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«L’Italia sarà il primo partner»

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la missione politica economica

Rohani: «L’Italia sarà il primo partner dell’Iran»

  • –di Alberto Negri

Ricevuto al palazzo di Sadabad con onori quasi da capo di Stato, il premier italiano Matteo Renzi è stato incoronato dal presidente Hassan Rohani come il primo partner europeo dell'Iran. Una posizione che l'Italia si potrà conquistare perché ha messo sul tavolo una fiche assai pesante da 8,8 miliardi di euro di linee di credito. Tra quelli firmati da Rohani durante la visita in Italia a gennaio e ieri a Teheran ci sono 36 contratti, tra questi un'intesa da oltre 3,5 miliardi di euro sull'alta velocità tra le Ferrovie italiane (Fs) e quelle iraniane, anche questa un'operazione garantita dalla Cassa depositi e prestiti e dalla Sace.

Rohani ha definito l'Italia «un amico prezioso dell'Iran anche nei momenti di difficoltà», sottolineando come sia stato il primo Paese europeo a sviluppare rapporti con la Repubblica islamica nel periodo post-sanzioni. «Prima delle sanzioni l'Italia era il nostro primo partner nella Ue e vorremmo che tornasse a svolgere questo ruolo anche oggi», ha dichiarato prima che Renzi incontrasse Hashemi Rafsanjani, da sempre grande amico dell'Italia, e poi la Guida Suprema Ali Khamenei. Arriveranno adesso altri accordi commerciali nei settori delle infrastrutture, della ricerca e della cultura e oggi il Business Forum Italia-Iran farà il punto sulle relazioni politico-economiche in campo industriale, idrocarburi ed energia, infrastrutture, sanità e agricoltura. Questi sono i settori nei quali si sono già aperte le maggiori opportunità per le 60 aziende italiane qui presenti con una delegazione di Confindustria. Il ritiro delle sanzioni dopo l'accordo sul nucleare del luglio scorso, secondo la Sace, potrebbe portare a un aumento dell'export in Iran di tre miliardi di dollari entro il 2018, con opportunità interessanti, dalle New Town, le città satellite che dovranno decongestionare la capitale, all'aereoporto nazionale di Merhabad, a una nuova autostrada urbana.

Nella parte politica dell'incontro tra Renzi e Rohani è emersa la possibilità di un dialogo sulle aree di crisi che vanno dall'Afghanistan allo Yemen, dalla Siria all'Iraq e alla Libia. «Da entrambe le parti - ha detto Rohani - c'è la volontà e la determinazione di lottare contro il terrorismo e condividiamo anche la necessità di aiutare le popolazioni che hanno perso la casa e hanno bisogno di aiuto e cure mediche». Renzi ha ricordato la visita del ministro Paolo Gentiloni in Libia affermando: «Su Siria, Yemen e altri teatri di crisi sarebbe utile un approfondimento». La fine delle sanzioni all'Iran, ha aggiunto, «è un passaggio storico non solo per il Paese ma per l'Europa e per tutta la regione: siamo impegnati perché lo sforzo della comunità internazionale sia accompagnato da un messaggio di fiducia che possa rendere evidente che qualcosa si è mosso». Renzi e Rohani hanno concordato sulla necessità di rendere operativi gli accordi con nuove linee di credito. «Sono stati fatti buoni passi avanti - ha detto Rohani - ma dobbiamo muoverci più velocemente. È vero che le sanzioni bancarie sono state tolte ma scontiamo ancora qualche effetto psicologico dell'era delle sanzioni e su questo dobbiamo lavorare».

La risposta italiana all'appello al credito di Teheran è venuta dalla Cassa depositi e prestiti che assieme a Sace e Simest si impegna a sostegno dell'export italiano con un sistema integrato di strumenti: 4 miliardi di euro di linee di credito erogate dalla Cdp nell'ambito del sistema “export banca” a controparti sovrane iraniane in complementarietà con il sistema degli intermediari creditizi. L'iniziativa è finalizzata ai grandi progetti e alle commesse nelle infrastrutture, nel comparto oil&gas e trasporti. Sono previsti altri 4 miliardi di euro di garanzie con linee di credito di Sace e Simest e 800 milioni di euro per favorire la ripresa delle attività delle piccole e medie imprese italiane con una linea di trade finance da 500 milioni di euro e un'altra da 300 milioni di euro. Queste iniziative giungono a poche settimane dalla firma dell'accordo per il recupero del credito sovrano (pari a 564 milioni di euro) vantato da Sace nei confronti della Banca centrale per importi non corrisposti a causa del blocco dei sistemi di pagamento imposto dalle sanzioni internazionali.

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