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La paura dei mercati per la (finta) guerra commerciale

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borsa e tariffe

La paura dei mercati per la (finta) guerra commerciale

(Ansa/Ap)
(Ansa/Ap)

I battibecchi sul commercio del presidente Trump con la Cina e l'Europa hanno spaventato i mercati a livello globale e di conseguenza i titoli azionari europei hanno sofferto. Il Mib, l'Eurostoxx 50 e altri indici dell'eurozona sono rimasti indietro rispetto all'indice globale dal 14 giugno, giorno in cui Trump ha intensificato le minacce relative all'imposizione di tariffe sulle importazioni. Gli esperti sottolineano che le tariffe potrebbero affondare i titoli azionari europei, colpendo i produttori di automobili come la Fiat-Chrysler. Ma bisogna guardare oltre questa nube di fumo. Ci vorrà molto di più per affondare i titoli azionari italiani, dell'eurozona oppure quelli globali.

Le tariffe in questione sono troppo contenute e difficili da applicare. Trump ha annunciato tariffe tra il 10% e il 25% su 73,7 miliardi di euro di merci e minaccia tariffe su ulteriori 353,1 miliardi di euro. Se tali minacce dovessero concretizzarsi, i pagamenti ammonterebbe al massimo a circa 70,1 miliardi di euro. Nel frattempo l'Europa ha contraccambiato imponendo tariffe su 2,8 miliardi di euro di importazioni statunitensi.

La Cina ha applicato tariffe su merci statunitensi pari a 33,2 miliardi di euro e ha minacciato di fare lo stesso su altri 13,9 miliardi di euro (oltre all'imposizione di barriere non di natura tariffaria nel caso in cui le minacce più significative di Trump si materializzassero). Ciò spingerebbe i pagamenti potenziali per le nuove tariffe globali a circa 80 miliardi di euro. Il Pil globale, tuttavia, è pari a quasi 76 mila miliardi di euro e cresce annualmente del 3 %, a cui va aggiunto un ulteriore 3% circa all'anno dovuto all'inflazione. Si tratta di oltre 3 mila miliardi di euro di crescita nominale annua del Pil.

I pagamenti tariffari combinati di 80 miliardi di euro non vanno certamente bene ma rappresentano solamente il 3% di quanto occorrerebbe per frenare la crescita globale (80/3.000 = 3%). Una goccia nell'oceano.

Qualora le tariffe sulle importazioni di automobili entrassero in vigore, l'impatto per l'Italia sarebbe minimo. L'economia italiana si basa principalmente sui servizi – pari al 74% del suo Pil. Le esportazioni dello scorso anno verso gli Stati Uniti ammontano a circa 40 miliardi di euro. Le esportazioni di automobili invece? Solo 4,1 miliardi di euro, lo 0,2% del Pil italiano. Decisamente troppo poco per far naufragare la ripresa dell'Italia.

Le tariffe bilaterali sono inutili allo stesso modo in cui le sanzioni economiche nei confronti di altri paesi non funzionano. Immaginate questo scenario: gli Stati Uniti e l'Europa sanzionano la Russia e non le vendono più metalli o macchinari. I produttori di metalli e macchinari italiani pertanto vendono i loro prodotti agli altri 170 paesi circa che –in cambio di un minimo costo di intermediazione - rivendono alla Russia. Quest'operazione costa alla Russia, al massimo, un 1% in più. A livello globale quindi, su 436,2 miliardi di euro di merci soggette a tariffe, ciò rappresenta probabilmente 4,4 miliardi di euro. Un importo minuscolo se paragonato al Pil globale.

Ecco cosa accadrebbe se gli Stati Uniti decidessero di imporre tariffe sulle auto prodotte nell'UE: Fiat-Chrysler e le aziende automobilistiche tedesche si appoggerebbero ai loro stabilimenti americani per evitare i dazi. Invece di spedire le automobili dagli Stati Uniti alla Cina , queste verrebbero vendute negli Stati Uniti, mentre finirebbero nel mercato cinese quelle prodotte in Europa. Gli stabilimenti americani si rifornirebbero di acciaio acquistandolo dalla Corea del Sud, che è esente da dazi. È possibile che l'Italia e la Germania vendano acciaio alla Corea del Sud che poi lo rivende agli stabilimenti statunitensi. Si tratta di semplici sostituzioni che hanno un costo di intermediazione. I vertici aziendali e gli intermediari sono molto più intelligenti delle tariffe.

È possibile che queste minacce non prendano mai piede. Come ho spiegato in un recente articolo, a novembre ci saranno le elezioni del congresso statunitense. Trump è convinto che al suo elettorato piaccia sentir parlare di tariffe. Le minacce altisonanti potrebbero essere la sua strategia per incendiare gli animi dei suoi sostenitori. Successivamente potrà cantare vittoria ottenendo concessioni simboliche da parte dell'UE e dalla Cina , facendo cadere la maggior parte delle sue minacce. Tutti sarebbero vincitori.

Anche se le tariffe diventassero realtà, non pensiate che avranno forti ripercussioni sui mercati. Servono migliaia di miliardi per far implodere un mercato rialzista. Le attuali minacce in tema di tariffe non si avvicinano nemmeno lontanamente.

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