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Gas meno caro, in Europa uno «tsunami» di Gnl

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L'Analisi |iil mercato asiatico non tira più

Gas meno caro, in Europa uno «tsunami» di Gnl

Uno tsunami di gas liquefatto sta investendo l’Europa dopo che il crollo dei prezzi in Asia l’ha resa la destinazione più appetibile per i fornitori di quasi tutto il mondo.

A dire il vero il gas scambia ai minimi da tre anni non solo in Oriente, ma anche nei principali hub europei, dove l’eccesso di Gnl si è sommato alle temperature miti, invertendo la tendenza rialzista che imperava fino all’estate scorsa. Sul mercato spot asiatico tuttavia il prezzo del Gnl è sceso in modo ancora più precipitoso, finendo al di sotto dei prezzi europei per la prima volta dal 2015, quando ancora gli Usa dello shale gas non esportavano.

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Il Japan Korea Marker (Jkm) – benchmark per le forniture nel Nordest asiatico, l’area a maggior consumo di Gnl nel mondo – ieri secondo Platts è sceso ad appena 4,375 dollari per milione di British thermal units (MMBtu) per i carichi in consegna a maggio, un crollo di oltre il 60% da ottobre e il minimo dal 2016.

Lo spread a favore del Ttf, l’hub del gas olandese, che orienta anche i prezzi italiani, si è allargato a quasi mezzo dollaro per MMBtu: un vantaggio che potrebbe accelerare ulteriormente le spedizioni di Gnl verso l’Europa, già in forte crescita da mesi, al punto da aver scoraggiato il prelievo invernale dagli stoccaggi.

La disponibilità di gas liquefatto era tanto abbondante e il prezzo così economico da indurre ad acquistare carichi spot invece che attingere alle scorte. Risultato: in molti Paesi Ue (Italia compresa) gli stoccaggi con l’arrivo della primavera sono ancora pieni al 40-50%, con punte fino al 60% per la Spagna, dotata di una grande capacità di rigassificazione.

L’impiego di Gnl nell’Europa continentale è più che raddoppiato durante questo anno termico, con 16,593 miliardi di metri cubi rigassificati finora dai sette Paesi considerati da Platts (Italia, Francia, Belgio, Olanda, Spagna, Portogallo e Polonia). Si tratta di un aumento del 110% su base annua e del 123% rispetto alla media degli ultimi 5 anni. E ancora non si vedono segnali di rallentamento.

Lunedì è stato battuto ogni record, con 269 milioni di mc immessi in rete, osserva l’agenzia, e ci sono almeno 26 navi metaniere in grado di raggiungere le nostre coste entro metà aprile. Il Gnl potrebbe arrivare anche dall’Egitto, che solo da poco grazie a Zohr è tornato ad esportare dopo anni di dipendenza dall’estero: il Cairo, secondo fonti Bloomberg, ha offerto all’asta quattro carichi per aprile, altrettanti per maggio e tre per giugno.

Andranno a sommarsi ai fiumi di gas liquefatto che già arrivano da tutto il mondo e che hanno “risvegliato” anche il terminal italiano di Panigaglia. Negli ultimi 5 anni, osserva Interfax, il rigassificatore ligure aveva ricevuto solo una decina di metaniere all’anno, ma finora nel 2019 ne ha già attirate 11 e un’altra ventina dovrebbero seguire entro fine anno.

La caduta dei prezzi potrebbe a questo punto frenare qualche produttore: a questi livelli – e considerata la distanza dall’Europa – gli Stati Uniti faticano a ripagare i costi, avvertono analisti di Credit Suisse e Morgan Stanley.

Il surplus di Gnl è comunque destinato ad aumentare. A livello mondiale la capacità degli impianti è già cresciuta del 9% l’anno scorso a 319 milioni di tonnellate (equivalenti a 434 miliardi di metri cubi di gas), ma nel 2019 si aggiungeranno altri 35 milioni di tonnellate di Gnl, per metà «made in Usa», e volumi simili sono attesi anche per il 2020.

Alla corsa partecipano non solo gli Usa, ma anche Australia, Qatar, Canada, Mozambico. Pure la Russia ha un ruolo di primo piano: grazie a Yamal Lng a febbraio è addirittura diventata il primo fornitore europeo di gas liquefatto, con 19 carichi per un totale di 1,4 milioni di tonnellate, il doppio dei rivali statunitensi.

Sul fronte dei gasdotti Mosca potrebbe comunque aver accusato il colpo. Anche i contratti di Gazprom (tuttora in parte indicizzati al petrolio) sono diventati meno convenienti del Gnl spot e questo forse ha iniziato a pesare sulle vendite: l’export verso Europa e Turchia è calato del 4,2% tra gennaio e febbraio, a 450 milioni di mc al giorno.

@SissiBellomo

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