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Dossier Ancora attentati contro Bentivoglio ma Reggio Calabria reagisce

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Ancora attentati contro Bentivoglio ma Reggio Calabria reagisce

I magazzini della sanitaria Sant'Elia devastati dall’incendio del 29 febbraio (Foto © Newz.it)
I magazzini della sanitaria Sant'Elia devastati dall’incendio del 29 febbraio (Foto © Newz.it)

Il 28 febbraio un incendio ha completamente devastato a Reggio Calabria i magazzini della sanitaria Sant'Elia di proprietà del testimone di giustizia Tiberio Bentivoglio, l'imprenditore antimafia da anni in prima linea contro il racket, sotto scorta al massimo livello. Nonostante l'immediato intervento dei vigili del fuoco, le fiamme hanno completamente divorato l'intero contenuto dei due locali. Gli uomini della polizia scientifica hanno trovato un tappo e tracce di una tanica di plastica.
Il prefetto di Reggio Calabria Claudio Sammartino ha convocato una riunione urgente del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica al quale hanno partecipato, il giorno dopo l'attentato, lo stesso imprenditore, il Procuratore della Repubblica Federico Cafiero De Raho, il sindaco Giuseppe Falcomatà, il questore Raffaele Grassi, i vertici dei Carabinieri, Guardia di finanza e dell'Esercito. Proprio l'Esercito sarà chiamato a presidiare il locale incendiato, che la forza di volontà dell'imprenditore (ormai fiaccata) e la solidarietà di quella parte della città che si è stretta intorno a Bentivoglio, potrebbero riportare alla luce.

Dal 1992, l'imprenditore ha subito una serie lunghissima di attentati, furti, bombe, incendi, distruzione di mezzi di lavoro, un tentato omicidio (febbraio 2011) ma non si è mai piegato. Ha continuato a denunciare e dal 2005, al fianco di Libera.
Mimmo Nasone, all'epoca referente di Libera, proprio nel febbraio 2011, presentando le iniziative messe in campo dopo l'agguato che non andò fortunatamente a buon fine. «Tiberio che non è solo un commerciante coraggioso – disse Nasone – oggi è anche un educatore di Libera che nelle scuole, tra i giovani, afferma che bisogna reagire. Hanno tentato di porre fine ad una vita e, nel contempo, ad un'esperienza che evidentemente sta cogliendo nel segno. A Reggio, sono quasi trenta i commercianti e gli imprenditori che hanno già deciso di metterci la faccia, esponendo il logo della campagna antiracket “Reggio Libera Reggio”, per ratificare simbolicamente il proprio no al pizzo».
Oltre a Libera, molti sono i reggini che ora si sono stretti intorno a Bentivoglio e la speranza è che lo Stato consenta a chi fa impresa e testimonia legalità, di poterlo fare on una città libera e non assediata dalle cosche e dai sistemi criminali.

r.galullo@ilsole24ore.com

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