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NORDAFRICA

Libia, preso quartier generale Isis a Sirte. Unità speciali italiane sul terreno, «ma non combattono»

Forze speciali italiane (Ansa)
Forze speciali italiane (Ansa)

Con un’informativa non ben dettagliata la settimana scorsa da Palazzo Chigi al Copasir il Governo ha informato la commissione parlamentare di controllo sui servizi di sicurezza che alcune decine di militari italiani delle forze speciali, circa 30 unità, sarebbero già sul territorio libico tra Tripoli, Misurata e Bengasi con compiti di addestramento e assistenza alle milizie locali e alla coalizione anti-Isis per operazioni tuttora in corso.

Si tratterebbe di pochi elementi facenti parti dei corpi d’elite (Col Moschin, reparti speciali Aeronautica, Gis) che agirebbero con le garanzie funzionali degli agenti segreti e sotto la guida diretta di Palazzo Chigi in base a un Dpcm in attuazione di un articolo del decreto missioni già anticipato dal Sole 24 ore

(vedasi articolo del 3 marzo scorso, qui a fianco). Non sarebbe previsto alcun coinvolgimento diretto nelle operazioni militari ma solo un ruolo di addestramento per gli sminatori libici e di cornice di sicurezza per i pochi agenti Aise presenti sul terreno. Le operazioni delle milizie governative e di Misurata stanno mietendo nel frattempo grandi successi con la presa ieri del quartier generale dell’Isis a Sirte. I quartiere centrali della città restano però al momento sotto il controllo dei militanti di Daesh.

«Che l’Italia addestri ed aiuti i libici in operazioni delicate come lo sminamento è il minimo che possiamo fare», ha commentato il presidente della Commissione Esteri del Senato, Pierferdinando Casini. I libici, ha aggiunto Casini, «combattono il Daesh anche in nome e per conto nostro, così come gli americani impegnati su Sirte. Mi auguro che ci sia sufficiente senso di responsabilità per evitare polemiche inutili. Le vere polemiche bisognerebbe farle se l’Italia rimanesse con le mani in mano».

Ma il Movimento cinque stelle ritiene che il Parlamento non sia stato informato. «Oggi gli italiani scoprono che il proprio Paese è militarmente impegnato in Libia con forze speciali impiegate per lo sminamento e addestramento delle forze filo governative libiche. È gravissimo che lo apprendano dalla stampa e non dal governo, che sino ad oggi ha nascosto la verità al Parlamento e al Paese senza mai degnarsi di metterci la faccia e dire le cose come stavano» affermano i parlamentari M5S delle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato. E il capogruppo di Sinistra italiana Arturo Scotto giudica inaccettabile che «il coinvolgimento in un teatro di guerra del nostro Paese passi senza un voto formale del Parlamento». Forza Italia chiede chiarimenti.

È tuttavia un fatto che per tutta la giornata di ieri «fonti governative» italiane riconducibili all’ufficio del portavoce del premier Matteo Renzi avevano smentito l’attuale presenza di militari italiani sul territorio libico. Voci e smentite che, dopo le notizie apparse ieri mattina su Repubblica e sul sito Huffington Post, erano rimbalzate anche dalla Libia. Il generale Mohamed el Ghasri delle milizie libiche impegnate a Sirte ha infatti «smentito categoricamente che forze speciali italiane siano presenti a Sirte con compiti di sminamento. Siamo però favorevoli ad ogni tipo di aiuto da parte dell’Italia».

Martedì scorso il viceministro degli Esteri Vincenzo Amendola ne avrà parlato sicuramente con i suoi interlocutori durante un viaggio lampo a Tripoli per incontrare quasi tutti i ministri del Governo Serraj. La controparte libica ha chiesto all’Italia un ospedale da campo militare e addestratori per le forze di sicurezza e la nuova guardia presidenziale. Si lavora nel frattempo per la messa in sicurezza dell’ambasciata italiana a Tripoli che verrebbe riaperta tra settembre e ottobre. Il Consiglio dei ministri ieri ha nominato a guidarla l’ambasciatore Giuseppe Perrone.

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