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Saeco, si tratta sugli esuberi ma la soluzione è lontana

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Saeco, si tratta sugli esuberi ma la soluzione è lontana

Nessuna buona notizia per la Saeco di Gaggio Montano. Si ricomincia a negoziare oggi pomeriggio alle 17 negli uffici del Mise, con la prospettiva di un'altra maratona nottura, dopo le oltre sei ore di tavolo ieri sera tra azienda, sindacati e istituzioni. Ma per i 243 esuberi (su 588 dipendenti) annunciati dalla casamadre Philips non si vedono all'orizzonte alternative alla mobilità. «Si negozia, ma anche il termine negoziare in questo caso è abusato, perché in sei ore di incontro nell'ufficio del ministro Guidi non si è impostato quasi niente», commenta il segretario Fiom Emilia-Romagna, Bruno Papignani. Se un “ammorbidimento” da parte dell'azienda c'è stato, «è stato più di forma che di sostanza, perché nel merito è come se in una maratona di 30 chilometri avessimo conquistato un millimetro sull'avversario», aggiunge.

Il tavolo di crisi si è chiuso ieri sera alle 22.30, si riparte oggi pomeriggio (prima c'è il tavolo Fincantieri) con l'impegno delle parti di non rompere le trattative ma anche con la chiara sensazione di tutti che non si arriverà ad alcun accordo e che si riprenderanno gli incontri domani, anche con il ministro Federica Guidi che oggi è all’estero. Nessun vero passo avanti è stato fatto, dunque, al di là della manifesta volontà dell'ad di Saeco International, Nicholas Lee, di arrivare a un accordo condiviso. «Nelle sei ore di confronto abbiamo cercato di stabilire i criteri della trattativa - spiega il segretario Fiom - ma anche su un tema come la mobilità volontaria si discute per ore se la controparte impone comunque 243 uscite, che a quel punto di volontarietà non hanno più nulla. Noi abbiamo chiesto una sensibile riduzione degli esuberi, ma il piano industriale Saeco-Philips non lo prevede. Di fatto oggi Gaggio Montano lavora dal punto di vista produttivo, commerciale e progettuale per la Saeco Romania. Con l'alto di gamma made in Italy delle macchine automatiche da caffè si dà lavoro a 30 persone, non a 600».

Come andrà a finire? «Noi sindacati (al tavolo sono seduti Fim e Fiom, ndr) e istituzioni locali puntiamo a tutelare al massimo chi rimane in azienda e chi purtroppo deve uscire. Ci rendiamo conto che a una multinazionale come Philips non interessa investire in un paesino appenninico, ma salvaguardare un'azienda che lavora bene è interesse comune e condiviso». Intanto, i presidi davanti alla fabbrica di Gaggio Montano proseguono. Anche oggi, senza sosta dal 27 novembre scorso, data dell'annuncio del drastico taglio degli organici Saeco.

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