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Si sposta in Asia la sfida tra Arabia Saudita e shale oil

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Si sposta in Asia la sfida tra Arabia Saudita e shale oil

Reuters
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È l’Asia il nuovo terreno della sfida petrolifera tra l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti dello shale oil. A un anno dal via libera alle esportazioni di greggio americano, la Cina è già balzata al primo posto tra i clienti dei fracker, importando 8,08 milioni di barili «made in Usa» a febbraio contro i 6,84 mb che hanno raggiunto il Canada, che è stato così spodestato dallo storico ruolo di maggiore acquirente.

La conquista di nuovi mercati – frutto di una produzione sempre più esuberante, ma anche di arbitraggi di prezzo favorevoli e noli marittimi convenienti – ha spinto l’export americano al record storico di 31,2 mb, una media di 1,1 milioni di barili al giorno, superiore a quella di molti Paesi dell’Opec.

Nell'insieme la potenza di fuoco dell’Opec è decisamente superiore: nello stesso mese di febbraio, secondo stime di Thomson Reuters Oil Research, il gruppo ha esportato 25,37 mbg, poi calati a 25,1 mbg in marzo. L’Arabia Saudita ha esportazioni stabili intorno a 7,7 mbg.

Proprio Riad tuttavia sta perdendo terreno in Asia, con minori vendite in marzo sia in Cina, che in Corea del Sud e in India. E ha deciso di reagire con la stessa strategia che avrebbe adottato qualsiasi altro commerciante: praticando sconti mirati.

I listini di aprile di Saudi Aramco, trasmessi ieri, concedono riduzioni di prezzo per il secondo mese consecutivo ai clienti asiatici, con l’Arab Light a 45 cents di sconto sull’Oman-Dubai. Prezzi di nuovo tagliati, per tutte le qualità di greggio e in tutte le aree geografiche, anche in Europa, altro continente su cui i sauditi si stanno indebolendo, al punto che in marzo non vi hanno inviato alcun carico.

Sia in Asia che in Europa, a onor del vero, la maggiore insidia per il petrolio saudita non sono gli Stati Uniti ma la Russia, che sta guadagnando forti quote di mercato (in Cina ad esempio Mosca è diventata il primo fornitore, scavalcando Riad, mentre gli Usa hanno ancora soltanto l’1% del mercato).

L’Arabia Saudita sta comunque adottando politiche di prezzo mirate anche per risolvere un altro «problema americano», che l’assilla ben più della potenziale concorrenza sui mercati di esportazione: i listini Saudi Aramco sono più cari solo per gli Usa, probabilmente nel tentativo di scoraggiare gli acquisti per dare una mano a ridurre le scorte.

Contro le aspettative del mercato, oltre Oceano gli stock di greggio sono aumentati anche la settimana scorsa, secondo l’Eia, con un accumulo di ben 1,6 mb, che li ha portati al record di 535,5 mb. Continua d’altra parte il calo delle scorte di carburanti: -0,6 mb per le benzine e -0,5 mb per i distillati. E il prezzo del barile, pur ripiegando dopo un picco di 55 $ per il Brent, ha comunque chiuso in rialzo.

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