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Francia, i socialisti virano a sinistra: Hamon batte Valls

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PRIMARIE GAUCHE

Francia, i socialisti virano a sinistra: Hamon batte Valls

Benoit Hamon (Ansa)
Benoit Hamon (Ansa)

PARIGI - Questa volta (ma non era difficile) i sondaggi non si sono sbagliati. Il candidato del partito socialista alle presidenziali di fine aprile è Benoit Hamon. Che dopo essere arrivato in testa, a sopresa, al primo turno delle primarie, ha nettamente battuto al ballottaggio l'ex premier Manuel Valls: 59% a 41%, nonostante una partecipazione in aumento – circa 2 milioni rispetto a 1,6 milioni - che sulla carta avrebbe dovuto favorire Valls.

Con il quarantanovenne Hamon, ha vinto la sinistra del partito, quella che privilegia la cultura dell'opposizione rispetto alle responsabilità di governo (con gli inevitabili compromessi che comporta), l'idealismo alla realtà. Se già con l'opzione Valls il Ps era in una posizione davvero difficile, con Hamon (al quale i sondaggi assegnano il 10-15%) sembra infatti non avere alcuna possibilità di competere con gli altri candidati all'Eliseo.

“Con Hamon i socialisti sembrano non avere alcuna possibilità di competere con gli altri candidati all'Eliseo”

 

Certo non con Marine Le Pen e probabilmente neppure con il leader della destra François Fillon (che pure è nei guai per la vicenda della moglie Penelope). Ma neanche con l'alfiere del postpartitismo, l'ex ministro dell'Economia Emmanuel Macron. Che grazie al successo di Hamon pare destinato a raccogliere i voti di chi, tra i socialisti, non se la sente proprio di seguire Hamon nella sua avventura.

Francia, Hamon vince primarie sinistra

Lo stesso Valls (il quale a suo tempo aveva parlato di “due sinistre inconciliabili”) ha pubblicamente dichiarato che scomparirà dalla campagna elettorale perché, pur appoggiandolo ufficialmente, non può sostenere il programma del candidato socialista. Che proclama “la rarefazione del lavoro” e prevede la creazione di un reddito universale dal costo insostenibile. Che vuole cancellare la pur timida riforma del mercato del lavoro e ridurre ulteriormente l'orario settimanale, sospendere il patto europeo di stabilità (addio 3%) e varare una tassa “sui robot” (in un Paese che già registra forti ritardi negli investimenti in automazione industriale), assumere 40mila insegnanti, rivedere il sistema di alleggerimenti fiscali a favore delle imprese, legalizzare la cannabis e l'eutanasia.

Tant'è che ci si chiede appunto quale sarà il destino del partito, così profondamente diviso. Se cioè scomparirà, almeno nella sua forma attuale, lasciando che a dividersi le spoglie siano Macron e il leader storico della sinistra radicale Jean-Luc Mélenchon. O se invece troverà la forza per rinascere dalle proprie ceneri, grazie a una ricomposizione intorno a un'alleanza, al momento improbabile, tra Hamon e Mélenchon. Senza dimenticare che subito dopo le presidenziali ci saranno le legislative, possibile pietra tombale per un partito che presumibilmente vi arriverà in una situazione di sbando totale.

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