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Questo articolo è stato pubblicato il 20 settembre 2014 alle ore 13:22.
L'ultima modifica è del 20 settembre 2014 alle ore 20:28.

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Delrio: non riduciamo diritti, superiamo tabù
Dal Governo parla il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, che da Bari ribadisce: «Non ridurremo alcun diritto, ma saranno superati vecchi tabù». E «le polemiche potrebbero lasciare il posto a riflessioni più di merito, invece che a battaglie ideologiche». Anche perché per il sottosegretario «i principi della legge delega sono ampiamente condivisi: aumentare la protezione a tutti con l'assegno universale di disoccupazione, rendere più facile l'ingresso nel mondo del lavoro, semplificare le regole e aiutare tanti giovani a trovare finalmente una proposta di lavoro». E il contratto a tutele crescenti è «una soluzione importante e intelligente».

Madia: «Non credo ci saranno fratture»
Sulla stessa lunghezza d'onda di Delrio la ministra della Pa Marianna Madia, che da Cortona, ospite al convegno Acli dedicato al lavoro, minimizza l'ipotesi di una scissione nel Pd: «Io credo non ci saranno fratture quando discuteremo in direzione del disegno di legge che dà diritti a chi non ne ha. Mi sembrerebbe strano opporsi». Madia insiste: «Noi non vogliamo fare la riforma del lavoro che ha fatto la Spagna. Non è abbassando i diritti che si risolve questa situazione. Questo è quello che il Governo non fa, abbassare i diritti. Ma l'altra cosa che non facciamo è quella di negare la realtà e difendere un modello che ormai i fatti hanno superato». «È sbagliato ridurre la discussione all'articolo 18», le fa eco il vice segretario Pd Lorenzo Guerini: «Stiamo vivendo un momento di discussione molto forte ed è un passaggio importante per la riorganizzazione del lavoro nel nostro Paese». Anche Guerini ricorda che alla direzione del 29 settembre «il partito dovrà trovare un punto di convergenza sulla linea del cambiamento».

Le fibrillazioni nel Pd: «Renzi eviti forzature e diktat»
La minoranza Pd continua a inviare chiari segnali di insofferenza. «Rivolgo un invito al presidente del Consiglio», dice il senatore Vannino Chiti, che aveva già guidato la fronda interna a Palazzo Madama durante le votazioni sulla riforma costituzionale del Senato. «Sulla delega per il lavoro eviti forzature e diktat, procedendo invece a un confronto serio e ai necessari chiarimenti. È senza fondamento e non accettabile per la sinistra rimettere in discussione ciò che resta dell'articolo 18». Francesco Boccia, presidente dem della commissione Bilancio della Camera, dal palco di Atreju invita a evitare «lo scontro fine a se stesso». Ma non risparmia stoccate: «Va bene prendere i voti di destra convincendoli da sinistra ma se li convinciamo con politiche di destra allora c'è qualcosa che non va. E ricordiamoci che il conto prima o poi arriva».

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