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si parte con il «derby del petrolio»

Mondiali di Russia al calcio d’inizio: sicurezza priorità numero uno

Un cordone per proteggersi dalle minacce esterne - il terrorismo - e uno per gestire quelle interne: il rischio di violenze tra tifosi, dentro e attorno agli stadi delle 11 città russe che da oggi al 15 luglio ospiteranno i Campionati del mondo di calcio.

La Russia che sul tema sicurezza spera di ripetere l'esperienza positiva di Sochi 2014, Olimpiadi invernali organizzate tra le montagne e le insidie del Caucaso, questa volta ha da gestire una sfida più difficile.

Rassegnati quanto alle possibilità di brillare per meriti calcistici, sotto assedio sul rispetto dei diritti umani e su quasi ogni fronte della politica internazionale, i russi di Vladimir Putin contano sui Mondiali per trasmettere l’immagine di un Paese orgoglioso, efficiente, moderno e accogliente.

La sicurezza è la priorità numero uno, tanto che il presidente russo ha ordinato l'interruzione per due mesi, dal 25 maggio al 25 luglio, di alcune attività economiche, relative alla produzione di sostanze pericolose, e la chiusura dei porti ai carichi di determinate sostanze chimiche. Navigazione sospesa vicino agli stadi, strade chiuse, particolare attenzione ai collegamenti ferroviari. Rispetto alle due settimane di Sochi, l’arco di tempo dei Mondiali è più lungo. Ed è ben più ampio il territorio da coprire: malgrado la scelta di circoscriverlo limitando le partite alle città della Russia europea, tra Kaliningrad ed Ekaterinburg ci sono 3.000 km, 2.300 tra Pietroburgo e Sochi.

L'ombra della Siria
Russia-Arabia Saudita, oggi alle 18 (le 17 italiane). Si comincia, nell'ultimo giorno del Ramadan, con un confronto complesso dal punto di vista geopolitico. Lo chiamano “il derby del petrolio”, ma quella tra russi e sauditi è anche una partita tra il grande alleato del siriano Bashar Assad e i padrini della rivolta sunnita contro Damasco. A Mosca, sulla piazza del Maneggio vicino alla piazza Rossa, i tifosi si sfidano soltanto a colpi di canti, grida da stadio ed entusiasmo, e ci sono iraniani e marocchini e tantissimi latinoamericani, turisti e allegria nel centro rimesso a nuovo e ansioso di mostrarsi al meglio. Ma attorno al monumento a Marx, davanti al Bol'shoj, sono parcheggiate decine e decine di pullmini. Gli uomini in uniforme grigia della Rosgvardia, la Guardia nazionale, si muovono in drappelli. Capita spesso di incontrare gradi ben più alti. L'allerta è massima.

Nell'autunno 2015 Putin ha dato il via all’intervento militare russo nella guerra siriana a fianco di Assad: tra le motivazioni ufficiali, la necessità di impedire il rientro in patria alle migliaia di jihadisti russi andati a militare tra le fila dell'Isis o dei vari gruppi di radicali islamici oppositori del regime di Damasco. Trasferendo in qualche modo al Medio Oriente il confronto tra Mosca e i separatisti del Caucaso: ma come dimostrano gli attentati dello scorso anno a Pietroburgo, il terrorismo ritorna. Aggravato dalla guerra che lo Stato Islamico ha dichiarato a Mosca, sicuramente attratto dalla possibilità di colpire nel momento in cui la Russia è sotto i riflettori del mondo. Da diversi siti che si ispirano all'Isis è partita una campagna per spingere aderenti e “lupi solitari” a colpire l'”infedele” Putin, “con il permesso di Allah”.

I russi ostentano sicurezza, e si dicono in grado di proteggere stadi e tifosi “al 100%”. Le 11 città dei Mondiali saranno presidiati da decine di migliaia di poliziotti, militari e agenti dei servizi di sicurezza (Fsb), aiutati da telecamere di sorveglianza e metal detector ultra-sensibili. Le regole del traffico aereo sono state irrigidite per limitare il sorvolo delle città ospitanti le squadre, dotate di attrezzature anti-droni e sistemi anti-missile. Del resto, i preparativi per proteggere i Mondiali da terra, cielo e mare si innescano su un apparato abituato da decenni a convivere con la minaccia del terrorismo, con linee di difesa attorno a stazioni, aeroporti e metrò sempre più serrate man mano che la Russia attraversava la stagione delle guerre in Cecenia e del terrorismo dei primi anni 2000, il teatro della Dubrovka e la scuola di Beslan, e poi gli attentati a Mosca e Pietroburgo, i continui attacchi in Daghestan.

Aleksej Sorokin, responsabile del Comitato organizzatore dei Mondiali, garantisce che l’organizzazione è stata meticolosa, e la collaborazione internazionale sul fronte della sicurezza non è venuta meno con il deterioramento dei rapporti con alcuni Paesi, in particolare la crisi diplomatica con la Gran Bretagna seguita al caso Skripal, l'ex agente dei servizi militari russi avvelenato a Salisbury la scorsa primavera. Le accuse inglesi per le presunte responsabilità del Cremlino non hanno impedito alle polizie dei due Paesi di scambiarsi visite e consulenze, discutere tattiche e tecniche di controllo. Questo lavoro, soprattutto con il Regno Unito, ha riguardato anche la prevenzione delle violenze negli stadi, tra le tifoserie. A Londra però sono preoccupati: la crisi sul caso Skripal, che ha visto l'espulsione reciproca di 23 diplomatici, costringerà l'ambasciata britannica a Mosca ad affrontare eventuali emergenze a ranghi ridotti. «Se la vostra mail non ha a che fare con la Coppa del mondo - è la risposta automatica che si riceve dall'ambasciata britannica a Mosca - tenete conto che ho margini molto limitati in questo momento».

Il ricordo di Marsiglia
«I fan inglesi non hanno nulla da temere, se si comporteranno bene», dice un tifoso russo: lo spettro sono gli scontri che hanno circondato Russia-Inghilterra a Marsiglia, agli Europei 2016: due russi arrestati, due inglesi ridotti in coma. Oggi, una “lista nera” con 400 nomi non dovrebbe consentire a persone ritenute pericolose di superare la prima prova di ammissione alle partite dei Mondiali: la consegna del cosiddetto FAN-ID, una tessera ideata dall'incontentabile burocrazia russa e rilasciata dopo puntigliosi controlli. Che tuttavia non sono bastati nel caso di un tifoso russo, riuscito ad avere il tesserino malgrado il suo nome fosse iscritto nella lista nera. Lo ha rivelato lui stesso all'agenzia Reuters (FAN-ID ritirato subito dopo).

La posta in gioco implica uno schieramento impressionante di forze dell'ordine, a cui non manca l'esperienza nel reprimere manifestazioni di protesta e violazioni dell'ordine pubblico. Ma qui siamo in presenza di stranieri: agli Omon anti-sommossa verrà chiesto di equilibrare zero tolleranza verso gli hooligan e l'imperativo di non trasmettere un'immagine (troppo) brutale del Paese. Magari di sorridere. Il mese scorso aveva fatto scalpore la presenza a Mosca di cosacchi armati dei tradizionali frustini di pelle durante le dimostrazioni di protesta alla vigilia dell'insediamento di Putin al Cremlino per il quarto mandato. Ora il Comune della capitale chiarisce che non chiederà rinforzi: i cosacchi, auspicabilmente più come forma di attrazione turistica, resteranno a pattugliare Rostov-sul-Don (una delle 11 città ospiti).

Qualunque tifoso straniero violi l'ordine pubblico, avverte comunque il governo russo, verrà espulso rapidamente. Negli aeroporti di ingresso i tifosi di squadre avversarie saranno separati al controllo passaporti, ma i rischi più grandi si nascondono oltre. In un Paese che registra un aumento di attacchi di stampo razzista o omofobico, e dove non mancano le tifoserie di estrema destra intolleranti verso le minoranze etniche. Un dramma, tuttavia, senza frontiere.

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