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Dossier La Ue tentenna, l’acciaio cinese tracima

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    Dossier | N. 6 articoliLe politiche dei dazi

    La Ue tentenna, l’acciaio cinese tracima

    (Reuters)
    (Reuters)

    L’ultimo atto lo ha deciso la Ue lo scorso 4 agosto, quando Bruxelles ha ufficializzato come “definitive” le misure antidumping contro le importazioni di laminati a freddo sottocosto da Cina e Russia. I dazi saranno applicati per cinque anni e – per la prima volta – saranno retroattivi. Del resto, il 24 luglio, la Cina aveva deciso dazi all’importazione di acciaio da Giappone, Corea del Sud e Unione Europea. Decisione che ha tutto il sapore della ripicca più che della tutela.

    Una partita a scacchi che va avanti da anni. Perché in Europa, i circa 15 dazi antidumping sulla produzione di acciaio “Made in China” sono l’ultimo diaframma contro una overcapacity produttiva che non rischia solo di travolgere l’industria della Ue ma anche quella mondiale.

    I BIG IN EUROPA
    Dati in milioni di tonnellate. Periodo gennaio-novembre 2015

    Produzione in eccesso e rallentamento economico internazionale. A metà luglio tra Summit e Business Forum Europa-Cina, i leader europei hanno concordato con Pechino la creazione di un team di lavoro sull’acciaio, che sarà al contempo un sistema di controllo sui prodotti e un dialogo multilaterale sul tema della sovraccapacità produttiva.

    Per dare qualche ordine di grandezza: la Cina produce oltre 1 miliardo di tonellate l’anno. L’Europa, circa 350 milioni di tonnellate. L’Italia è a 20 milioni. La Cina ha una sovraccapacità di 327 milioni di tonnellate rispetto a una domanda in calo, per cui gli impianti lavorano al 70 per cento.Intanto, i dazi – che vanno dalle barre e tondini per il cemento armato (9,2-13%) ai laminati a freddo, che sono arrivati a febbraio (da 13,8% a 16%, ma se il laminato è inox si sale dal 20,9 al 25,2%) – aumentano.

    In autunno, è attesa la “scure” sui laminati a caldo. Ma in Gran Bretagna il gruppo indiano Tata si avvia a chiudere il più grosso impianto siderurgico del Regno Unito, a Port Talbot, in Galles (così come tutti i suoi impianti nel Paese).

    I PRINCIPALI PLAYER MONDIALI
    Quote percentuali sulla produzione totale 2015

    Per favorire la modernizzazione dell’industria e l’abbattimento dei costi energetici, l’Esecutivo Ue suggerisce anche il ricorso ai diversi fondi europei per la riconversione e la formazione del personale. Inoltre, per la commissione Ue, superare l’attuale sistema di calcolo antidumping permetterebbe anche, in molti casi, di superare la regola del “dazio minimo” (vale a dire che, in caso di dumping, ossia di vendita sottocosto di un prodotto nel mercato Ue, si applica il dazio minimo sotto il margine di dumping), cosa che consentirebbe di applicare dazi più penalizzanti allineandosi agli Stati Uniti.

    Tuttavia, Euroferr (l’associazione europea della siderurgia) sottolinea l’importanza di rafforzare,e comunque di non cedere un millimetro, sul sistema di dazi antidumping e antisovvenzioni.

    Il timore è che dietro i tentennamenti di Bruxelles ci sia una minoranza agguerrita di Paesi che vogliono liberalizzare il più possibile l’interscambio con la Cina, anche mettendo a rischio la “tenuta” di alcuni settori manifatturieri.

    «Negli Stati Uniti – ha spiegato Euroferr – un intervento antidumping si prepara in quattro mesi e mezzo in media. In Europa servono almeno nove mesi per la stessa misura. Negli Stati Uniti, inoltre si applica appieno il margine anti-dumping mentre in Europa vige la regola del dazio minimo. In un caso recente sui prodotti in acciaio laminato freddo proveniente dalla Cina le misure Ue hanno imposto tariffe del 13% contro il 60% che si sarebbe potuto applicare. Sugli stessi prodotti – ha concluso Euroferr – gli Stati Uniti di recente hanno imposto tariffe del 265 per cento!».

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