Economia

Ema a Bruxelles: «Amsterdam scelta inadeguata»

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La disputa sull’AGENZIA DEL FARMACO

Ema a Bruxelles: «Amsterdam scelta inadeguata»

Il futuro dell’Agenzia del farmaco si giocherà al massimo in due ore, soprattutto dopo che il board di Ema ha inviato, meno di 72 ore fa, una lettera al segretario generale della Commissione Ue, l’olandese Alexander Italianer, responsabile della valutazione tecnica dei requisiti delle città candidate a ospitare l’Agenza. Due ore sarà il tempo per il fuoco di fila di domande che i parlamentari europei della commissione Ambiente (Envi) guidati dal relatore Giovanni La Via rivolgeranno domani alle autorità olandesi durante la missione ad Amsterdam. Invece il tempo l’ha già bruciato il board di Ema che nella lettera evidenzia tutte le incongruenze relative all’offerta di Amsterdam, a partire dal fatto che tra i requisiti in base ai quali è arrivata al sorteggio c’è anche l’indicazione di due sedi provvisorie presenti negli atti segretati e poi abbandonate perché palesemente inadeguate.

Non solo, ma ad essere messa in evidenza è anche la necessità di garantire la continuità dei servizi dell’Agenzia. È il primo atto ufficiale dell’Ema nei confronti di un’istituzione europea dopo che il 29 gennaio il direttore dell’Ema, Guido Rasi, aveva dichiarato che Amsterdam non era pronta. Questa presa di posizione rafforza l’ipotesi del rinvio di un anno del trasferimento dell’Agenzia da Londra.

Le risposte e i silenzi degli olandesi negli incontri di domani orienteranno le scelte che i gruppi parlamentari esprimeranno nella votazione in commissione Ambiente sul nuovo regolamento dell’Agenzia che stabilisce anche la nuova sede. Risposte e silenzi potrebbero portare a una novità che sta prendendo corpo nelle ultime ore, vale a dire il mantenimento ancora per un anno della sede dell’Ema a Londra, che può avvenire solo se si verificano una serie di condizioni, a partire dall’approvazione del nuovo regolamento e dal successivo dialogo tra Parlamento europeo, Consiglio e Commissione Ue.

L’ipotesi non dispiace al presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, che al Sole 24 Ore dichiara che «all’industria del farmaco sono gradite tutte le soluzioni che garantiscono continuità ai servizi per la salute dei cittadini. Se trasferendosi in una nuova sede l’Ema subisce ritardi, costi superiori e ritardato accesso dei farmaci, meglio allora una soluzione di emergenza».

La Via guiderà una folta delegazione che domani visiterà – oltre al cratere dove sorgerà il Vivaldi Building – anche lo Spark Building, indicato dal governo olandese come sede provvisoria dell’Agenzia del farmaco. Gli otto gruppi dell’Europarlamento (ad eccezione della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica che al momento non ha indicato alcun delegato) saranno rappresentati anche dai cosiddetti relatori ombra, decisivi nella votazione pubblica in commissione poiché daranno indicazione di voto ai colleghi di partito.

La lettura degli emendamenti al progetto di relazione sul nuovo regolamento dell’Ema presentato da La Via, presenta non poche sorprese sull’eventuale consenso politico di altri Paesi alla riapertura del dossier. Il tema dei maggiori costi dovuti al doppio trasloco previsto dal governo olandese è al centro dell’emendamento presentato da Bilijana Borzan, croata, relatore ombra del gruppo Sd (Socialisti e democratici). Borzan invita le autorità di bilancio e la Commissione ad assicurare che i costi siano pienamente coperti dall’Olanda ma intanto rileva che alcuni dei costi del trasferimento dalla sede attuale potrebbero dover essere prefinanziati dal bilancio dell’Unione.

Anche tre rappresentanti francesi del Fronte nazionale di Marine Le Pen, aderenti al gruppo Europa delle nazioni e delle libertà, sposano quest’ultima indicazione di Bilijana Borzan. Nel loro emendamento, Joëlle Mélin, Sylvie Goddyn e Jean-François Jalkh temono che il trasferimento pregiudichi le esigenze operative dell’Ema e non garantisca la continuità operativa e il buon funzionamento dell’Agenzia. A tal punto che invitano gli Stati membri a prevedere eventuali perturbazioni del funzionamento della farmacovigilanza e ad adottare le misure necessarie nelle agenzie nazionali del settore sanitario.

Un’altra europarlamentare del gruppo Europa delle nazioni e delle libertà, Mireille D’Ornano, sposa nella sostanza gli emendamenti della collega croata e dei suoi connazionali sui possibili extracosti dell’operazione.

Anche la deputata belga Frederique Ries, del gruppo Alde (Alleanza dei democratici e dei liberali per l’Europa) è preoccupata per i gravi ritardi già annunciati dal governo olandese, che rimandano di oltre sette mesi, rispetto al calendario presentato inizialmente, la consegna dell’edificio Vivaldi, la cui costruzione non è ancora iniziata. Ries, si legge nell’emendamento, è preoccupata «per le conseguenze che ciò comporterà per i lavori dell’Ema, per la necessaria priorità che dovrà essere attribuita ad alcune sue attività rispetto ad altre e per il ripetuto adeguamento del suo calendario del trasferimento al fine di tenere conto di tali ritardi».

I 51 emendamenti presentati dimostrano che non sono solo gli europarlamentari italiani ad essere preoccupati per il “pasticcio” olandese ma anche i rappresentanti di diversi paesi inseriti in gruppi parlamentari di differente orientamento ideologico e politico. Questo è un aspetto fondamentale quando verrà chiamata la conta dei voti, prima all’interno della commissione Envi e poi in Parlamento.

Il Ppe, che è il gruppo del relatore La Via, può potenzialmente contare su 21 parlamentari nella commissione. Se tutti votassero a favore del nuovo regolamento proposto dallo stesso La Via sulla ubicazione dell’Ema, e lo stesso facesse il gruppo dei 18 europarlamentari Socialisti e democratici guidati in commissione da Borzan, addirittura si supererebbe la maggioranza necessaria per l’approvazione del nuovo regolamento.

Ma non è questa l’unica alleanza politica possibile. Ai voti del Ppe si potrebbero aggiungere quelli dell’Alde, quelli dell’Efdd (Europa della libertà e della democrazia diretta), più battitori liberi degli altri gruppi parlamentari.

Queste osservazioni faranno parte delle domande che la delegazione domani sottoporrà alle autorità olandesi. Ma non saranno le sole. Molto infatti si giocherà sul cuore del problema: i bandi di gara e le successive procedure per l’edificazione della nuova sede e l’adattamento della sede provvisoria.

Del resto, già l’eurodeputato irlandese Luke Ming Flanagan (Sinistra unitaria europea/sinistra verde nordica) nell’emendamento presentato al regolamento sostiene che l’appalto immobiliare deve comprendere una clausola di “fine locazione”, che stabilisca che qualora lo Stato membro esca dall’Unione europea il contratto sia automaticamente risolto alla data di recesso dall’Unione.

Le domande sui bandi di gara saranno quelle che potrebbero mettere a dura prova il governo olandese che dovrà dimostrare di garantire la continuità dell’operatività dell’Ema e che non ci sarà nessun extracosto rispetto a quelli indicati.

I punti da chiarire sono molti. Non c’è ancora alcun bando europeo di gara, né per la nuova sede né per quella provvisoria, che necessita di almeno 60 giorni per la presentazione delle offerte. Non si sa ancora se e come nei bandi verrà regolamentata la continuità dei lavori in caso di ricorsi da parte delle imprese sconfitte nella gara.

Vacilla sempre più, dunque, la sicurezza del governo olandese rispetto alla roboante dichiarazione dell’ex ministro degli Esteri, Halbe Zijlstra, che quando Amsterdam si aggiudicò la sede dell’Ema dichiarò: «Le porte che si chiuderanno a Londra il venerdì, si riapriranno ad Amsterdam il lunedì successivo».

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