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Questo articolo è stato pubblicato il 13 luglio 2014 alle ore 17:09.
L'ultima modifica è del 13 luglio 2014 alle ore 20:20.

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(LaPresse)(LaPresse)

Il nervosismo in casa M5s serpeggiava da giorni. Da quando lo scorso 7 luglio Matteo Renzi annullò l'incontro in calendario con la delegazione M5s sulla riforma elettorale in mancanza di una risposta scritta alle 10 condizioni indicate dal Pd. A stretto giro le risposte sono arrivate, con aperture sul doppio turno e sul premio maggioritario, ma Renzi, impegnato a chiudere l'accordo sul nuovo Senato con Fi, ha "snobbato" il M5s. E oggi è arrivato l'ultimatum di Grillo e Casaleggio, con un post cofirmato sul blog: «Il M5S ha messo alla prova la velocità di Renzie e ne ha constatato la lentezza da bradipo. Da settimane è stata data la nostra disponibilità a convergere sulla legge elettorale. Il M5S ha risposto alle richieste del Pd in tempo reale, il Pd ha fatto ammuina». Renzi, aggiungono i cofondatori del M5s « è imbattibile a menare il can per l'aia dietro a un apparente decisionismo». Ma è necessario invece concludere il confronto» sulla legge elettorale «al più presto». Di qui la richiesta di «una risposta entro 24 ore».

Entro martedì lettera Renzi a M5s
La prima reazione (negativa) arriva dalla vicesegretaria del Pd, Debora Serracchiani, che attacca: «La tattica di Grillo appare sempre più chiara: chiedere il confronto per fermare le riforme». Ma da fonti parlamentari e di palazzo Chigi, citate dall'Agi, emerge che la risposta di Renzi al M5s sulla data buona per il vertice su riforme e legge elettorale potrebbe arrivare entro la giornata di domani, martedì al più tardi. «Risponderemo senza problemi nelle prossime 24 ore» ha confermato nel pomeriggio Ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi.

Riforma Senato lunedì in Aula, Renzi avremo maggioranza molto ampia
Insomma, le riforme costitituzionali non sono ancora state approvate in prima lettura, che già sono scalzate dalla legge elettorale nel dibattito politico. Dopo la "quadra" trovata venerdì in commissione, il ddl Boschi sul nuovo Senato (non eletto dai cittadini ma dai consigli regionali) approda domani in Aula. Con le prime votazioni fissate per mercoledì. La fronda dei dissidenti favorevoli al Senato elettivo (sulla carta 22 in Fi e 16 nel Pd) sembra destinata a ridimensionarsi. «Se passassi il tempo a tempo a temere le insidie degli oppositori farei un altro mestiere. Avremo una maggioranza molto ampia», ha dichiarato al Tg1 il premier Matteo Renzi. Mentre Boschi aveva dichiarato poco prima: «Mi auguro di riuscire ad approvare la riforma prima della sospensione estiva, entro la metà di agosto».

Fitto a Berlusconi: non siamo contro riforme, ma perplessi
Non rientra però il malessere in Forza Italia, con i frondisti, guidati da Augusto Minzolini, schierati per il Senato a elezione diretta. Ma oggi è uscito allo scoperto anche Raffaele Fitto, con una lettera aperta a Berlusconi. «Non sono, non siamo "contro le riforme" - scrive Fitto - Ciò che crea grande perplessità sono invece due ordini di questioni, i contenuti della proposta in campo e la fretta». Non solo. Da Fitto parte un attacco in piena regola alla linea politica di Fi. «Sembriamo ipnotizzati da Renzi, rischiamo di perdere sempre di più la nostra identità e di consegnarci», scrive l'eurodeputato.

La battaglia sull'Italicum
Se la riforma del Senato e del Titolo V è relativamente blindata (il governo punta a 190-200 sì), le trattative in corso sull'Italicum (la nuova legge elettorale approvata alla Camera lo scorso 12 marzo e non ancora incardinata in commissione al Senato) confermano che la vera "fronda" che può minare il patto del Nazareno si concentrerà lì. Nel mirino degli alfaniani sono le soglie di sbarramento: 4,5% per i partiti coalizzati ma 8% per i non coalizzati. La richiesta, che sembra sia stata già accettata dal Pd e digerita anche se di malavoglia da Berlusconi, è quella di semplificare le soglie uniformandole tutte al 4 o 4,5%. Altra modifica data ormai per scontata dagli sherpa è l'innalzamento della soglia al di sotto della quale scatta il ballottaggio nazionale dal 37 al 40%.

Il nodo preferenze
Ma la vera battaglia sta per scatenarsi sul nodo delle preferenze: invise a Berlusconi e non amate neanche da Renzi, sono chieste a gran voce dalla minoranza bersanian-cuperliana del Pd, dal Nuovo centrodestra («Daremo battaglia sulle preferenze» ha garantito stasera al Angelino Alfano intervistato dal Tg1), dai centristi della maggioranza e anche dalla Lega Nord. Nonché dal Movimento 5 Stelle. E proprio sulle preferenze si appresta a fare la sua battaglia mediatica. In un potenziale schieramento di centrodestra, Fi si trova da sola nel suo "no" alle preferenze mentre tutti, da Lega a Fdi, passando per Ncd le vogliono. Nei prossimi giorni gli alleati, attuali e potenziali, di Renzi e Berlusconi inizieranno il pressing.

M5s in piazza Madama a Roma
Intanto martedì è prevista una manifestazione in piazza Madama a Roma contro il ddl Boschi sulle riforme costituzionali. Ci sarà il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. Non ci sarà Beppe Grillo che sul blog fa sapere che non è prevista la sua partecipazione «a manifestazioni di protesta la prossima settimana». Il M5s si prepara a dare battaglia con l'ostruzionismo anche nell'emiciclo di Palazzo Madama. Elezione diretta dei nuovi senatori e niente immunità per i parlamentari, sono le parole d'ordine dei pentastellati. Di Maio parla di «linea autoritaria» del Pd e di riforma che fa paura perché «il Senato non è elettivo e quindi i cittadini non possono scegliere».


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