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5/5 Pensione «flessibile» / Le opzioni per le donne

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    5/5 Pensione «flessibile» / Le opzioni per le donne

    Calcolo contributivo e bonus per i figli
    In tema di flessibilità in uscita le donne possono contare su almeno due soluzioni già disponibili e che costituiscono la base su cui sono state costruite alcune proposte di legge all'esame della commissione Lavoro della Camera.

    Quella comunemente conosciuta come “opzione donna” è la più famosa: introdotta in via sperimentale fino al 2015 dall'articolo 1, comma 9, della legge 243/2004 (riforma Maroni), consente di andare in pensione con 35 anni di contributi e 57 anni di età (58 per le autonome - requisiti innalzati di 3 mesi per l'adeguamento alla speranza di vita), però a fronte del calcolo del trattamento interamente con il metodo contributivo. Ciò comporta una riduzione dell'assegno di almeno il 25-30 per cento.

    I numeri testimoniano che, pur a fronte di una penalizzazione consistente sul piano economico, l'opzione donna negli ultimi tre anni, a fronte dell'incremento dei requisiti standard, è stata scelta da un numero crescente di lavoratrici: dalle 1.377 pensioni liquidate nel 2011 si è passati alle 5.646 del 2012 fino alle 11.527 del 2014.

    In base alla legge 243/2004 l'opzione è valida per tutto il 2015, anno entro cui devono essere maturati i requisiti di accesso alla pensione (che poi, per effetto delle finestre mobili, scatta effettivamente fino a 19 mesi dopo). L'Inps, con la circolare 35 del 2012, ha detto invece che entro il 2015 deve essere maturata la decorrenza della pensione.

    Su questa interpretazione si è accesso un dibattito all'interno del Parlamento ma anche nel governo. Come confermato mercoledì scorso dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti in audizione alla commissione Lavoro della Camera, il suo dicastero e l'Inps propendono per il termine del 2015 quale data per la maturazione dei requisiti, mentre il ministero dell'Economia per la decorrenza della pensione. Su questo punto le divergenze di opinione non sono ancora state risolte e quindi non si capisce bene cosa potrà succedere, ma la deputata Maria Luisa Gnecchi auspica che si arrivi semplicemente a una corretta interpretazione della legge senza prevedere ulteriore copertura finanziaria (nel medio lungo periodo, peraltro, l'opzione determina un risparmio sui conti previdenziali).

    In questo contesto il progetto di legge 2046, primo firmatario Massimiliano Fedriga, prevede un'estensione del periodo di sperimentazione dell'opzione donna fino al 2018, termine da intendersi valido per perfezionare i requisiti della pensione.

    Altro strumento di flessibilità è previsto dall'articolo 1, comma 40, della legge 335/1995. Alle donne soggette al sistema contributivo è riconosciuto un anticipo di età rispetto a quanto richiesto per la pensione di vecchiaia pari a quattro mesi per ogni figlio con un massimo complessivo di un anno. Ebbene alcuni progetti di legge chiedono di portare questa agevolazione a un anno per figlio con un massimo di 5 anni o anche di riconoscere tre anni di contribuzione figurativa per ogni figlio. La proposta di legge 1879 del 2013, a firma del deputato Edmondo Cirielli, fissa invece a 63 anni l'età minima per l'accesso alla pensione di vecchiaia, con una penalizzazione dell'assegno pari al numero di anni di anticipo rispetto ai requisiti standard, diviso la speranza di vita alla data di cessazione dal lavoro.

    Beneficio di 7 anni ma con un costo elevato
    Una lavoratrice dipendente del settore privato nata nel 1957, che ha raggiunto i 35 anni di contributi l'anno scorso, quest 'anno potrebbe andare in pensione con l 'opzione donna.
    Se invece volesse maturare il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia, che nel frattempo si adeguerà alla speranza di vita, dovrebbe aspettare il 2024-2025, quando avrà 67-68 anni.
    A quel punto, tuttavia, avrà maturato prima il diritto per la pensione anticipata, a cui si accede indipendentemente dall'età, dato che nel 2022 potrà vantare 43 anni di contributi a fronte dei 42 e 6 mesi richiesti. Il “prezzo” di questo anticipo con l'opzione donne è però un sensibile taglio all 'importo della pensione, valutabile tra il 25 e il 30 per cento.

    Il numero chiave: 2015, la scadenza
    In teoria l'opzione donna non sarà più fruibile dopo quest'anno

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