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Dossier Elezioni in Grecia, ecco come reagiranno i mercati

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    Elezioni in Grecia, ecco come reagiranno i mercati

    Dopo aver sciolto i dubbi sulla manovra espansiva della Banca centrale europea (l’ormai noto “quantitative easing” che negli ultimi giorni è diventato più celebre dello “spread”) i mercati finanziarii (cioè gli investitori) hanno un altro importante dubbio da archiviare: l’esito delle elezioni parlamentari in Grecia.

    L’attesa è praticamente finita perché questa sera si saprà se Atene riuscirà ad avere una maggioranza parlamentare in grado di dar vita a un nuovo governo e da che forze politiche sarà composto. Le urne potrebbero decretare più combinazioni (ne abbiamo contante almeno cinque): e ciascuno scenario potrebbe avere ripercussioni diverse nel panorama finanziario. Ovviamente gli investitori non auspicano alcuna rivoluzione: lo scenario perfetto nella logica dei mercati sarebbe quello del mantenimento dello status quo, ovvero che la Grecia continui a rispettare gli accordi presi con la Troika (Ue-Fmi-Bce) frutto di due piani di salvataggio (maggio 2010 e febbraio 2012) comprendenti prestiti complessivi a tassi agevolati per 240 miliardi di euro: in base agli accordi se la Grecia dovesse continuare a rispettare gli impegni di riforme presi pagherebbe un interesse netto nominale sull’intero stock di debito inferiore al 3%, condizioni migliori di quelle di Spagna e Italia che hanno un rating (“BBB”) certamente superiore alla “Caa1” di Moody’s (tanto vicina alla “D” di default) con cui convive da tempo la Grecia.

    Ma perché si mantenga lo status quo in politica interna e nei rapporti con le istituzioni sovranazionali sarebbe necessario che il premier uscente Antonis Samaras (partito Nuova Democrazia) fosse anche quello “entrante”. Vincesse cioè le elezioni formando un governo a maggioranza assoluta (scenario da escludere al momento nelle proiezioni dato che il suo partito è dato al 30%, ma per ottenere i 151 seggi equivalenti alla maggioranza assoluta occorrerebbe una quota superiore al 35%) oppure governando con l’aiuto del Pasok o del To Potami (partiti di sinistra ma non radicali). Questo scenario potrebbe avere un 15% di probabilità di tramutarsi in realtà. Non molte quindi. Lo conferma il fatto che il mercato dei bond governativi di Atene (per quanto poco liquido dopo l’accordo di ristrutturazione del debito con i creditori privati del 2012) non nasconde un certo nervosismo. La curva dei rendimenti è infatti in testacoda: cioè i titoli con scadenza a 3 anni prezzano un rendimento (10%) superiore a quello dei titoli decennali (8,7%). Un fenomeno tipico delle fasi di turbolenza quando gli investitori sono incerti sulla tenuta del debito a breve, perché non escludono l’ipotesi di un default, e lo considerano più rischioso del debito a lungo termine.

    Non va però trascurato il balzo messo a segno venerdì dalla Borsa di Atene (+6,14%) e il crollo dei rendimenti a 10 anni (dal 9,2% all’8,7%), l’ultimo giorno finanziario prima del voto. È stato un chiaro messaggio: i mercati sono incerti e guardinghi (come dimostrato dalla curva dei tassi invertita) ma puntano che dalle urne non si configuri lo scenario maggiormente temuto, ovvero che il partito della sinistra radicale Syriza guidato da Alexis Tsipras (che ha tra i punti cardine la rinegoziazione del debito con la Troika ed è contrario al proseguimento delle politiche di austerità abbinate ai piani di salvataggio) vinca con la maggioranza assoluta oppure riesca a governare in coalizione con il Partito comunista, che ha posizioni ancora più radicali di Syriza, o con i Greci Indipendenti. Sia nel primo caso (probabilità intorno al 20%) che nel secondo (10%) c’è da aspettarsi una reazione negativa dei mercati finanziari con aumento della volatilità, pressione sui bond di Atene e ripercussioni anche sulle altre Borse (nonostante il volano dei 1.140 miliardi di euro che verranno stampati dalla Bce fino a settembre 2016), almeno finché non venga scongiurata l’ipotesi di una ristrutturazione del debito greco, che riaprirebbe il rischio contagio nell’area euro.

    Stando agli exit polla Syriza supererebbe il 35% e potrebbe conquistare la maggioranza assoluta, ma i mercati venerdì hanno puntato il gettone sul fatto che non riesca a centrare la posta piena. Forse si sono sbagliati. Non è poi da escludere un ulteriore scenario, un po’ più complesso ma preferito dal mondo finanziario rispetto a un’eclatante vittoria del partito di Tsipras. Quello in cui nessuno dei leader che si piazzino ai primi tre posti riesca a trovare un accordo per formare un governo (probabilità 25%). A quel punto la Costituzione prevede un ritorno al voto. Questa volta però ci sarebbe la complicazione di dover eleggere il presidente della Repubblica, la cui fumata nera a dicembre ha provocato le elezioni anticipate. I negoziati con la Troika sarebbero congelati in attesa del nuovo voto, che potrebbe portare a una maggioranza pro-Ue. Tra poche ore scopriremo quale scenario si dipanerà sull’orizzonte di Atene e dell’Europa.

    twitter.com/vitolops

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