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Renzi: andiamo avanti, a marzo la Rai

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Politica

Renzi: andiamo avanti, a marzo la Rai

  • –Emilia Patta

ROMA

«Credo che a rammaricarsi debbano essere il centrodestra, le opposizioni. Noi bene così. Andiamo avanti». E ancora, su twitter: «Grazie alla tenacia dei deputati sono stati portati a termine i voti in seconda lettura della riforma costituzionale. Un abbraccio a #gufi e #sorciverdi». Matteo Renzi è tornato per la seconda notte di seguito alla Camera per dar manforte ai suoi, rimasti soli con i centristi a votare l’abolizione del Senato e la riforma del Titolo V. E in serata, ai microfoni dei Tg1, non nasconde una certa amarezza per la gazzarra di questi giorni a Montecitorio e per l’Aventino deciso dalle opposizioni. «Ma sarebbe stato un errore fermarsi. Sono 20 anni che l’Italia si ferma. Noi abbiamo fatto di tutto perché le opposizioni stessero al tavolo. Se se ne vanno, cosa possiamo fare? L’importante è che l’Italia vada avanti, che faccia finalmente le riforme». Riforme che, non manca di ricordare il premier, sono state fin qui condivise e votate anche da Silvio Berlusconi. «Berlusconi ha cambiato le idee tante volte, e anche stavolta. Mi dispiace essenzialmente per lui. Ha cambiato il passato dell’Italia, non gli permetteremo di cambiare il futuro. Se vuole sa dove siamo, altrimenti faremo le riforme da soli». Archiviata per ora la pagina riforme (il voto finale ci sarà a marzo, poi sarà la volta dell’Italicum), il premier ribadisce che il fine della legislatura resta fissato al 2018 e già si proietta sulle prossime scadenze. A cominciare dall’atteso Consiglio dei ministri del 20 febbraio che dovrà mettere mano - spiega - alla questione delle partite Iva così come, con i decreti attuativi del Jobs act, ai cococo e alla maternità. Poi, rivelando che vedrà la finale del Festival di Sanremo come molti italiani, annuncia ai microfoni del Tg1 che a marzo il governo interverrà sulla Rai: «Vogliamo fare della Rai la più innovativa azienda culturale che esiste in Europa».

Avanti tutta, dunque. Certo, lo spettacolo dell’Aula di Montecitorio semivuota nelle ore del sì alla riforma costituzionale non è di quelli che mettono tranquillità. Se non altro perché la riforma dovrà ripassare in Senato per finire la prima doppia lettura prevista dalla Costituzione, e non sarà un passaggio facile se Forza Italia continuerà a restare sulle barricate. Vero che il Senato si dovrà esprimere solo sulle parti nel frattempo modificate dalla Camera, ma la compattezza del gruppo Pd sarà fondamentale per non rischiare. Nella notte di Montecitorio i deputati dem hanno in effetti risposto compattamente nonostante le riserve della minoranza sul metodo, intuendo che questa volta in ballo non c’erano solo le riforme ma il destino della legislatura.«Certo che avremmo voluto fare le riforme con il più alto consenso possibile, ma che cosa dovevamo fare? - dice Giorgio Tonini, della segreteria -. Andare dietro a Brunetta che va a protestare da Mattarella perché è stato eletto Presidente, visto che il motivo della rottura del patto delle riforme è questo? Oppure andare a votare con il Consultellum come vorrebbe Grillo così poi siamo costretti a fare il governo con Berlusconi?».

Tutto sommato in casa renziana si respira un’aria positiva. Il sì alle riforme è arrivato venerdì notte, con un giorno di anticipo rispetto a quanto annunciato, e il via libera definitivo ci sarà come stabilito ai primi di marzo. «Siamo gasatissimi, a mille», ammette un altro renzianissimo come Davide Ermini, anche lui in segreteria. «La foto della conferenza stampa Sel-Lega-Forza Italia è la foto dei perdenti», aggiunge Ermini, dicendosi fiducioso anche sull’Italicum. «Se proprio vedremo che non ci sono i numeri si può trovare un’alternativa ai capilista bloccati voluti da Berlusconi - è la “minaccia” rivolta a Fi, ma anche alla minoranza Pd che vorrebbe un sistema misto listino bloccato/preferenze -. Possiamo ad esempio introdurre i collegi». Avanti tutta, dunque, oltre il Cdm del 20 febbraio. L’unica vera preoccupazione di Renzi, confida chi ci ha parlato in queste ore, è la Libia.

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