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Dossier Taxi-Uber, la riforma slitta ancora. E potrebbe favorire i tassisti

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Dossier | N. 509 articoliCircolazione stradale

Taxi-Uber, la riforma slitta ancora. E potrebbe favorire i tassisti

(Ansa)
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La riforma dei servizi taxi e noleggio con conducente (Ncc) ripartirà da zero: il Governo lascerà scadere la delega conferita dal precedente Parlamento un anno fa, con la legge sulla concorrenza. Quindi si allungano i tempi per dare al trasporto pubblico non di linea un assetto più moderno e diventa più probabile che si arrivi a un risultato penalizzante per Uber. La multinazionale americana, d’altronde, va avanti tra vittorie e sconfitte in tutto il mondo: subito dopo aver casa una norma favorevole in Portogallo, si è trovata nel mirino a New York, dove la comodità del suo servizio è stata additata tra le cause che hanno portato un calo di passeggeri sulle ormai obsolete metropolitane locali.

Stallo italiano
La delega scade il 29 agosto, ma è stato già annunciato che verrà lasciata scadere. Questo di per sé non significa molto: molto probabilmente sarebbe stato impossibile rispettare i tempi. Infatti, non si ha notizia che la stesura del decreto legislativo di riforma sia andata molto oltre quel primo testo di massima che era stato sottoposto alle associazioni di categoria nella primavera 2017, prima ancora che le norme sulla concorrenza diventassero legge. Ma dietro la rinuncia si può intuire la volontà del Governo di trovare un equilibrio che favorisca più i tassisti che gli autisti Ncc (tra i quali si inquadra Uber).

Basta leggere il comunicato congiunto di alcuni tra i principali sindacati dei tassisti, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl-taxi e Federtaxi-Cisal, che prendono atto positivamente della rinuncia alla delega attuale e apprezzano «l’invito del ministro Toninelli ad avviare un confronto già dal prossimo settembre». Dichiarazioni cui al momento non c’è un contraltare da parte di Uber o delle organizzazioni degli Ncc. Va poi ricordato che il ministro appartiene a M5S, come la sindaca di Roma Virginia Raggi, che lo scorso anno ha preso decisamente posizione a favore dei tassisti.

I criteri di delega previsti dalla legge sulla concorrenza prevedono un adeguamento dell’offerta di servizi alle nuove piattaforme tecnologiche che mettono in contatto passeggeri e conducenti. Proprio ciò che fa la app di Uber, anche se ormai questo tipo di tecnologia è spesso disponibile anche per chiamare un taxi. Nella delega si parla anche di rendere più efficaci le misure antiabusivismo, solo che con l’apertura alle app alcune attività che oggi (con la legge 21/1992) sono abusive domani potrebbero non esserlo più. Queste sono le principali preoccupazioni dei tassisti.

Riforma portoghese
Intanto aumenta il numero di Stati che hanno regolamentato proprio l’uso delle app. Dopo la Croazia, lo ha fatto anche il Portogallo, di fatto liberalizzando l’attività: ha creato una nuova categoria di autisti “certificati”, i Tvde, che potranno operare con piattaforme che dovranno ottenere una licenza. Per gli autisti basterà avere più di 21 anni e un’auto con al massimo sette anni di anzianità, essere incensurati e titolari di patente da almeno tre anni e superare un esame dopo un corso di formazione.

Rispetto ai tassisti, i Tvde potranno essere pagati solo con moneta elettronica, dovranno operare solo su prenotazione e con prezzi predeterminati, su cui graverà una tassa del’1,25% (parzialmente destinata a incentivi per rinnovare il parco taxi con vetture ibride o elettriche). Dunque ai tassisti resteranno l’esclusiva sull’utenza che si presenta direttamente ai parcheggi o ferma un taxi in transito e la possibilità di farsi pagare in contanti.
Non ci saranno steccati molto rigidi fra Tvde e tassisti: i secondi potranno esercitare anche l’attività dei primi, ma con auto che non si presentino come taxi.

Sciopero spagnolo
Intanto in Spagna si fa il bilancio dello sciopero di sei giorni dei tassisti contro i servizi di Uber e Cabify, che ha creato numerosi disagi. Il servizio è ripreso solo dopo che il ministero dello Sviluppo ha offerto di trasferire ai governi regionali il potere di arginare il numero di licenze gestite dalle compagnie private. Venendo incontro alla richiesta dei tassisti di limitare il numero delle licenze: una ogni 30 taxi. Un rapporto che negli ultimi anni era calato vistosamente con la crescita dell’attività di Uber e Cabify nelle principali città spagnole.

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Vincoli a New York
L’8 agosto il Consiglio comunale di New York potrebbe votare una limitazione del numero di auto in servizio con conducente. Lo vuole innanzitutto il sindaco, Bill de Blasio, dopo la diminuzione dei passeggeri della metropolitana, che mostra ormai troppi segni di degrado. Per questo sempre più persone scelgono di muoversi con app come Uber, Via e Lyft: a costi leggermente superiori a quelli della metropolitana, si ottiene un servizio più comodo. Ma si aumenta anche la congestione del traffico, oltre a danneggiare i tassisti.

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