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Le sette parole chiave per capire il vertice tra Trump e Kim

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NOVITÀ E rischi del summit di maggio

Le sette parole chiave per capire il vertice tra Trump e Kim

Il presidente americano Donald Trump ha accettato di incontrarsi a maggio con il leader nordcoreano Kim Jong-un. Ecco le parole-chiave per comprendere l’importanza di un vertice senza precedenti

Sorpresa. L’annuncio ha colto di sorpresa l’intera comunità internazionale. Trump e Kim l’anno scorso si erano scambiati insulti personali, oltre che minacce reciproche di guerra atomica. Così la prontezza con cui Trump ha accettato l’invito di Kim - un invito portato alla Casa Bianca dal Consigliere per la sicurezza nazionale sudcoreano, che era stato a Pyongyang la settimana scorsa - ha spiazzato gli stessi ambienti statunitensi dell’Intelligence e della sicurezza nazionale.

Novità. Mai nella storia un presidente americano e un leader nordcoreano si sono incontrati. Nel 1950 l’intervento statunitense salvò la Corea del Sud dall’invasione nordcoreana. Dal 1953 e’ in vigore un armistizio che non si è mai trasformato in una pace e ha sancito la divisione della penisola. Oltre 28mila militari Usa sono ancora di stanza in Corea del Sud.

Denuclearizzazione. Il summit è reso possibile dalle recenti aperture di Kim sia nei confronti della Corea del Sud sia nei confronti degli Usa. Il leader ha accettato di discutere sulla denuclearizzazione della penisola, non solo di un congelamento dei suoi programmi missilistici e nucleari (su cui si è impegnato, secondo quanto riferito dai sudcoreani). Così è stato rimosso l’ostacolo principali ai colloqui diretti.

Sanzioni. Se pure il summit rappresenta una sorpresa, da mesi sono emerse indicazioni secondo cui le le inasprite sanzioni internazionali contro il regime di Pyongyang stessero cominciando ad avere effetti profondi. Sono in molti, quindi, a ritenere che le più severe misure punitive seguite agli ultimi test missilistici e nucleari abbiano contribuito ad ammorbidire le posizioni di Kim.

Olimpiadi. Le Olimpiadi invernali di PyeongChang hanno rappresentato l’occasione per Kim di mostrare un ramoscello d’ulivo anzitutto al Sud. Il presidente sudcoreano Moon Jae-in ha colto al volo l’opportunità, accettando immediatamente un summit intercoreano, che si terrà verso la fine di aprile e spianerà la strada ai negoziati diretti tra Pyongyang e Washington.

Successo politico. Il solo fatto che il vertice è stato annunciato rappresenta un successo politico per le parti interessate. Kim ottiene prestigio all’interno e all’estero e alza la sua statura di leader. Il presidente sudcoreano Moon Jae-in può rivendicare la bontà del suo approccio verso il Nord, che allontana i venti di guerra. E Trump può inseguire il suo momento della serie “Nixon in Cina” (in riferimento alla svolta degli Usa verso Pechino nei primi anni ’70), oltre ad attutire il dibattito pubblico sui problemi interni della sua Amministrazione.

Rischio di un eccesso di aspettative. Sarà un summit che sfida convenzioni e prassi politico-diplomatiche. Di solito, i vertici inediti tra capi di Stato su questioni molto controverse vengono annunciati dopo un intenso lavorìo preparatorio, che ne delinea in anticipo i risultati. Gli scettici avvertono sul rischio che, in caso di fallimento, il summit possa risultare persino controproducente. Al momento, appare ben difficile che Kim rinunci al sua arsenale atomico, mentre porrà sicuramente sul tappeto la richiesta di un allentamento delle sanzioni. Non è affatto scontato, dunque, che all’effetto mediatico corrisponderà una svolta di portata storica.

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