Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 30 novembre 2014 alle ore 20:31.
L'ultima modifica è del 30 novembre 2014 alle ore 21:05.

Una condanna morale del terrorismo da parte dei leader musulmani del mondo. Papa Francesco, al termine del viaggio in Turchia, in una conferenza stampa sul volo Istanbul-Roma, lancia un nuovo appello per la pace e rivela cosa ha pensato durante la visita alla Moschea Blu, dove ha sostato in silenzio di fronte al mihrab: «In moschea ho pregato: Signore, finiamola con queste guerre!».

La visita in Turchia era iniziata venerdì ad Ankara, con l'incontro con il presidente turco Recep Tayyp Erdogan, il quale aveva parlato di una corrente «islamofobica» nel mondo occidentale, a seguito dei fatti di Siria e Iraq e dell'avanzata dell'Isis. «Non si può - risponde il Papa ad una domanda su questo punto - dire che tutti gli islamici sono terroristi come neppure che tutti i cristiani sono fondamentalisti, anche se in questo caso ci sono dei gruppetti..... Ho detto al presidente Erdogan che tutti insieme, accademici, religiosi e anche politici condannino chiaramente» il terrorismo.

«Il Corano è un libro di pace» aggiunge il Papa, precisando che vanno distinte le proposte fatte dalle religioni e gli usi che ne fanno i governi. E questo vale per tutti, cristiani, musulmani ed ebrei. Bergoglio mette poi in luce gli effetti tragici della cristianofobia: «Ci cacciano via dal Medio Oriente, e lo fanno anche con i guanti bianchi - dice - impedendo in alcuni paesi i ricongiungimenti familiari». E in generale con l'Islam «ora serve un salto di qualità nel dialogo interreligioso».

Una visita quella in Turchia centrata in modo particolare sul riabbraccio con i cristiani ortodossi, processo arrivato ad un punto decisivo. In sostanza il Papa sostiene che ormai si tratta di una decisione che deve superare le dispute teologiche: «Non si può aspettare, bisogna andare avanti. Non dimentichiamo che c'è l'ecumenismo del sangue, i cristiani vengono uccisi senza distinzioni». Quindi per il Papa è arrivato il momento di superare gli schemi finora adottati, come “l'uniatismo”, cioè la riammissione degli ortodossi in chiese orientali, anche se queste ultime devono continuare a esistere. Una affermazione considerata molto forte in campo teologico, i cui effetti si vedranno con il tempo.

E in questo contesto ha inviato un messaggio al patriarcato di Mosca, storicamente il più rigido verso Roma: «Voglio incontrare il patriarca Kirill, ma credo che con quello che è accaduto questo passa in secondo piano. Tutti e due vogliamo incontrarci».

Il Pontefice torna poi a parlare dei conflitti nel mondo: «Stiamo vivendo una terza guerra mondiale a pezzi. Ma dietro questo ci sono problemi economici, politici e il traffico di armi che è terribile, è uno degli affari più grossi. È per questo che si moltiplicano le guerre». E fa l'esempio della Siria del 2013: «Aveva la armi chimiche ma io non credo che fosse in grado di produrle da sola. Chi gliele ha vendute? Forse chi la accusava di averle....». Infine il tema dei rifugiati e della volontà di andare in Iraq nelle zone cristiane, che emerse già nella scorsa estate di ritorno dalla Corea: «Io voglio andare, ma per ora non è possibile, creerebbe un problema serio per le autorità, ma mi piacerebbe tanto».

Commenta la notizia

Shopping24

Dai nostri archivi