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Il dossier migranti infiamma la Ue

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Il dossier migranti infiamma la Ue

LUSSEMBURGO - L'arrivo di migliaia di profughi alle frontiere dell'Europa orientale e meridionale sta provocando evidenti contrasti tra i Ventotto. Non vi sono solo profonde divisioni sull'opportunità di accoglierli o meno, tanto che l'attesa riunione di domani dei ministri degli Interni tutta dedicata alla redistribuzione in Europa di 120mila rifugiati sarà accesa. Vi sono anche tra i Ventotto accenti diversi sull'impatto, positivo o negativo, che queste persone avranno sulle economie nazionali.

Durante una due-giorni di riunioni dei ministri delle Finanze europei tra venerdì e sabato qui in Lussemburgo, le diverse sensibilità sono emerse chiaramente. Non è un caso che i Ventotto abbiano chiesto alla Commissione europea di fare un'analisi sull'impatto che l'emergenza immigrazione potrebbe avere sull'andamento dei conti pubblici e dell'economia, optando eventualmente per considerare con magnanimità l'evoluzione dei bilanci nazionali (si veda Il Sole-24 Ore di ieri).

Molti Paesi sottolineano che la gestione degli immigrati potrebbe imporre costi aggiuntivi alle finanze pubbliche. Lo stesso governo tedesco, che vede nell'accoglienza di 800mila nuovi rifugiati sia un impegno morale che un interesse economico, ha già annunciato che ha previsto in bilancio nuove uscite per sei miliardi di euro nel 2016. Addirittura, la cancelliera Angela Merkel ha definito questa settimana «non inverosimile» la possibilità che i costi possano salire a 10 miliardi di euro l'anno prossimo.
Altri governi, a differenza di Berlino, mettono l'accento solo sui costi dell'emergenza. L'Austria e l'Irlanda hanno ottenuto che Bruxelles faccia una valutazione d'impatto sui conti pubblici, consentendo nel caso flessibilità nel considerare eventuali aumenti del deficit. Un'idea questa che ha suscitato la prudenza del ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, e che non piace al ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble, che l'ha definita «quasi noiosa», insistendo sul rispetto delle regole.

Altri Paesi ancora preferiscono mettere invece l'accento sugli aspetti positivi. «Lo sforzo per i migranti deve avere una dimensione di gestione dell'emergenza e poi anche di gestione della capacità d'accoglienza degli immigrati, che possono essere una grande ricchezza per i Paesi che li ricevono», ha spiegato il ministro Padoan. L'economista non ha precisato il suo pensiero, ma è probabile che pensasse alle conseguenze positive sui consumi e sugli investimenti.

Lo stesso ragionamento è stato illustrato dal ministro delle Finanze svedese, Magdalena Andersson: «L'accoglienza peserà sui conti pubblici, ma le numerose persone che accoglieremo avranno allo stesso tempo un impatto positivo sull'economia», in termini di domanda. A Stoccolma, come a Berlino, lo sguardo corre alla possibilità di usare i nuovi arrivi per rispondere alla carenza di manodopera in particolari settori dell'economia e per compensare l'invecchiamento della popolazione.

Intanto domani i ministri degli Interni si riuniranno a Bruxelles per valutare la proposta della Commissione di ricollocare d'urgenza e su base vincolante 120mila profughi arrivati in Italia, Grecia e Ungheria. Diplomatici lussemburghesi, rappresentanti della presidenza di turno dell'Unione, sono ottimisti sul fatto che i ministri daranno mandato alle proprie delegazioni di negoziare il testo finale, lasciando ai tecnici l'impegno di risolvere i nodi più ostici: chiave di ripartizione e obbligatorietà delle quote.
Alcuni Paesi dell'Est, preoccupati dai costi, dall'impatto sociale e politico dell'arrivo di migliaia di profughi sul proprio territorio, potrebbero dare battaglia; ma tra i diplomatici dei Ventotto si nota che c'è una larghissima maggioranza a favore della proposta. L'ipotesi di mettere in minoranza i Paesi più refrattari non preoccupa più di tanto. La riunione servirà soprattutto per capire, al di là dell'emergenza, quante possibilità vi siano di garantire all'Unione una nuova politica migratoria.

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