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New Hampshire: vittorie schiaccianti degli outsider Sanders e Trump

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la corsa alla casa bianca

New Hampshire: vittorie schiaccianti degli outsider Sanders e Trump

Manchester, New Hampshire - E' stata la grande riscossa degli outsider. Bernie Sanders e Donald Trump hanno vinto le elezioni primarie del New Hampshire, il primo battendo Hillary Clinton tra i democratici, il secondo imponendosi tra i repubblicani dopo la sconfitta in Iowa. E lo hanno fatto con percentuali schiaccianti, indiscutibili, che lasciano più che mai aperta la corsa per la nomination alla Casa Bianca.

Sanders, il socialista democratico reduce da un quasi pareggio in Iowa, questa volta ha conquistato ben il 60% dei consensi, una vittoria altisonante con un margine di oltre venti punti percentuali sulla rivale, fermatasi al 38,5 per cento. Hillary, che otto anni or sono in New Hampshire aveva battuto Barack Obama, non è riuscita neppure nel tentativo di ridimensionare il distacco che soffriva nei sondaggi della vigilia, il suo vero obiettivo. Ora la sua speranza è riposta nei prossimi due appuntamenti, South Carolina e Nevada il 20 febbraio, dove dovrebbe contare sull'appoggio del voto afroamericano e ispanico. Ma Sanders, dopo il forte successo, ha fatto capire di puntare ormai su una campagna competitiva su scala nazionale.

Trump, bestia nera dell'establishment conservatore, nei più affollati ranghi repubblicani ha vinto con il 35%, smentendo chi lo voleva indebolito dall'inattesa sconfitta in Iowa per mano di Ted Cruz. Alle sue spalle le sorprese maggiori: secondo è arrivato con il 16% il governatore dell'Ohio John Kasich, che ha rilanciato le sue chance di diventare lui il candidato moderato più credibile per i repubblicani. Kasich, che in New Hampshire aveva puntato tutto organizzando e intervenendo a oltre cento assemblee locali in poche settimane, ha rivendicato ieri notte di aver condotto una “campagna positiva” che è stata premiata e di essere in grado di ricostruire una grande coalizione sociale reaganiana.

Quasi a parimerito sono invece finiti Ted Cruz (11,5%), Jeb Bush (11,1%) e Marco Rubio (10,5%). Quest'ultimo, dopo aver superato le attese in Iowa, ha deluso pagando lo scotto, per sua stessa ammissione ieri sera, di una pallida performance nell'ultimo dibattito tra i candidati. Bush ha al contrario ricevuto una boccata d'ossigeno superando l'ex protetto diventato rivale, un esito necessario alla sopravvivenza di una campagna finora ricca di finanziamenti e povera di voti. E anche Cruz ha potuto esprimere soddifazione: nello stato meno religioso d'America il candidato del movimento evangelico e ultra-conservatore non era atteso a solidi risultati. Il chiaro sconfitto è piuttosto Chris Christie: il governatore del New Jersey si è dovuto accontentare dell'8% e secondo i suoi collaboratori sta considerando se proseguire o abbandonare la campagna.

Nelle primarie democratiche Sanders ha ottenuto il successo stravincendo fra i giovani di 18-29 anni, dove si è aggiudicato l'85% dei consensi. Ha schiacciato la rivale anche tra gli elettori indipendenti, non affiliati a un partito, che hanno scelto di votare nelle primarie democratiche e in New Hampshire rappresentano il 44% del totale. E ha vinto anche in quasi tutte le categoria sia per età, che reddito o priorità politica. Un terzo dell'elettorato ha mostrato preoccupazione anzitutto per la diseguaglianza economica, uno dei temi caratterizzanti della sua candidatura. E molti hanno chiesto ai candidati integrità, bocciando a loro volta Clinton.

Il risultato non è mai stato in discussione: Clinton ha ammesso la sconfitta pochi minuti dopo la chiusura delle une, alle 8 di sera ora locale, e le percentuali definitive per lei sono solo peggiorate con il passare delle ore. Nel liceo di Concord, la capitale dello stato dove il 74enne Sanders ha atteso i risultati giocando a pallacanestro con i nipoti nella palestra, una folla di centinaia di sostenitori ha celebrato a lungo il successo con striscioni che esibivano lo slogan “Un futuro in cui credere”. Sanders ha parlato loro a lungo rivendicando la necessità d'una “rivoluzione politica”, che respinga l'influenza politica dei grandi finanziatori e delle grandi aziende, che alzi il salario minimo a 15 dollari l'ora, che crei un sistema sanitario nazionale e che offra l'università pubblica gratuita.

Trump, mettendo a segno una parallela vittoria in tutte le fasce elettorali, nel suo intervento da Manchester solo pochi minuti dopo quello di Sanders ha rilanciato il suo messaggio preferito, “faremo di nuovo grande l'America”. Ha deriso i democratici come il partito che vuole “svendere” il Paese a nazioni avversarie o concorrenti, ha promesso accordi commerciali e politici che avvantaggino gli Stati Uniti e si è impegnato a potenziare la forze armate.

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