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Rifiuti nucleari: così saranno messe in sicurezza le centrali atomiche italiane

Entro giugno 2015 il Ministero dello Sviluppo economico (Mise) e il Ministero dell'Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare (Mattm)– secondo il decreto legislativo n. 31 del 2010 - daranno il via libera a Sogin (società partecipata dal Ministero dell'economie e delle Finanze) per rendere pubblica la Carta delle Aree potenzialmente idonee (CNAPI) a gestire il Deposito Nazionale e il Parco Tecnologico, infrastrutture ambientali dove sistemare in totale sicurezza tutti i rifiuti radioattivi.

«A quel punto partirà la macchina della consultazione pubblica in piena trasparenza e le amministrazioni locali potranno dare la loro disponibilità ad approfondire gli studi», ha spiegato il direttore del Deposito Nazionale del Parco Tecnologico, Fabio Chiaravalli, durante un'intervista rilasciata al Sole 24 Ore presso la Centrale Nucleare di Caorso, la più grande d'Italia e situata in area protetta SIR. «Dopo la pubblicazione della CNAPI si aprirà il seminario nazionale in seno al quale la Carta sarà discussa, approfondita, condivisa e trasformata entro gennaio 2016 in Carta nazionale delle aree idonee (CNAI) che Sogin consegnerà a Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale sottoposto alla vigilanza del Mattm».

Sogin concorre allo sviluppo della green economy ed è responsabile della cosiddetta decommissioning che costituisce l'ultima fase del ciclo di vita di un impianto nucleare e la gestione dei rifiuti radioattivi. L'attività di decommissioning prevede quattro operazioni: mantenimento in sicurezza dell'impianto nucleare, allontanamento del combustibile nucleare esaurito, decontaminazione e smantellamento delle installazioni nucleri, gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi in attesa del loro trasferimento al Deposito Nazionale, caratterizzazione radiologica finale. Tutte queste attività hanno l'obiettivo di riportare il sito “a prato verde” da restituire alla collettività una volta eliminati i vincoli radioattivi. «Il rischio zero non esiste – dice Sabrina Romani, capo sito di Caorso – perché la radioattività viene dal sottosuolo dove noi siamo naturalmente immersi».

Dunque nessun rischio di radioattività? No, secondo Greenpeace: la radioattività dei fenomeni naturali - come gli eventi sismici in seguito ai quali si sprigiona ad esempio il radon - è un po' diversa dalla radioattività nucleare. «Quando un nucleo spara cambia anche la chimica perché la radioattività è un materiale in trasformazione – ha spiegato Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo Greenpeace Italia e fisico nucleare». Dopo il referendum abrogativo del 1987, non esistono più impianti nucleari in funzione in Italia. «Abbiamo il cadavere del nucleare ma dobbiamo fare attenzione alla sua messa in sicurezza tenendo conto della normativa europea – conclude Onufrio – che non ci impone nessun Deposito unico nazionale ma di elaborare un piano di gestione rifiuti nucleari che dovrebbe includere tutti gli esiti possibili».

Tra i siti esistenti quello più critico è l'Eurex di Saluggia dove sono presenti rifiuti nucleari ad alta attività, liquidi la cui cementazione è stata richiesta nel 2001 ma finora non effettuata. Oltre alle quattro centrali nucleari di Trino, Caorso, Latina e Garigliano e all'impianto FN di Bosco Marengo, tuttavia, è prevista un'operazione di decommissioning anche per gli ex impianti di ricerca Enea Eurex di Saluggia, Opec e Ipu di Casaccia e Itrec di Rotondella.

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