Economia

Italia in ritardo sul credito di filiera

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Regole e incentivi

Italia in ritardo sul credito di filiera

milano

Ottenere finanziamenti in epoca di crisi e di credit crunch non è facile per le imprese. Soprattutto Pmi e micro. In parallelo, spesso, le stesse aziende vantano nei confronti dei clienti crediti che faticano a riscuotere o, nella migliore delle ipotesi, i cui tempi di incasso sono lunghi: il tempo medio di incasso per le grandi aziende è di 95,8 giorni, rispetto a una media europea di 53; mentre per le Pmi si sale a 149 giorni, contro i 45 europei.

Per sfuggire a questi nodi che rischiano di strangolare – e negli ultimi anni hanno strangolato – numerose realtà manifatturiere, diventa fondamentale trovare sistemi per finanziare il capitale circolante e sopravvivere. E di fronte a un bisogno essenziale si è sviluppato un contesto di offerte sempre più complesse. Secondo l’Osservatorio supply chain finance, della School of management del Politecnico di Milano – che verrà presentato dopodomani giovedì 10 marzo – il mercato potenziale tocca infatti i 570 miliardi di euro. È questo «il valore delle fatture in attesa di essere pagate (montecrediti), circa il doppio del valore tedesco, che ha però un Pil notevolmente superiore» spiega Alessandro Perego, responsabile scientifico dell’Osservatorio. Ma, al momento il cosiddetto “credito di filiera” raggiunge in Italia un valore inferiore ai 150 miliardi (146, per la precisione). Le potenzialità sono quindi grandi.

Imprese e controparti restano ancorate, per il momento, a modelli “classici” di finanziamento del capitale circolante, ma cominciano a farsi strada anche forme più innovative e slegate dalla pura analisi dei dati finanziari ed economici: uno degli aspetti, quest’ultimo, spesso criticato dalle Pmi e giudicato penalizzante per l’ottenimento di credito da banche od operatori finanziari.

La maggior parte delle operazioni avvengono attraverso l’anticipo fattura – la forma di finanziamento che prevede l’anticipo, da parte di un operatore finanziario, di una o più fatture non riscosse – oppure con il factoring, il meccanismo che prevede la cessione di crediti commerciali vantati da un’azienda verso la propria clientela. Il dato dell’Osservatorio del Politecnico sul monte crediti (a fine 2014) relativo a questi due sistemi raggiunge i 543 miliardi. Mentre i sistemi innovativi di finanziamento non superano i 5 miliardi. L’Osservatorio supply chain finance del Politecnico punta l’accento proprio su questo aspetto, sottolineando come la maggioranza degli operatori bancari (quasi 400) offre l’anticipo fattura, le società di factoring sono circa 40, mentre sono solo poche unità i provider di soluzioni innovative. Inoltre, spiega Perego, sebbene le soluzioni di supply chain finance si stiano ampliando, in Italia siamo ancora agli inizi. Ci sono casi virtuosi che escono dai canali tradizionali: in Toscana Gucci che “garantisce” per la propria catena di artigiani fornitori agevolandone l’accesso al credito; un sistema simile lanciato da Renzo Rosso che affianca la garanzia ai propri fornitori al rispetto di un “rating di qualità” da rispettare; Whirpool che consente ai propri partner di scontare le fatture attraverso una piattaforma digitale, tagliando tempi e costi.

Ma spuntano anche nuove inziative, come la recente InstaPartners, fondata da Ignazio Rocco di Torrepadula con alcuni giovani soci: su una piattaforma le Pmi possono caricare le loro fatture e cederle a operatori terzi. Il meccanismo può anche prevedere una sorta di asta che si basa sui livelli di sconto e sul costo di commissione. Rispetto al canale tradizionale – quello delle banche – a fare la differenza sono spesso i tempi di risposta.

Qualcosa si muove, insomma, ma per sfruttare appieno il potenziale del mercato «ci sono principalmente tre strade – sottolinea Perego –: estendere la digitalizzazione dei processi a tutte le soluzioni, per renderle più competitive e facilmente accessibili. L’ottica di filiera deve sostituire quella di singola azienda in ogni ambito. Infine, tutti gli attori, imprese industriali e commerciali, istituti finanziari e nuovi operatori del credito, It service provider e associazione di categoria devono fare sistema».

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