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Consiglio Ue per la competitività: il nodo è la Cina e la…

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oggi riunione straordinaria a Bruxelles

Consiglio Ue per la competitività: il nodo è la Cina e la concessione dello status di economia di mercato

La presidenza lussemburghese dell'Unione ha organizzato per lunedì 9 novembre una riunione straordinaria dei ministri dei Ventotto responsabili della competitività. Al centro delle discussioni la situazione del settore dell'acciaio, in crisi anche per via della concorrenza cinese, indiana e russa. Il vertice sarà l'occasione per alcuni governi di sottolineare i rischi di concedere lo status di economia di mercato alla Cina. Una decisione su questo fronte deve essere presa a breve dalla Commissione europea.

Ad avere chiesto la riunione è stato il governo britannico, per via di recenti licenziamenti nel settore siderurgico inglese. Oltre al vertice ministeriale, la presidenza lussemburghese ha organizzato una cena dei ministri a cui sono stati invitati alcuni dirigenti europei, tra cui Robrecht Himpe (Arcelor Mittal), Andreas Goss (ThyssenKrupp) e Mario Caldonazzo (Arvedi Tubi Acciaio). L'Europa rappresenta oggi il 10% della produzione mondiale di acciaio, rispetto al 22% nel 2001 e al 16% nel 2007.

La riunione giunge in un momento delicato, mentre a Bruxelles si dibatte se concedere o meno alla Cina lo status di economia di mercato. Nel 2001, al momento dell'ingresso del paese nell'Organizzazione mondiale del Commercio fu deciso che questa ipotesi sarebbe stata valutata 15 anni dopo, vale a dire nel 2016. La scelta che spetta all'Europa non è banale: concedere lo status alla Cina significherebbe ridurre il potere di imporre dazi doganali nel caso di comportamento anti-concorrenziale.

Si capisce perché alcuni paesi e alcune imprese vogliono utilizzare le difficoltà del settore siderurgico europeo a competere contro la Cina così come la riunione europea di lunedì per dare nuovo slancio alla battaglia contro l'ipotesi di concedere alla Cina lo status di economia di mercato. Al vertice ministeriale, l'Italia sarà rappresentata da Carlo Calenda, vice ministro dello Sviluppo economico, che in più di una circostanza in questi mesi si è opposto a cambiamenti su questo versante.

Da tempo, l'uomo politico italiano sostiene che la Cina non è una economia di mercato perché le sue imprese vivono di sussidi pubblici. Concedere al gigante asiatico questo status, ha spiegato di recente Calenda, equivarrebbe a “un disarmo unilaterale” da parte dell'Europa. Sullo stesso fronte, c'è Aegis Europe, una organizzazione che rappresenta 25 settori industriali europei e che sta dando anch'essa battaglia, citando ricerche di centri-studi americani (si veda Il Sole 24 Ore del 19 settembre).

Il timore di molte organizzazioni imprenditoriali è di assistere impotenti a un forte aumento delle importazioni a basso costo dalla Cina, con conseguenze nefaste sia sulla produzione europea che sui livelli di disoccupazione. Da un punto di vista pratico, la scelta se concedere o meno lo status di economia di mercato al paese asiatico dipende da una proposta legislativa della Commissione che deve essere approvata dal Parlamento e dal Consiglio.

Twitter @BedaRomano

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