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Fischi per Cruz e polemiche per la frase shock su Hillary di un consigliere di…

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i repubblicani a cleveland

Fischi per Cruz e polemiche per la frase shock su Hillary di un consigliere di Trump

CLEVELAND - L'hanno fischiato fino a cacciarlo dal palco. Qualche dileggio l'avevano già riservato a Mitch McConnell, il potente leader del Senato trattato come un vecchio arnese del passato. Ma a Ted Cruz, il senatore conservatore del Texas ed ex candidato presidenziale, si sono rivolti anche con (male) parole e urla: «Just say the name». Dì il nome!, hanno inveito. E, moltiplicando rapidamente i decibel, migliaia di delegati hanno affogato nei loro “boo” il finale del discorso.

Il nome in questione, che Cruz ha rifiutato di pronunciare, era quello di Donald Trump, il candidato presidenziale ormai incoronato dalla Convention. E che Cruz, il suo avversario più tenace nella gara per la nomination, ieri notte ha invece ancora una volta testardamente evitato, negandogli il tradizionale appoggio garantito dagli sconfitti al vincitore.

Cruz non appoggia Trump, sommerso dai fischi

Il senatore texano, in passato beniamino dei conservatori sociali e religiosi, aveva inizialmente scaldato la platea con un discorso forte, tra attacchi al candidato democratico Hillary Clinton e inni ai valori del partito e del movimento conservatore. Quando è stato il momento della raccomandazione di voto, però, si è limitato a quello che i militanti e delegati favorevoli a Trump hanno giudicato - non a torto - come un blando invito a recarsi alle urne a novembre.

“Abbiamo bisogno di leader che difendano principi. Che ci uniscano dietro a valori condivisi”

Ted Cruz, senatore del Texas  

«Per favore non restate a casa - ha detto - Votate la vostra coscienza, votate per tutti candidati in lista nei quali avete fiducia, che difendono la nostra libertà e sono fedeli alla Costituzione». Ancora, inneggiando a valori piuttosto che a Trump: «Abbiamo bisogno di leader che difendano principi. Che ci uniscano dietro a valori condivisi».

Dopo il plagio di Melania, l'episodio è diventato il secondo grande imbarazzo in seno alla Convention repubblicana dominata da Trump. Il quale ha subito risposto, con abituale aggressività. Prima, alla conclusione dell'intervento di Cruz, si è fatto notare in platea. Poi ha scatenato i tweet: “Wow, Ted Cruz è stato cacciato dai fischi. Non ha mantenuto la sua promessa (quella di appoggiare il candidato del partito, ndr). Nessun problema».

Il rifiuto a fare la pace con Trump è però testimonianza, oltre che del carattere ostico e pugnace di Cruz, degli strascichi lasciati dalle durissime polemiche delle primarie. Trump aveva soprannominato Cruz “Ted il bugiardo” e insultato la sua famiglia, dall'aspetto fisico della moglie alle accuse al padre di aver fatto parte del complotto per assassinare Kennedy. Cruz aveva ritorto che Trump era un «bugiardo patologico». E adesso gli ha inflitto il suo gran rifiuto, fornendo l'ennesima dimostrazione che dietro la facciata di unità il partito resta diviso e a disagio davanti al controverso portabandiera ufficiale.

Un rifiuto, oltretutto, verificatosi nonostante la campagna di Trump ieri l'avesse trattato con i guanti di velluto: in un gesto che intendeva essere simbolico e distensivo gli aveva garantito spazio ben più ampio di quello concesso ad altri rivali, permettendogli un lungo discorso appena prima di quello dell'aspirante vicepresidente Mike Pence. Nulla da fare. Cruz non si è piegato ai desideri di Trump, nè alle voglie di unità del partito. E nuove polemiche hanno scosso la Convention rovinando la serata che doveva essere di Pence.

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