Economia

L’Emilia allena le Pmi a correre sui mercati esteri con il digitale

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INTERNAZIONALIZZAZIONE

L’Emilia allena le Pmi a correre sui mercati esteri con il digitale

Teoria e strategie per il global business management; approccio organizzativo, produttivo e logistico per affrontare i diversi mercati sfruttando le nuove tecnologie digitali; aspetti normativi, legali e regolamentari dei Paesi obiettivo: sono solo alcuni dei temi che fino a metà 2018 saranno dipanati gratuitamente per tutte le imprese dell’Emilia-Romagna che vorranno cogliere la sfida 4.0, grazie al progetto pilota Globb-Er, che Confindustria e amministrazione regionale hanno lanciato ieri. Uno dei tre filoni in cui si sviluppa il Piano “Verso Industria 4.0” che comprende anche i percorsi “Smarti-Er 4.0” sulla digitalizzazione e “Green up-Er” sull’economia circolare.

«Siamo la terza regione esportatrice d’Italia, con una propensione all’export record e una leadership globale in settori come l’automotive e il food, ma a fare i numeri sono poche grandi imprese, e non è una questione di dimensione aziendale ma di risorse da investire. La strada obbligata per crescere e restare competitivi è aumentare la quota di esportatori e diversificare i Paesi target. Il prodotto non ci manca, ci mancano le competenze», sottolinea Mariangela Spezia, rappresentante di Confindustria Emilia-Romagna per l’internazionalizzazione, alla guida di una piccola società piacentina di packaging che esporta l’80% dei 3 milioni di fatturato.

I 55,3 miliardi di export 2015 dell’Emilia-Romagna sono generati da un drappello di appena 26mila imprese esportatrici abituali, su una platea di oltre 410mila imprese attive. E la metà dell’export è in mano ad appena 170 aziende. «Sono commercio online e digitalizzazione le nuove strade da battere per accompagnare sui mercati internazionali le piccole realtà. Non basta più fare import ed export - sottolinea Spezia - serve una presenza stabile per conquistare e fidelizzare il cliente, che a noi italiani chiede un prodotto o servizio declinato sui suoi costumi ed esigenze. Questo della customizzazione è il campo in cui noi abbiamo le armi per competere sui mercati globali e il digitale ci dà un grosso aiuto».

«Il digital export è il tema chiave - sottolinea Giulio Finzi, segretario generale di Netcomm, il Consorzio del commercio elettronico italiano - e l’Emilia-Romagna è indubbiamente una delle regioni più avanzate del Paese per utilizzo di Internet, ma siamo ancora molto lontani dagli standard tedeschi o britannici. Le aziende italiane hanno venduto via web merci per 3,5 miliardi di euro lo scorso anno, con un incremento del 20% sul 2015. Le dinamiche mondiali ci portano a prevedere trend simili anche quest’anno. Ma il digitale non è un canale che l’azienda deve attivare, è un driver che deve guidare l’intera struttura aziendale. Un cambiamento che le nostre Pmi, mediamente molto conservatrici, possono attivare solo attraverso l’arma della formazione».

Da qui il progetto emiliano-romagnolo finanziato dall’Ue (3,5 milioni di euro per 18 mesi), il primo del genere in Italia, che punta ad allenare e preparare in ottica globale, smart e green almeno mille imprese e 3mila persone. Nel programma sono coinvolte anche Sace e Simest: «Solo nell’ultimo anno abbiamo seguito in regione quasi 3.000 imprese con circa 3 miliardi di euro di operazioni di export assicurate, investimenti garantiti, partecipazione nel capitale e finanziamenti per l’internazionalizzazione. Un dato rilevante che rafforza le nostre previsioni di crescita nel medio-lungo termine», commenta Stefano Bellucci, responsabile della sede di Bologna delle due finanziarie italiane.

«Le imprese emiliano-romagnole hanno costantemente mostrato una capacità esportativa superiore alla media delle imprese italiane, staccandole di quasi un punto e mezzo negli ultimi 5 anni – spiega Alessandra Lanza, partner Prometeia e responsabile della practice Strategie industriali e territoriali - con eccellenze settoriali nella filiera automotive, nella meccanica e nel sistema moda. Il potenziale è ancora ampio e un riposizionamento geografico sui mercati più attrattivi nel prossimo biennio potrebbe portare nelle casse delle nostre imprese 2,4 miliardi di euro aggiuntivi: come creare un intero nuovo settore alimentare emiliano-romagnolo! Per crescere all’estero è importante però non guardare solo alle dinamiche economiche del mercato ma alla sua effettiva accessibilità, dalla logistica ai diritti legali, e proteggersi dai rischi imparando a considerare le forme di tutela e garanzia non come dei costi, ma come investimenti».

L’internazionalizzazione è l’unica strada per continuare a crescere ma richiede costanti investimenti in qualità, innovazione e valore aggiunto «per questo la partnership tra banche e imprese è fondamentale – conclude Giovanni Ajassa, direttore del servizio Studi Bnl-BNP Paribas – a maggior ragione in un territorio quale quello dell’Emilia-Romagna da sempre vocato all’apertura sul mondo, sia in termini di commerci (l’export regionale vale il 14% del totale Paese) che di investimenti diretti».

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