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Berlusconi-Salvini, stallo su Milano

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Berlusconi-Salvini, stallo su Milano

ROMA - In politichese quello di domenica sera tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini si definirebbe un incontro «interlocutorio». La portata principale, ovvero la scelta del candidato sindaco per Milano è ancora in fase di gestazione. E del resto non poteva essere altrimenti perché sulla decisione peserà non poco la mossa degli avversari, ossia di Renzi. Per questo entrambi avrebbero preferito che la cena ad Arcore rimanesse segreta, evitando così gli inevitabili retroscena di presunti contrasti tra i due che hanno imposto ieri un'insolita smentita congiunta: «Abbiamo sofferto entrambi per la sconfitta del nostro Milan ma sulle questioni politiche c’è stata piena sintonia su tutto».

Al di là dei nomi che continuano a circolare - dal giornalista Mediaset Paolo Del Debbio che continua a dirsi indisponibile, agli azzurri Maria Stella Gelmini e Paolo Romani, fino al centrista Maurizio Lupi - il nodo vero resta la candidatura dello stesso Salvini.

C’è chi dice che il Cavaliere non sia d’accordo perché avendo la Lega già la guida della Regione spetterebbe a Fi quella di Palazzo Marino. In realtà, secondo alcuni ben informati, a Berlusconi non dispiacerebbe affatto vedere Salvini correre per conquistare la poltrona di sindaco. «Sarebbe più facile poi trovare un nome alternativo per il futuro candidato premier...», spiegano dentro Fi. Chi al momento resiste è proprio Salvini, che oltre a temere il trappolone (in caso di sconfitta la sua carriera politica subirebbe un colpo difficile da assorbire) , deve fare i conti anche con l’ostilità di Roberto Maroni. C’è da capirlo. Se il segretario della Lega diventasse sindaco, il ruolo del governatore lombardo inevitabilmente si ridimensionerebbe. E non è certo casuale che negli ultimi tempi i due - Maroni e Salvini - si siano più volte lanciati segnali tutt’altro che concilianti e che il governatore spinga per riproporre a Milano la stessa alleanza che ha nella sua giunta, ovvero con i centristi di Ncd e quindi di Alfano, di cui Salvini non vuole neppure sentir parlare.

Questo il quadro. Ecco perché la cena tra Berlusconi e Salvini, al di là della sconfitta del Milan, non si è risolta con sorrisi e pacche sulle spalle.

Per ora più che cercare un’intesa i due si guardano alle spalle, cercando nel frattempo di capire cosa si muove sul fronte avverso. Le voci sull’attuale commissario Expo Maurizio Sala non preoccupano la Lega che ritiene semmai più pericolosa l’eventuale ricandidatura del sindaco uscente Giuliano Pisapia.

Si vedrà. Certo è che dalla scelta su Milano e dal verdetto degli elettori dipenderà anche il futuro del centrodestra. La possibilità di una riunificazione al momento appare ancora lontana. Basti pensare che in Parlamento ci sono ormai tre gruppi nati dalle scissioni di Fi: Ncd (Alfano), Cri (Fitto) e Ala (Verdini). Ognuno si muove per conto proprio. Fitto lunedì ha partecipato al congresso dei conservatori inglesi che si svolge a Manchester e ha avuto un faccia a faccia con il premier inglese David Cameron che ha accolto Cri nella famiglia del gruppo Ecr a Strasburgo.