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Dossier Le scatole cinesi della politica

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    Le scatole cinesi della politica

    Il professore politologo George Tsebelis - guarda caso greco! - ha applicato alla politica la sua teoria dei giochi “nested games”. Vale per la Grecia come per l’elezione del presidente in Italia. Un rompicapo per i mercati.
    Tsebelis spiega come il comportamento apparentemente irrazionale di un politico è invece razionale quando rapportato a una diversa arena politica. Un premier parla ai suoi elettori in un modo, ai partners a Bruxelles in un altro. Ai dissidenti del suo partito in un modo, all'opposizione in un altro. Ma le scatole cinesi della politica sono quanto di più indigesto possa esserci per gli operatori finanziari. E in questi giorni l'indigestione è multipla. Sugli schermi dei traders in bond, già sommersi dai complessi calcoli sull'impatto dell'open-ended QE della Bce, le elezioni in Grecia si sono intrecciate con quelle del presidente della Repubblica in Italia, mentre i rendimenti dei bond greci schizzavano alle stelle (ma sono titoli illiquidissimi) e i rendimenti dei BTp scendevano ai minimi storici in asta (ma meno del previsto). Nei rapporti alla loro clientela istituzionale, le grandi banche estere si sono affrettate a puntualizzare che le due elezioni hanno pesi estremamente diversi e che la velocità della formazione di un Governo ad Atene non va paragonata alla lentezza delle votazioni sul nuovo inquilino al Quirinale a Roma. E che i tempi dei franchi tiratori del 2013, dei "101" voti, sono lontani.

    Le elezioni del presidente vengono sì monitorate da vicino sui mercati, da chi decide sulle scelte di investimento a breve e lungo termine. Saltando a piedi pari le scatole cinesi della politica, i mercati vorranno capire fino a che punto Matteo Renzi ne uscirà indebolito o rafforzato: un premier più debole si traduce in un cammino più lento delle riforme strutturali e quindi in una capacità ridotta dell'Italia di uscire dalla recessione e di rilanciare la crescita per garantire la sostenibilità di un debito/Pil già attorno al 132 per cento. «Queste elezioni sono un test per Renzi, mettono alla prova il potere che esercita sulla vecchia guardia - ha commentato laconico Peter Chatwell, bond strategist londinese - se scopriremo che non ha pieno controllo, allora prevedo un calo della fiducia che i mercati hanno riposto in lui e nella sua abilità di implementare riforme strutturali market-friendly. Ma non sarà facile intercettare l'impatto della politica sui bond, pesa di più il QE della Bce in questo momento». Altro punto interrogativo sui mercati,sempre pendente perchè destabilizzante, è Silvio Berlusconi e la sua abilità nello sparigliare le carte in tavola in maniera inaspettata. Da come andranno le votazioni i mercati tenteranno anche di valutare il rischio-Berlusconi.

    Un altro pericolo, una costante per i mercati, è quello delle elezioni generali anticipate. Gli economisti e strategist di Barclays hanno chiarito in una nota che «la probabilità di una scissione all'interno del PD a causa delle elezioni del Presidente è molto bassa» e quindi le elezioni-lampo restano "tail-risk" (rischio estremo e molto remoto). Unicredit, invece, in un'articolata analisi, ha racchiuso in una frase la sua chiave di lettura, tranquillizzante: «Non c'è niente che debba preoccupare seriamente i market investors». Un invito ai mercati a non confondere i giochi della politica, nested o scatole cinesi, con i fondamentali, le riforme che si faranno. Altri strategists, dopo aver spiegato in gran dettaglio le dinamiche delle schede bianche, hanno poi tirato così le somme: «stay long BTPs», comprate BTp. Per ora.

    @isa_bufacchi

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