ROMA
«La presenza di un livello elevato di sofferenze nei bilanci delle banche comporta che le banche stesse saranno molto più prudenti a erogare credito». Il direttore esecutivo per l’Italia al Fondo Monetario, Carlo Cottarelli, affronta il tema dei non performing loans a margine di una conferenza allo Iai. «Senza il credito diventa più difficile crescere - afferma -. Quindi diventa necessario risolvere questo problema, non tanto perché cia sia un’emergenza, ma perché se l’Italia vuole crescere nei prossimi anni a un ritmo adeguato, è necessario che riceva sufficiente credito dalle banche».
Cottarelli è stato in Italia in questi giorni insieme a una squadra di ispettori Fmi che ha condotto una staff visit, in vista della missione annuale di maggio per il check up vero e proprio sull’economia del nostro Paese. Un’economia che, nel complesso, non sta andando affatto male, tant’è che lo stesso Cottarelli ieri ha evidenziato il fatto che il Fmi abbia confermato le stime di crescita all’1,3% per quest’anno e all’1,2 per il prossimo, in un contesto nel quale ha tagliato le sua stime di crescita globali. «Questo è un buon segno - ha detto - il mondo cresce meno, ma, ciononostante, l’Italia riesce a crescere». Tuttavia, l’organismo di Washington è convinto che in Europa si possa fare di più per lo sviluppo proprio con un’azione più incisiva di smaltimento delle sofferenze bancarie. Non è un caso che la delegazione guidata da Rishi Goyal,dopo le discussioni con le principali banche e la visita a via XX settembre, sia approdata ieri per uno scambio di punti di vista a via Nazionale, poco prima della conference call tecnica che ha visto in collegamento Tesoro e Bankitalia con gli esperti della Dg competition di Bruxelles per l’ultima riunione prima del faccia a faccia politico tra il ministro Pier Carlo Padoan e Margrethe Vestager di martedì prossimo.
Gli economisti del Fondo reputano che quello delle sofferenze bancarie sia un grosso fardello per l’economia dell’intera eurozona: l’Fmi calcola infatti in 900 miliardi i crediti in sofferenza di Eurolandia, di cui 200 in Italia. Ma c’è di più. Il Fondo ha stimato che un write- off completo delle sofferenze libererebbe in Italia risorse patrimoniali tali da far affluire circa 150 miliardi di crediti in più all’economia reale nel nostro paese. Per questo l’anno scorso, nella lettera al Governo il Fondo raccomandava «un’articolata strategia di smaltimento dei crediti incagliati» che passasse anche per un’asset management company a partecipazione pubblica, in grado di contribuire a sviluppare un adeguato mercato secondario dei crediti deteriorati. Si sa poi come sono andate le cose: il Governo ha messo in atto soprattutto gli aspetti dello snellimento delle procedure fallimentari e del miglioramento della deducibilità delle perdite su crediti allo scopo di ridurre la formazione di dta(deferred tax assets). Due aspetti che dovrebbe implementare ancora con prossimi provvedimenti. Quanto alla società di gestione dei crediti deteriorati, trasformata in un progetto sempre più light e “pluralista”, per non incappare negli aiuti di stato, chissà se entro martedì sarà tagliato il “nodo gordiano” del prezzo delle garanzie pubbliche che ciascuna banca,se lo vorrà, potrà acquistare dal Tesoro al momento di vendere i suoi non performing loans.
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