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Questo articolo è stato pubblicato il 01 dicembre 2014 alle ore 16:16.
L'ultima modifica è del 01 dicembre 2014 alle ore 17:37.

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«L'andamento molto preoccupante della dinamica dei prezzi ci fa ballare pericolosamente sull'orlo della deflazione». Lo ha sottolineato il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, intervenendo in Aula al Senato nell'ambito della Conferenza degli organi parlamentari specializzati per gli Affari europei sul tema delle strategie per la crescita Ue.

Europa a un bivio: «continuare a strisciare o crescere»
«L'Europa si trova di fronte a un bivio: continuare a strisciare o prende decisioni importanti per imboccare un sentiero di crescita più sostenuto», ha detto il ministro dell'Economia. Per Padoan occorre «identificare segmenti» nei quali l'azione pubblica, «sia direttamente da parte dei governi» o attraverso strumenti come la Bei, «permetta di colmare la carenza di investimenti che mercato da solo non è in grado di produrre», cioè il fallimento di mercato.

Revisione di Europa 2020: unione mercato di capitali e fiscale
«Una revisione di Europa 2020 può essere estremamente importante», ha detto il ministro dell'Economia. Padoan ha fatto riferimento al piano Juncker e alla Bei e si è domandato «in che modo si può ristabilire un'interazione virtuosa tra risorse e progetti bancabili», in diversi settori come l'energia e le infrastrutture, dove «un'azione pubblica può produrre una leva importante che permetta di colmare la carenza degli investimenti da parte del mercato». Secondo il ministro, la crisi europea «sollecita maggiore integrazione, ci sono altri elementi oltre all'Unione monetaria: l'unione dei mercati dei capitali e più in là forme realizzabili di unione fiscale che implica cessioni di sovranità».

Non esiste la bacchetta magica: usare tutti gli strumenti a disposizione
Il punto è se la soluzione debba essere frutto della somma di politiche nazionali o quale valore dare a un'ulteriore integrazione? Credo che la mia preferenza sia chiara: soluzioni nazionali sono necessarie ma non sufficienti». Di fronte alla complessità dei problemi attuali «non esiste la bacchetta magica per riportare l'Europa sul sentiero della crescita e dell'occupazione». Per iol ministro «tutti devono accelerare il cambiamento, compresi quei paesi che non hanno subito la crisi. E maggiore integrazione significa anche costruzione di istituzioni comuni, un incentivo forte a prendere giuste azioni di politica economica e sociale».

Occupazione e crescita siano al centro del dibattito
L'Europa «fatica a uscire pienamente da una recessione prolungata che ha fortemente aumentato il numero di coloro che cercano lavoro e di chi è scoraggiato a cercare lavoro», ha detto il ministro dell'Economia, sottolineando che «non c’é dubbio che oggi il tema dell'occupazione e della crescita debba essere messo al centro del dibattito» della politica economica europa. «Non ci sono dubbi che la priorità della crescita vada messa al centro dell'agenda europea. I segni della ripresa ci sono, ma sono deboli», ha detto il ministro dell'Economia.

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