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Marangoni, fumata «grigia» sugli esuberi

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Marangoni, fumata «grigia» sugli esuberi

Restano i 120 esuberi decisi, non è più possibile applicare i contratti di solidarietà, né la cassa integrazione straordinaria (vincolata a piani di investimento, che però sono assenti), la Cigo può essere adottata ancora per un anno, ma l’azienda è restia ad usufruire dello strumento, che potrebbe servire in momenti di ulteriore difficoltà da qui al 2020.

Permane in salita la strada per i lavoratori della Marangoni Pneumatici di Rovereto. L’incontro programmato nella sede di Confindustria Trento tra Rsu e azienda, alla presenza di due rappresentanti della Provincia autonoma di Trento, non ha portato i frutti sperati. La Marangoni ha confermato le ragioni della crisi e il numero degli esuberi (120) di cui la grossa parte dovrà uscire già al termine della Cigs in corso e cioè dal prossimo 24 agosto. In merito al piano industriale, tarato, come da anticipazioni, sulla produzione di mescole e sulla “ricostruzione diretta”, l’azienda non è stata decisa, ma anzi ha manifestato alcune perplessità, vista la congiuntura economica e stante la pesante concorrenza asiatica e cinese in particolare, rendendo ancora più nebuloso un eventuale piano di rilancio industriale.

Marangoni apre, però, a soluzioni più “sociali”, dicendosi disposta a considerare eventuali volontari all’uscita, in particolare i lavoratori che nell’arco di 4-5 anni (compreso il periodo di mobilità pari a 18 mesi da i 50 anni in su) raggiungerebbero il diritto alla pensione. Inoltre, l’azienda considera la possibilità di definire ,per un limitato numero di dipendenti, percorsi di riqualificazione professionale anche nell'ottica di una ricollocazione interna al Gruppo in Italia o all'estero (Germania o Sri Lanka).

Ma i sindacati considerano insufficienti queste aperture: «Questa offerta non è in linea con gli impegni dichiarati dalle parti nel primo incontro del 24 febbraio – recita un comunicato unitario Filctem Cgil, Femca, Uiltec Uil, Cobas e RSU –. Per tali motivi, considerata anche la valenza “politica” della vertenza, unitariamente abbiamo chiesto un incontro urgente all’assessore e vice presidente della Provincia autonoma Alessandro Olivi, se necessario, anche con tutti gruppi politici presenti in Consiglio provinciale al fine di affrontare la questione e trovare la soluzione migliore».

Intanto, martedì prossimo ci sarà un incontro in azienda tra tutte le sigle sindacali, «per trovare una proposta concreta da portare all’attenzione della proprietà e della Provincia», spiega Eugenio Boso di Femca-Cisl.

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