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Alluminio a picco, gli Usa attenuano le sanzioni a Rusal

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Parziale marcia indietro di Trump

Alluminio a picco, gli Usa attenuano le sanzioni a Rusal

(Bloomberg)
(Bloomberg)

Dopo due settimane di caos nel settore dei metalli,gli Stati Uniti hanno fatto una parziale marcia indietro sulle sanzioni contro la Russia: cittadini e imprese americani avranno quasi cinque mesi di tempo in più per sistemare i propri affari con Rusal e per cercare fornitori alternativi, fino al 23 ottobre invece che fino al 5 giugno.

Per il resto del mondo, la minaccia di incorrere in sanzioni secondarie è invece quasi del tutto disinnescata: le relazioni già avviate con il colosso dell’alluminio non verranno considerate «transazioni significative», ha chiarito l’Office of foreign assets control (Ofac), che dipende dal dipartimento del Tesoro.

Non solo. Rusal – fornitore cruciale anche di allumina e bauxite, gli “ingredienti” dell’alluminio – potrebbe persino salvarsi dall’ostracismo di Washington, purché tagli i ponti con Oleg Deripaska, l’oligarca che oggi ne detiene il 48%.

«Il Governo Usa non sta prendendo di mira le persone che lavorano duramente alle dipendenze di Rusal o delle sue sussidiarie», ha dichiarato il segretario al Tesoro, Stephen Mnuchin. «Rusal ha sentito l’impatto delle sanzioni perché è legata a Deripaska». Lo stesso Ofac afferma a chiare lettere che «la strada verso il sollievo dalle sanzioni passa dal disinvestimento e dall’abbandono del controllo di Rusal da parte di Deripaska».

Il cambio di atteggiamento,frutto probabilmente delle pressioni europee,è stato l’ennesimo colpo di scena per i mercati, che hanno reagito anche ieri in modo vistoso. L’alluminio – che dall’annuncio delle sanzioni,lo scorso 6 aprile, era rincarato di oltre il 30% – ieri ha perso il 7% al London Metal Exchange, il maggiore ribasso in una singola seduta da aprile 2010, chiudendo a 2.295 dollari per tonnellata. La settimana scorsa le quotazioni del metallo si erano spinte fino a 2.718 dollari, un record da sette anni.

Ribassi pesanti hanno intanto colpito i maggiori produttori Usa di alluminio – a cominciare da Alcoa che ha perso addirittura il 12% a Wall Street – mentre sul listino di Mosca il titolo Rusal è rimbalzato del 15%,anche se non sarà facilissimo separare i destini del gruppo da quello di Deripaska, che lo controlla con una quota del 48%.

Un’ondata di acquisti si è abbattuta anche su nickel e palladio, che avevano seguito l’alluminio nel rally per il timore che le sanzioni Usa finissero per colpire anche Norilsk,un altro importante gruppo metallurgico russo. Il nickel – che giovedì scorso era ai massimi da tre anni,a 16.690 dollari per tonnellata al Lme – è scivolato di quasi il 6%, fino a 13.380 $, mentre il palladio è arretrato di oltre il 4% verso 970 dollari l’oncia.Il metallo prezioso, impiegato soprattutto nei catalizzatori per auto, a gennaio si era spinto oltre 1.100 dollari l’oncia, su livelli che non si vedevano da 17 anni: il mercato è in deficit di offerta e la speculazione stava tornando all’attaccco visto che Norilsk è responsabile del 40% delle forniture globali. La correzione di rotta del Governo Usa potrebbe aver spento l’allarme.

L’approccio più morbido nei confronti di Rusal è una svolta significativa, a cui Washington è giunta – per ammissione dello stesso segretario al Tesoro Mnuchin – anche in considerazione dell’«impatto sui nostri partner e alleati».

Proprio ieri il presidente francese Emmanuel Macron,il leader europeo che sembra godere dei migliori rapporti con Donald Trump, è atterrato negli Usa,dove si fermerà tre giorni in visita di Stato. Anche la cancelliera tedesca Angela Merkel è attesa questa settimana alla Casa Bianca. E l’agenda arà dominata soprattutto da due temi:  l’Iran e le relazioni commerciali, avvelenate dai dazi annunciati da Trump su alluminio e acciaio, da cui la Ue cerca un’esenzione permanente, e dalle misure punitive contro Deripaska e altri oligarchi russi.

Queste ultime in particolare hanno provocato un impatto probabilmente imprevisto dall’amministrazione Usa, con conseguenze pesanti non solo per la filiera dell’alluminio, ma anche per le industrie che consumano il metallo, come quella automobilistica.

Proprio la Francia si era fatta promotrice delle proteste europee, costituendo un asse diplomatico che secondo il Financial Times compredeva anche il governo italiano, oltre Germania e Gran Bretagna.

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