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Bei sostiene Tap con un finanziamento da 1,5 miliardi

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INFRASTRUTTURE

Bei sostiene Tap con un finanziamento da 1,5 miliardi

La Banca europea degli investimenti finanzia con un miliardo e mezzo di euro il progetto Tap, il gasdotto che dal 2020 porterà dall’Azerbajian 10 miliardi di metri cubi di gas l’anno attraversando Grecia, Albania e Mar Adriatico per poi approdare nel Salento, a San Foca, e da qui dirigersi verso Mesagne (Brindisi) allacciandosi alla rete Snam. È il primo finanziamento che la Bei eroga all’opera. Non c’è una particolare specificazione su dove andranno le risorse. Il corridoio Sud del gas vale 45 miliardi di dollari, la parte Tap, invece, 4,5 miliardi di dollari.

Il miliardo e mezzo Bei evidenzia l’importanza dell’opera nel quadro della diversificazione delle fonti di approvvigionamento. Attualmente in Puglia si sta realizzando il pozzo di spinta nel quale sarà calata la «talpa». Si tratta della macchina che provvederà a costruire il microtunnel al cui interno transiterà un tratto di condotta. Si eviterà così l’attraversamento della spiaggia di Melendugno. La costruzione del pozzo di spinta dovrebbe terminare in questo mese. È il secondo lavoro importante dopo l’espianto temporaneo - con contestuale ricollocazione in un altro sito - di circa 200 ulivi.

Nonostante le autorizzazioni rilasciate e le sentenze favorevoli ottenute nei diversi gradi di giudizio a fronte dei ricorsi presentati, il gasdotto continua ad essere avversato da Regione Puglia, Comuni dell’area e fronte dei No Tap. La Regione, col governatore Michele Emiliano, attacca il Governo. Insiste nel dire che l’approdo a Melendugno è sbagliato, non è compatibile con l’ambiente (ma il ministero ha espresso ben altro parere e fissato una serie di prescrizioni) e chiede che l’infrastruttura sia collocata verso Brindisi. E come per l’Ilva, anche per Tap la campagna elettorale ha inasprito lo scontro. Anche questa mattina, per esempio, si sono registrate tensioni al cantiere del gasdotto. Una quarantina di attivisti No Tap ha bloccato per oltre un’ora l'ingresso nell’area cantiere ai mezzi della ditta incaricata dei lavori. La maggior parte dei manifestanti aveva il volto coperto da cappucci o passamontagna. Contro i mezzi e gli autisti sono state lanciate uova piene di vernice. Ad un furgoncino sgonfiati gli pneumatici. Le forze di polizia che presidiano la zona hanno creato un cordone a difesa dei mezzi, alcuni dei quali hanno fatto rientro in sede. I manifestanti hanno poi lasciato il luogo della protesta. Secondo gli investigatori, si tratterebbe di un’azione di protesta proprio in risposta alla decisione della Bei di finanziare il gasdotto.

Tap e Snam - azionista di Tap - confermano che l’entrata in funzione del gasdotto sarà rispettata. Un calcolo fatto a settembre scorso, a quasi 16 mesi dall’avvio dei cantieri, accreditava l’opera a più del 50 per cento della realizzazione complessiva. Il calcolo include l’ingegneria, l’approvvigionamento dei materiali e la costruzione. Ma il dato si riferisce a quanto fatto in Grecia e Albania, che, insieme all’Italia, saranno attraversati dall’infrastruttura. Qui, infatti, le aziende appaltatrici avevano predisposto a settembre circa il 70 per cento del percorso del gasdotto: 539 chilometri su 765.

Il gasdotto, intanto, è finito di nuovo sotto la lente della magistratura dopo che un anno fa un’naloga indagine era stata archiviata. Si attende che il gip Cinzia Vergine - lo stesso dell’archiviazione - fissi l’incidente probatorio, in contraddittorio tra le parti, per accertare se nel percorso autorizzativo del gasdotto sia stata aggirata la normativa Seveso. Ci sono tre indagati al riguardo: il country manager di Tap Italia, Michele Elia, il rappresentante legale della società, Claudia Risso, e il direttore generale delle infrastrutture energetiche del Mise, Gilberto Dialuce. L’ipotesi di reato al vaglio è quella di truffa. L’inchiesta è stata riaperta a seguito di un esposto presentato da otto sindaci appoggiati dalla Regione. Tutto ruota sul fatto che, una volta giunto in Puglia, il gas di Tap percorrerà un tratto di 8 chilometri prima di arrivare al terminale di ricezione e quindi al metanodotto di Snam che, attraverso un percorso di 55 chilometri, lo porterà al punto di allaccio alla rete a Mesagne. I sindaci ritengono che l’opera vada valutata nel suo complesso - gasdotto con terminale di ricezione e metanodotto - e non in due parti ed accertato se è ancora sotto la soglia delle 50 tonnellate di gas, superata la quale scatta l’assoggettamento alla Seveso. Tap asserisce che le tonnellate previste sono 48,6 e che nei giudizi con sentenza che ci sono già stati, il gasdotto è stato escluso dalla Seveso.

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