Economia

Italia leader in Europa nelle Dop

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Industria

Italia leader in Europa nelle Dop

  • –Emanuele Scarci

MILANO

L’Italia consolida il suo primato europeo come Paese leader nelle Denominazioni di prodotti agroalimentari. L’ultimo report di Istat indica che il nostro Paese è primo per numero di riconoscimenti Dop, Igp e Stg conferiti dall’Unione europea. I prodotti agroalimentari di qualità riconosciuti nel 2014 sono 269, otto in più rispetto al 2013. Una ulteriore crescita delle Dop che però solleva ancora proteste da parte di quei consorzi che vedono nella proliferazione un elemento di confusione e svilimento del prodotto certificato.

«Che l’Italia aumenti il numero di Dop ci lusinga - osserva Mario Cichetti, direttore del Consorzio del prosciutto di San Daniele - ma non ha senso riconoscere Dop troppo piccole e localizzate, che non dispongono di un consorzio o di un sistema di controllo. S’ingenera confusione. Si potrebbe semplicemente riconoscere i prodotti tipici».

I settori con il maggior numero di riconoscimenti, secondo Istat, sono ortofrutticoli e cereali (103 prodotti), formaggi (49), oli extravergine di oliva (43) e le preparazioni di carni (38). Le regioni più vocate per i prodotti di eccellenza sono l’Emilia-Romagna e il Veneto, rispettivamente con 41 e 36 prodotti riconosciuti.

A gestire il business dei prodotti Dop è un esercito di circa 80mila operatori certificati, in calo di circa un punto percentuale sul 2013. Più numerosi nei formaggi (oltre 26mila), negli oli extravergine di oliva (circa 19mila) e negli ortofrutticoli e cereali (17mila).

Secondo la terminologia, i prodotti Dop (161) fanno riferimento a una specifica zona geografica e vengono prodotti e trasformati esclusivamente in quel territorio. I prodotti Igp (106) vengono prodotti e/o trasformati in una delimitata zona geografica.

Oggi accanto ai colossi come Grana Padano, Parmigiano reggiano, Prosciutto di Parma e San Daniele, Provolone e Pecorino ci sono Dop piccolissime e sconosciute come i capperi di Pantelleria e le trote del Trentino e tante altre. Peraltro il rapporto Qualivita 2015 registra 9 nuove registrazioni e conta 282 indicazioni geografiche food e 523 wine. Il loro valore ammonta nel 2014 a 13,4 miliardi (+4%), di cui 7,1 miliardi di export (+8,2%). «Il successo dell’agroalimentare italiano è stato determinato dall’investimento sulla qualità - interviene Mauro Rosati, dg della Fondazione Qualivita - Tuttavia ora è necessario avviare un processo di razionalizzazione delle Dop: cancellare quelle trascurate dai produttori e che non entrano nella grande distribuzione. E che spesso non hanno certificazioni e disciplinare. Semmai vanno valorizzate quelle del Sud, dall’arancia siciliana al pecorino siciliano».

«Qualche anno fa - ricorda Stefano Berni, dg del Consorzio del Grana padano - protestammo, insieme ad altri consorzi, per il proliferare delle Dop: finivano con lo svilire lo stesso significato di prodotto certificato. Da allora i riconoscimenti sono diminuiti. Ma anche oggi su 49 formaggi Dop, solo i primi 12 realizzano il 95% della produzione e il 99% dell’export».

Il discorso non cambia nel vino. Giuseppe Liberatore, dg del Consorzio del Chianti classico, sottolinea che 280 Doc «sono sotto i 10mila ettolitri mentre le prime 50 Doc soddisfano il 90% dell’offerta». Liberatore aggiunge che una Doc «senza consorzio non ha senso. E solo 60 ne dispongono. Moltiplicare le Denominazioni può fare gioco a qualche politico, ma se non c’è un movimento dal basso le Doc rimangono sulla carta».

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