New York- T-Mobile e Sprint rilanciano i loro sforzi per una fusione da circa 26 miliardi di dollari e questa volta appaiono in dirittura d'arrivo. Il terzo e il quarto operatore mobile americano, secondo indiscrezioni, si apprestano ad annunciare entro lunedì un merger che valuta Sprint attorno ai suoi attuali valori in Borsa, 6,50 dollari per azione, vale a dire 26 miliardi. Assieme i due gruppi di Tlc americani, che negli ultimi anni hanno ripetutamente aperto e chiuso trattative, vanterebbero una market cap da 81 miliardi.
Il nuovo gruppo diventerebbe un formidabile rivale per AT&T, superandola di poco, forte di oltre cento milioni di abbonati wireless contro 93 milioni. E conquisterebbe così il secondo posto nella classifica del settore, alle spalle del leader Verizon che ne vanta 116 milioni.
Il deal potrebbe però sollevare signficative preoccupazioni antitrust, vista l'elevata concentrazione ormai esistente tra i grandi player delle telecomunicazioni. Il futuro di una fusione contigua, tra la AT&T e il protagonista del content Time Warner per 85 miliardi, è oggi in mano ai tribunali dopo che il Dipartimento della Giustizia dell'amministrazione di Donald Trump si è opposto citando proprio ragioni di danni alla concorrenza. Le arringhe finali nella disputa arriveranno a loro volta lunedì e un verdetto è previsto nel giro di poche settimane. Nel 2014, quando T-Mobile e Sprint avevano avviato gli iniziali contatti per una combinazione, l'allora governo di Barack Obama aveva già mosso critiche, denunciando i rischi insiti nel ridurre a meno di quattro i principali carrier.
I nuovi negoziati per il merger tra T-Mobile e Sprint si sono intensificati nelle scorse settimane e il titolo di Sprint, da quando sono venuti alla luce il 10 aprile, ha guadagnato il 25%, nel segno della credibilità del deal a Wall Street. In passato le trattative si erano arenate anche per le resistenze di SoftBank, la casa madre giapponese che controlla Sprint all'85%, a cedere il controllo della nuova società nata dall'operazione. T-Mobile è controllata da Deutsche Telekom, che con il merger prenderebbe le redini del nuovo colosso combinato. Ma Masayoshi Son, che guida sia SoftBank che Sprint, sarebbe adesso disposto a scendere a patti e cedere il passo. SoftBank aveva rilevato Sprint nel 2013 per 22 miliardi e da allora ha faticato a contenere le perdite e ridare lustro alla società.
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