Stogit: agli attuali 13,7 miliardi di metri cubi di capacità (8,6 di stoccagio di modulazione più 5,1 di riserve strategiche) si aggiungeranno altri 3 milioni di m3 solo nel 2010. E anche i 500 milioni di metri cubi aggiuntivi che dovrebbero scaturire dalla sovrapressione del sito di Settala attendono ancora l'esito di una controversa procedura di autorizzazione.

Tutto ciò mentre le risorse metanifere europee stanno addirittura accelerando la loro discesa, come illustra l'ultimo studio del geologo scozzese Euan Mears. Che conferma un inquietante warning aggiuntivo: qualche segnale di crisi produttiva c'è anche in Russia, che nel prossimo anno potrebbe non essere in grado di soddisfare tutta la crescente richiesta del Vecchio Continente.
La produzione italiana è ormai abbondantemente sotto il 10% del fabbisogno del paese. E più in generale tutta la produzione europea – spiega il geologo scozzese – sta grattando il fondo. I tre principali produttori hanno superato il picco: l'Olanda già nel 1975, il Regno Unito nel 2001 e la Norvegia dovrebbe raggiungerlo nel 2009.
Quanto alla fornitura russa «più di due terzi – avverte Mearns – sono assorbiti dal mercato interno, e quel che rimane da esportare è soggetto alle fluttuazioni del consumo o della produzione». Margini di soluzione? Per ora pochi: «i giacimenti giganti russi sono in esaurimento e quelli in sviluppo non potranno fare di più che compensare il declino degli altri». «Saremo fortunati – avverte l'esperto – se la Russia riuscirà a mantenere le forniture all'Europa ai livelli attuali per altri dieci anni».

Tutto ciò mentre la riduzione della produzione interna e la continua crescita del fabbisogno faranno ulteriormente impennare la dipendenza dell'Europa dalle forniture metanifere esterne, con un import che tenderà a più che raddoppiare da qui al 2020: dagli attuali 200 miliardi di metri cubi l'anno l'Europa potrebbe passare, nel 2020, a chiedere addirittura 500 miliardi.
Basta questo per capire come, per un Paese super-dipendente dal gas come l'Italia, l'unica via per garantire un margine di sicurezza non passa tanto per l'ampliamento dei gasdotti quanto per la costruzione più rapida possibile dei nuovi rigassificatori di metano liquefatto importato via nave da fornitori alternativi alla Russia e all'Algeria.

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