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Grillo: i giochi per il Colle sono già fatti

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Grillo: i giochi per il Colle sono già fatti

  • –Nicola Barone

la voce del direttorio

Di Battista: «Il nome sarà espressione di un partito solo: quello del premier

e di Berlusconi,

il partito del Nazareno»

ROMA

È da piazza del Popolo che si materializza, recitata in coro, l’autoesclusione del M5S dai negoziati sul nome del prossimo capo dello Stato. Per la risposta all’invito dei dem l’annuncio era di aspettare i militanti convocati nella capitale per la notte dell’onestà. Enrico Montesano, Salvatore Borsellino, Fedez si avvicendano sul palco. Poi secondo copione tocca al deputato Alessandro Di Battista guidare la voce di tutti gli altri nel messaggio diretto al premier. «Caro Renzi è il popolo italiano che parla: il presidente della Repubblica non può essere di parte, la sua figura di garante deve essere condivisa. Questo era l’auspicio dei padri costituenti quando scrissero l’articolo 38 della Costituzione. Lei invece ha già deciso che il capo dello Stato dovrà essere eletto dal quarto scrutinio quando sarà sufficiente la metà più uno dei voti e così il nome sarà espressione di un partito solo: quello suo e di Berlusconi, il partito del Nazareno».

In realtà quello che viene servito dal giovane esponente del direttorio a cinque alla folla inneggiante è solo l’antipasto. Dei piatti veri e propri, conditi con sapori forti, si occuperà il leader genovese qualche ora più tardi rigettando alla radice, nell’intervento di chiusura della manifestazione, l’idea di un confronto preventivo col Pd. «Abbiamo un buffoncello che ci dice fate i nomi quando non dice i nomi neanche al suo partito. Ma andate affanc...o, è schizofrenia». La sostanza del suo ragionamento sta nella convinzione che i giochi «sono già fatti».

Dunque chisura totale al dialogo con chicchessia. Del resto quale fosse la linea adottata dal Movimento non era un segreto essendo stata sbarrata la strada in ultimo anche alla proposta di unire le forze venuta da Nichi Vendola e Pippo Civati. Il percorso rimane di aspettare le candidature solo in seguito girate alla rete per la parola definitiva («in modo onesto e non nelle segrete stanze del potere» arringa Di Battista).

Nel resto del discorso finale Grillo non regala novità tra gli attacchi contro Giorgio Napolitano, ché «se non fosse per un presidente che ha lavorato contro la democrazia oggi ci saremmo noi a governare le macerie di questo Paese», e le istituzioni europee. «Hanno modificato i trattati e introdotto il fiscal compact, i ministri delle Finanze dal '99 a oggi andrebbero processati e messi in galera» dice l’ex comico genovese. Che, rivendicato il ruolo di «pagliaccio di natura» e non di bocconaniano, rilancia la corsa a uscire subito fuori dall’euro.

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