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Energia

Ravenna trasforma la sfida tra rinnovabili e offshore in un matrimonio verde ad alta tecnologia

È un futuro di energie pulite affidate a impianti sottomarini azionati dalle onde e a tecnologie made in Italy quali driver di sostenibilità e sicurezza per l'uomo e per l'ambiente, in uno scenario di bioeconomia circolare in cui le piattaforme offshore diventaranno avamposti della blue economy, una volta completata la transizione energetica, quello che si va delineando all'Omc 2019 . L'Offshore mediterranean conference che ha appena aperto al Pala de Andrè a Ravenna la sua 14esima edizione con delegazioni ministeriali dei principali Paesi produttori di oil&gas affacciati sul Mediterraneo e oltre 600 imprese (cifra record, di cui 170 estere).

A conferma dell'attenzione altissima del mondo politico e industriale sul tema dello sviluppo energetico nel “mare nostrum”, di fronte alla sfida comune di ridurre entro il 2050 dell'80% le emissioni di gas serra e di produrre nel giro di un decennio il 30% delle energie da fonti rinnovabili.

Ravenna hub strategico nel Mediterraneo
Lo sfruttamento delle correnti marine e dell'energia delle onde per produrre elettricità, che secondo l'Iea (International Energy Agency) potrebbe arrivare a contribuire al 50% della domanda mondiale nel 2050, è il nuovo tassello nel puzzle della sfida green partita con il sole e il vento. Ma nel frattempo il Mediterraneo continua ad offrire giacimenti naturali ricchissimi di gas – oltre 11mila miliardi di metri cubi di metano e altri 1,7 miliardi di barili di petrolio - e l'appello che i ministri di Egitto, Libia, Libano lanciano dal palco dell'Omc alla filiera dell'offshore italiana – che a Ravenna ha il suo distretto più importante – è avere fiducia nel cambiamento socio-politico in atto e accompagnare lo sviluppo di un settore strategico per la fascia nordafricana «dove sono attesi tassi di crescita del Pil tra il 3 e il 4% da qui ai prossimi 20 anni, dove l'energia è il fattore chiave per la realizzazione della crescita economica e dove l'upstream continuerà a giocare la parte del leone nell'attrazione di investimenti, rispetto a solare ed eolico», sottolinea l'analisista di Wood MacKenzie Simon Flowers.

L'impegno del Governo pe sbloccare le estrazioni
Le manifestazioni no-Triv di Legambiente andate in scena anche ieri davanti ai padiglioni del Pala de Andrè rimarcano la miopia di una nazione che pensa di poter rinunciare subito e da sola alle fonti fossili, continuando a importare oltre il 90% del proprio fabbisogno energetico dall'estero e senza curarsi di quanto accade a casa dei vicini, nell'arena mediterranea. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Giancarlo Giorgetti, si fa portavoce da Ravenna di un impegno istituzionale per sbloccare le estrazioni di gas in Adriatico e pro Tap: «Serve un approccio di buon senso e di equilibrio in un settore che fa riferimento alla sovranità e allo sviluppo di un Paese». E aggiunge che la visita a Omc è una lezione per superare i pregiudizi, «perché conoscendo le realtà produttive di questo settore si capisce il valore che gioca per l'economia nazionale e il ruolo di primaria importanza che l'Italia riveste, per la sua collocazione geografica, come hub del gas per l'Europa mediterranea».

Il modello Eni in Adriatico: piattaforme, bandiere blu ed energia marina
In prima fila, nel gotha dell'energia made in Italy, c'è Eni, che ha fatto della coesistenza di idrocarburi e territorio il paradigma del suo sviluppo industriale. «Come testimonia la Romagna: le 40 piattaforme che abbiamo lungo la Riviera – spiega Luigi Ciarrocchi, vicepresidente esecutivo Eni Italia –, che valgono il 22% della produzione italiana di gas, coabitano con importanti distretti produttivi come la food valley, la wellness valley e con l'agricoltura. Le stesse piattaforme sono diventate destinazione turistica e la costa romagnola ha conquistato sette bandiere blu nel 2018 per l'eccellenza delle sue acque, su 25 località marine». Sostenibilità fa rima per Eni con tecnologie: dalla digitalizzazione ai convertitori dei moti ondosi marini.

Il palco dell'Omc è stato scelto dal cane a sei zampe per presentare il piano di trasformazione digitale che parte dal Centro Olio Val d'Agri, scelto per diventare la prima lighthouse nel mondo Eni, ossia un impianto integralmente digitalizzato con le tecnologie più innovative, tra sensoristica, data analysis e intelligenza artificiale supportati da un piano di change management. E sempre a Ravenna si possono toccare con mano i due modelli delle tecnologie pilota per sfruttare l'energia delle onde che Eni sta testando in Adriatico, il “Power buoy”, la batteria-boa ricaricata dal mare per alimentare “le spazzatrici green dei fondali” e ISWEC un dispositivo in grado di convertire il beccheggio di un natante indotto dal moto ondoso in energia elettrica attraverso un giroscopio presente nello scafo.

Metano e rinnovabili, sodalizio necessario
Idrocarburi e rinnovabili sono due percorsi intrecciati anche per Saipem, con know-how e tecnologie a fattore denominatore comune, ricorda l'ad Stefano Cao, intervenendo al Pala de Andrè. E l'esperienza del giacimento a gas di Zohr, nell'offshore dell'Egitto, il più grande del Mediterraneo, è il nuovo paradigma nell'era della transizione capace di mettere a sistema tutti gli stakeholder e di ridurre drasticamente il time to market (28 mesi, un record mondiale, dalla scoperta del giacimento al primo gas estratto), da replicare in diverse parti del mondo. E Marc Benayoun, ad di Edison, ribadisce a Omc 2019 il claim che ha guidato gli ultimi mesi di battaglie del distretto ravennate dell'offshore per evitare il blocco delle estrazioni: «Il gas è la “best way” per compensare le energie rinnovabili, l'alternativa più economica e green in fase di transizione. La filiera industriale e le infrastrutture sono molto competitive in Europa, smettere di alimentarle significa essere tagliati fuori dal mercato energetico del futuro».

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