Sulla Fiat si è concentrato un tiro al bersaglio non tanto dai giornali, ma «da esponenti politici, sindacali e anche imprenditoriali», tutte critiche che «non tengono per niente conto dei grandi risultati ottenuti dall'azienda negli ultimi anni».
L'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, durante il suo intervento all'assemblea degli azionisti, reagisce alle critiche subite in tempi recenti dal Lingotto. Soprattutto a quelle di aver esportato all'estero segmenti importanti della produzione con ripercussioni sull'occupazione in Italia. E in particolare dopo le indiscrezioni di stampa sul piano industriale: Fiat ridurrebbe i modelli da 12 a 8 e taglierebbe circa 5.000 posti di lavoro in Italia. In sintonia con Marchionne il presidente Luca Cordero di Montezemolo, che ha aperto l'assemblea al Lingotto: «La nostra storia, le nostre radici e il nostro cuore sono e saranno in Italia». Montezemolo ha ricordato: «Siamo alla vigilia della presentazione di un modello che ha in sè l'essenza della migliore italianità. La Giulietta che verrà presentata il mese prossimo, richiama il nostro Paese in tutti i suoi tratti caratteristici: il design, la creatività e la capacità di innovare».
«Fiat - ha detto poi ancora Marchionne - non pretende di essere elogiata come ha fatto il presidente Usa Barack Obama dopo l'operazione Chrysler, ma vorrebbe equilibrio e giustizia». Il manager ha spiegato che la Casa torinese «non è andata all'estero per capriccio e dimenticando l'Italia», ma lo ha fatto per crescere, senza però spostare il suo baricentro, che rimane italiano. Per giustificare le sue parole, Marchionne ha detto che Pomigliano d'Arco diventerà «il secondo più grande stabilimento italiano entro tre anni» e la Fiat aumenterà la propria produzione di auto in Italia. Sulla questione di Termini Imerese ha assicurato che, si ci fosse stata una soluzione efficace, il Lingotto avrebbe fatto di tutto per non chiudere lo stabilimento siciliano.
«Da quando è stato costituita ad oggi, la Fiat ha investito nell'impianto di Termini Imerese 552 milioni di euro a cui vanno aggiunti 250 milioni per progetti che non rientravano tra quelli agevolati. Per contro ha ricevuto 93 milioni di contributi a fondo perduto e 164 milioni di prestiti interamente restituiti nei tempi previsti e con gli interessi», ha riferito, numeri alla mano, il top manager del Lingotto.
«Nessuno può dire che viviamo alle spalle dello Stato o che vogliamo abbandonare il Paese», ha proseguito l'a.d. di Fiat, chiarendo che «quello che va bene per l'Italia va bene anche per noi, ma non esistono rapporti a senso unico». Marchionne ha poi precisato che «adesso che non c'é più incertezza pagare i dividendi é un atto dovuto: degli 11 miliardi che é oggi il valore di Fiat in Borsa, quasi 8 miliardi sono dovuti all'impegno degli azionisti negli ultimi 17 anni».
Illustrando i risultati 2009, Marchionne ha spiegato cheil fatturato del Gruppo, pari a 50,1 miliardi di euro, è diminuito del 16% rispetto ai livelli record del 2008, con un calo più
marcato nella prima parte dell'anno, calo poi progressivamente ridotto nei mesi successivi. L'ultimo trimestre infatti ha registrato un aumento dei ricavi del 3,6% rispetto allo stesso periodo del 2008. «L'utile operativo - ha sottolineato l'a.d. Fiat - sarà compreso tra 1,1 e 1,2 miliardi, mentre il risultato netto sarà vicino al break even e l'indebitamento netto industriale superiore ai 5 miliardi di euro».
«Il 2009 è stato un anno difficile per il gruppo Fiat come per tutto il mondo industriale» ha precisato Marchionne, sottolineando che comunque il Lingotto ha reagito con grande rapidità e ha ripensato i propri piani in funzione di un contesto totalmente cambiato». Per il 2010 la Fiat ha annunciato che confermerà i target, anche se l'anno in corso sarà comunque difficile per il mercato europeo dell'auto, che, secondo il top manager Fiat, scenderà del 15 per cento. «Siamo arrivati a livelli così bassi che non si vedevano dal '94 - ha detto Marchionne - nel giro di tre anni si è perso un quarto dei volumi precedenti». (M. Do.)
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