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Dossier La buona stabilità necessaria

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    La buona stabilità necessaria

    Inflazione e quantitative easing, Grexit ed elezioni greche, petrolio e tassi Usa. Di questo si stanno occupando a tempo pieno i mercati, in questo inizio anno. L’uscita di scena di Napolitano e le elezioni del presidente della Repubblica non risultano in cima alla lista degli investitori. Le dimissioni del capo dello Stato e la scelta del successore al Quirinale in questo momento non sono considerati determinanti per le scelte di investimento dei grandi portafogli, in senso negativo o positivo, per la loro portata destabilizzante o per le loro aperture a nuove opportunità di profitto.
    Il rischio-Italia oltretutto è “neutralizzato” dalla prospettiva dell’avvio degli acquisti in BTp da parte della Bce nell’ambito dell’allargamento del QE ai titoli di Stato: «Se nel peggiore dei casi la chiusura dell’era Napolitano dovesse aprire una nuova fase di instabilità politica in Italia – ha tagliato corto ieri uno strategist – un eventuale allargamento dello spread o un aumento del rendimento dei BTP sarebbero evitati del tutto se nel contempo la Bce iniziasse ad acquistare i titoli di Stato italiani».

    I mercati funzionano sulla base di scenari ipotetici. Lo scenario prevalente nelle strategie di investimento in Italia e all’estero è attualmente anche quello più favorevole al rischio-Italia: il pericolo di instabilità politica in Italia è considerato molto ridotto rispetto al passato perché Matteo Renzi è visto come un premier forte e l’opposizione è invece molto debole, disorganizzata, frastagliata e alla ricerca di un leader a sua volta forte. In questo contesto le elezioni del presidente della Repubblica, stando alle tesi prevalenti sui mercati, difficilmente destabilizzeranno il sistema; in aggiunta, l’ipotesi che la Bce decida di rimandare ulteriormente gli acquisti dei titoli di Stato nell'ambito del QE oppure di ridurli a poca cosa è considerata dai più marginale, residuale.
    I mercati tuttavia sanno anche di potersi sbagliare. Sanno che devono essere pronti a confrontarsi con l’imprevisto o con i casi avversi. Ecco che anche per l’Italia (come per le elezioni in Grecia) si ponderano in questi giorni anche le scelte di investimento in risposta agli scenari peggiori anche se meno probabili. Nel caso in cui le votazioni per l’elezione del presidente della Repubblica dovessero protrarsi a oltranza (è già capitato) facendo emergere un Renzi più debole delle attese, i mercati sarebbero di cattivo umore perché inizierebbero a temere un rallentamento del cammino delle riforme strutturali (e istituzionali) e un alleggerimento dell’agenda del governo sulle misure più controverse o politicamente più difficili da attuare ma anche più necessarie ai fini di crescita e sostenibilità del debito pubblico (riforma del lavoro, della giustizia, della pubblica amministrazione, taglio della spesa pubblica non produttiva, smantellamento delle municipalizzate e partecipate a livello locale, snellimento della macchina pubblica). Ancor peggio verrebbe accolto il rischio di elezioni anticipate.

    Meno riforme, meno tagli improduttivi alla spesa pubblica, meno risorse per il rilancio dell’economia si traducono in meno crescita. E tanto più la crescita potenziale italiana rimane asfittica, tanto più i mercati si preoccupano per la sostenibilità del debito pubblico. Stando alle ultime statistiche pubblicate ieri dalla Banca d’Italia, all’estero sono detenuti ancora oltre 700 miliardi di titoli di Stato italiani: un ammontare estremamente elevato, che impone estrema cautela, anche quando lo scenario più probabile è anche quello migliore e più favorevole al rischio-Italia.
    L’Italia, dunque, non può permettersi colpi di testa proprio adesso in occasione dell’elezione del presidente della Repubblica, anche se questo passaggio politico potrebbe coincidere con l’inizio degli acquisti di titoli di Stato da parte della Bce nel QE allargato e proprio perché c’è l’attesa per questo quantitative easing.
    Il segnale politico che i mercati, e i partner europei che con le loro banche centrali sosterranno il QE per contrastare la deflazione, si attendono dall’Italia è che in qualsiasi circostanza prevarrà un senso di responsabilità e di massima affidabilità che si traduce nel voler assicurare al mondo degli investitori, a tutti i costi e in qualsiasi circostanza, un Paese sano e in crescita in grado di garantire il pagamento puntuale e integrale del debito pubblico in scadenza.