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Scontro tra Berlusconi e toghe: Csm con i magistrati di Milano

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18 giugno 2008

Il Csm ha aperto una pratica a tutela dei magistrati del processo Mills. La disposizione è del Comitato di Presidenza, l'organo di vertice del Consiglio Superiore della Magistratura, guidato dal vice presidente Nicola Mancino.

Il Comitato ha aderito alla richiesta dei togati Giuseppe Maria Berruti (Unicost) e Vincenza Maccora (Md). Il giudice Nicoletta Gandus è accusata, nella lettera inviata dal premier Silvio Berlusconi al presidente del Senato Renato Schifani, «di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici». L'azione del Csm è stata avviata anche a tutela di magistrati del Tribunale di Milano definito nella stessa lettera «anch'esso politicizzato e supinamente adagiato sulle tesi accusatorie» .

È questo, al momento, l'ultimo atto del nuovo scontro tra magistratura milanese e Silvio Berlusconi, riesploso, con la decisione che il Presidente del Consiglio ha assunto attraverso i suoi avvocati, di ricusare il giudice Nicoletta Gandus davanti al quale è imputato, insieme all'avvocato inglese David Mills, per corruzione in atti giudiziari. La Procura di Milano, attraverso il suo capo, Manlio Minale, ha definito «illazioni» le parole di Berlusconi. Il Cavaliere in una lettera al Presidente del Senato, Renato Schifani, per difendere l'emendamento sospendi-processi, ha indicato il dibattimento in corso come uno «stupefacente tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici».

Nell'istanza di ricusazione, sulla quale i giudici della quinta sezione della Corte d'Appello di Milano saranno chiamati a decidere entro cinque giorni, i legali del premier, Niccolò Ghedini e Piero Longo, sostengono che la Gandus, con una serie di interventi su siti internet, ha dimostrato «grave inimicizia» nei confronti dell'imputato. In particolare per un appello sottoscritto, con altri, nel febbraio del 2006 in cui si auspicava che la nuova coalizione che sarebbe uscita qualche mese dopo dalle urne, abrogasse alcune leggi del governo Berlusconi, oggetto di pesanti critiche nel documento.

Tra gli argomenti riportati dai legali del Presidente del Consiglio c'è anche il fatto che sul sito di Magistratura Democratica il giudice avesse definito la legge sulla fecondazione assistita «un concentrato di barbarie giuridica» e che il magistrato avesse avuto in passato azioni Mediaset. Questo la metterebbe tra «i soggetti potenzialmente danneggiati» nel processo (collegato a quello Mills-Berlusconi) sulle presunte irregolarità nella compravendita di diritti tv e cinematografici da parte del gruppo televisivo, altro procedimento in cui il premier è imputato.
Insomma il premier come «avversario politico in tutti i campi».

Alle parole di Berlusconi che invece riguardano i Pm, ha risposto, in uno dei rarissimi comunicati emessi da quando è a capo dell'ufficio, il procuratore di Milano, Manlio Minale: «illazionì quelle che ha letto nella lettera del premier a Schifani. Il procedimento, osserva» è stato iscritto a seguito di precise dichiarazioni rese dallo stesso avvocato Mills in data 18 luglio 2004, alla presenza del difensore nel corso di un interrogatorio quale persona indagata in altro procedimento.

«Le indagini - conclude Minale - sono state condotte nel più assoluto rispetto delle garanzie della difesa e nell'esclusiva ottica dell'accertamento della verità». Inoltre «all'esito delle indagini preliminari è stata esercitata l'azione penale e gli atti, superato positivamente il vaglio dell'udienza preliminare, sono pervenuti al Tribunale».

Sulla vicenda ha convocato per oggi una conferenza stampa l'Associazione Nazionale Magistrati che ha già preso posizione: «chi governa il Paese - dice l'Anm - non può denigrare e delegittimare i giudici e l'istituzione giudiziaria quando è in discussione la sua posizione personale», altrimenti si rischia di «minare alla radice la credibilità delle istituzioni e di compromettere il delicato equilibrio tra funzioni e poteri dello Stato democratico di diritto».

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