Economia

Plastica, Italia batte Svizzera

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Industria

Plastica, Italia batte Svizzera

  • –Jacopo Giliberto

L’obiettivo dell’industria e degli ambientalisti è comune: arrivare al 2020 a zero imballaggi in discarica. In particolare ciò vale per la plastica: le sue grandi virtù di durata e leggerezza ne fanno un materiale ideale per conservare gli alimenti deperibili e per mille altre applicazioni, il contenuto energetico ne fa una versione purissima del petrolio di cui è un distillato pregiato, ma queste caratteristiche sono una iattura quando l’imballaggio di plastica finisce nell’ambiente. L'obiettivo condiviso della Legambiente e del Corepla (il consorzio di riciclo degli imballaggi di plastica che fa parte del sistema Conai) punta a far crescere ancora la raccolta differenziata — gran parte del Mezzogiorno ha un servizio scadente — e soprattutto il riciclo della plastica raccolta.

In testa i veneti

Nonostante il Sud, che abbassa la media trilussiana, il sistema italiano di raccolta degli imballaggi plastici batte perfino la sussiegosa Svizzera e altri Paesi primi della classe. Rispetto a quante confezioni di plastica vengono immesse al consumo piene di prodotti, l’Italia ne raccoglie dopo l’uso il 51,9% ma riesce a riciclarne ben il 25,6%, contro il 24% di Svizzera, Austria e Lussemburgo.

Ciò pone alcuni problemi: servono impianti per selezionare e rigenerare meglio la plastica usata; la diffusione delle raccolte differenziate in nuove aree di poca esperienza porta nei bidoni della raccolta molti rifiuti non riciclabili. E i costi corrono.

Alcuni dei dati presentati dal Corepla e dalla Legambiente. Nel 2014 sono aumentati raccolta e riciclo, nonostante la riduzione dell’uso della plastica in anni di crisi economica. I 7.306 Comuni in cui c’è la raccolta differenziata hanno fatto registrare un +8% rispetto al 2013, con oltre 830mila tonnellate.

In testa sono i veneti, ciascuno dei quali ogni anno raccoglie 21 chili di plastica (la media italiana è 13,9 chili). Attraverso il contributo contenuto nei prezzi dei beni confezionati, gli italiani hanno fatto arrivare ai Comuni per il servizio di raccolta differenziata 234 i milioni di euro.

Ma quanta di questa plastica viene effettivamente riciclata? Circa la metà non è riutilizzabile, ma è stata trovata una destinazione alternativa alla discarica per 450mila tonnellate di plastica provenienti dalla raccolta differenziata e 360mila altre tonnellate arrivate dalle raccolte indipendenti commerciali e industriali.

Il problema degli scarti

Il problema è riuscire a riciclare di più e meglio. Anche se l’Italia batte gli altri Paesi, è importante riuscire ad alzare la qualità delle plastiche raccolte, in modo da renderne riciclabile una quantità maggiore. Troppi scarti non trovano alternativa al riutilizzo energetico, che è la soluzione che si cerca di evitare.

Per questo motivo Giorgio Quagliuolo, presidente del consorzio di riciclo Corepla, e Vittorio Cogliati Dezza, presidente della Legambiente, sollecitano una strategia per migliorare la quantità e la qualità della plastica .

Cogliati Dezza della Legambiente suggerisce che venga investito «il 100% dei proventi dell’auspicata ecotassa per le politiche di prevenzione, riuso e riciclo dei rifiuti e da una nuova tariffazione puntuale». E Quagliuolo del Corepla aggiunge che «l’obiettivo zero discarica nel 2020 potrà essere raggiunto anche liberando risorse economiche oggi impegnate a mandare al ricupero energetico la plastica difficile da riciclare».

Così le due organizzazioni chiedono che il ricorso della discarica (il 93% dei rifiuti in Sicilia) sia frenato con un adeguamento dell’ecotassa e con tariffe rifiuti che invoglino le imprese, i cittadini e i loro sindaci a selezionare i rifiuti migliori per il riciclo.

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