La ‘ndrangheta passava da Malta per esercitare abusivamente gioco e scommesse sull'intero territorio nazionale, riciclando ingenti proventi illeciti. Lo ha rivelato l'operazione Gambling della Dda di Reggio Calabria (pm Federico Cafiero De Raho e i sostituti Sara Amerio, Giuseppe Lombardo, Luca Miceli e Stefano Musolino) con la quale sono state sequestrate 11 società estere, 45 società in Italia con oltre 1500 punti commerciali per la raccolta di giocate, 82 siti nazionali e internazionali di “gambling on line” e innumerevoli immobili.
Tutto per un valore stimato di circa due miliardi. L'attività – delegata ai Comandi provinciali dei Carabinieri e della Guardia di finanza, della Squadra mobile della Polizia di Stato e della Dia di Reggio Calabria (dalla quale sono partite inizialmente le attività) con lo Scico e il Nucleo speciale frodi tecnologiche di Roma della Gdf – ha portato anche all'esecuzione di 28 ordinanze di custodia cautelare in carcere, 13 misure cautelari degli arresti domiciliari, 5 divieti di dimora, 5 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria.
La presunta associazione ‘ndranghetista – attraverso lo schermo di imprese operanti nel mercato dei giochi e delle scommesse a distanza e dislocando in Stati esteri i server per la raccolta informatica delle giocate e la loro gestione - ha aggirato la normativa, realizzando consistenti profitti, poi reinvestiti per l'acquisizione di ulteriori imprese e licenze estere e nazionali per l'esercizio ancora più esteso e remunerativo delle attività.
L'attività investigativa ha consentito di accertare che la raccolta da banco dei giochi e delle scommesse avveniva attraverso una ramificata rete di agenzie che sono state dissimulate come semplici Centri di trasmissione dei dati (Ctd) collegati a bookmaker esteri (autorizzati a operare la raccolta a distanza grazie a licenze rilasciate dalle autorità maltesi). La raccolta delle giocate – attraverso più siti internet di scommesse on line – in realtà non avveniva attraverso una transazione online, in quanto le poste dei giocatori venivano acquisite in contanti o tramite assegni direttamente consegnati al gestore del punto commerciale.
Il contratto di gioco e scommessa, perciò, si è perfezionato interamente sul territorio dello Stato ed è stato direttamente gestito dal punto commerciale affiliato all'associazione criminale, che poi ha trasferito le somme – compensando le perdite con le vincite e al netto della propria provvigione – alla direzione amministrativa dell'associazione, collocata all'estero. La diffusione dei brand con cui ha operato l'organizzazione è stata garantita da una rete commerciale strutturata gerarchicamente, rappresentata anche da imprese colluse con la camorra e la mafia, che ha distribuito provvigioni a cascata ai partecipi (secondo un criterio economico connesso al ruolo ricoperto).
La piramide
L'organizzazione piramidale si è proposta sul mercato web con diversi “siti di casinò” o “circuiti di gambling”, ognuno dotato di una propria “skin”. Nel linguaggio informatico, con il termine “skin” viene indicato il file che serve a far cambiare ad un programma l'aspetto grafico. Una “skin” si può applicare a un programma per dare a quest'ultimo un'interfaccia grafica più gradevole o che meglio si adatti alle esigenze dell'utente. Alcune “skin” non si limitano alla semplice modifica dell'aspetto grafico del programma, ma possono aggiungere anche altre funzionalità oppure personalizzare i suoni.
I vertici della presunta organizzazione sono stati aiutati da un gruppo dirigente che ha tenuto le relazioni tra la struttura tecnico-informatica collocata all'estero e quella amministrativa che ha gestito le affiliazioni delle sale giochi e la raccolta delle scommesse sul territorio.
La catena di comando
Di quest'ultima hanno fatto parte, innanzitutto, i cosiddetti “master” (coloro che hanno assolto compiti di promozione del “prodotto” da commercializzare per specifiche aree territoriali di riferimento). Alle dipendenze dei “master” ci sono le “agenzie” (che il più delle volte sono titolari di un “punto gioco”) alle quali fanno riferimento i singoli giocatori, spesso reclutati dalle stesse “agenzie” in base a determinati requisiti di affidabilità.
Il meccanismo
Il titolare dell'agenzia usufruiva di uno o più “conti di gioco” per consentire l'effettuazione online delle scommesse o la partecipazione a tornei di poker da parte di una terza persona (il “cliente finale”) che non aveva un conto gioco proprio. In pratica, il cliente, senza registrarsi, effettuava la puntata tramite un “conto di gioco” nella disponibilità dell'agenzia che gli rilasciava una ricevuta. L'eventuale vincita viene, poi, pagata dal punto di gioco in contanti (anticipando, quindi, le relative somme per conto del “bookmaker”, che in ogni caso metteva a disposizione dell'agenzia un “fido” per consentire le giocate). Ciò in spregio alla normativa di settore che esclude in modo categorico la circolazione di denaro contante, sia per quanto concerne i singoli giocatori, che per i concessionari dei punti gioco ai quali non spetta alcuna forma di fido da parte del gestore del sito.
In spregio alla legge
Infatti, il “conto gioco” – in base alla regolamentazione dei giochi online - deve essere aperto in base a delle specifiche modalità di identificazione che lo rendono, pertanto, strettamente personale. Gli accrediti e gli addebiti debbono essere esclusivamente eseguiti online, mediante i sistemi di pagamento telematici. Viceversa, con il sistema fraudolento le agenzie hanno posto in essere una vera e propria “intermediazione” illecita tra il bookmaker e il cliente, che integra gli estremi dell'esercizio abusivo di raccolta delle scommesse. In sostanza, dietro le imprese schermo, che facevano apparire sussistenti i requisiti previsti dalla normativa in materia di giochi e scommesse, si è celata l'offerta al pubblico e la gestione di siti che hanno consentito, aggirando le inibizioni dei Monopoli di Stato, l'accesso al gioco illecito.
Con tale modus operandi l'associazione criminale si è sottratta al pagamento dell'imposta unica sulle scommesse, ottenendo un ingiusto profitto a danno dello Stato e ha conseguito in Italia utili d'impresa, riconducibili a una stabile organizzazione occulta, che sono stati sottratti al pagamento delle imposte dirette, omettendo di presentare la prescritta dichiarazione ai fini dell'imposta sul reddito delle società, per di più riciclando un'enorme massa di denaro sporco attraverso l'utilizzo di conti di gioco intestati a persone compiacenti o inconsapevoli. Il nucleo originario dell'organizzazione criminale si è formato a reggio Calabria, dove i soggetti sono nati e cresciuti (anche sotto il profilo dell'esperienza professionale e criminale), si sono conosciuti e hanno ideato il sistema illecito.
Da un Paese all'altro
L'associazione, che controlla società in Austria, in Spagna e in Romania ed è attiva con una base stabile a Malta, in passato ha operato utilizzando anche licenze delle Antille olandesi, di Panama e della Romania. Ha pertanto spostato la sede di interessi a seconda del Paese più conveniente dal punto di vista fiscale, mantenendo però sempre il centro decisionale e operativo a Reggio Calabria.
L'attività investigativa svolta sinergicamente dalle Forze di polizia ha, in più, consentito di accertare come non solo alla suddetta rete commerciale abbiano preso parte numerosi rappresentanti delle cosche di ‘ndrangheta operanti sul territorio, ma soprattutto come il metodo mafioso abbia costituito una sistematica modalità attraverso la quale indurre gli imprenditori impegnati nella gestione di sale e scommesse a distanza – qualora la semplice evocazione (esplicita o implicita) del “casato” di ‘ndrangheta non fosse stata sufficiente, anche con pressioni intimidatorie – a installare i software o ad attivare i sistemi informatici necessari per connettersi e fare giocare i clienti sui siti gestiti dall'associazione criminale.
I vertici
Nelle indagini un ruolo di primissimo piano, per la Procura, ha assunto Mario Gennaro il quale, proprio grazie all'efficienza della rete commerciale da lui governata, ha acquisito un prestigio imprenditoriale che gli ha fatto guadagnare un ruolo di vertice nelle imprese estere impegnate nel settore commerciale. In tal modo, lo stesso ha finito per rappresentare gli interessi non più della sola cosca originaria di appartenenza (Tegano), ma dell'intera ‘ndrangheta provinciale – allettata dagli imponenti flussi economici generati da quelle attività imprenditoriali che oltre a consentire lauti guadagni, hanno agevolato il riciclaggio del denaro sporco – che si è infiltrata così nel sistema nazionale e internazionale dei giochi e delle scommesse online.
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