Italia

Investimenti al 20% del Pil chiave per la crescita

  • Abbonati
  • Accedi
(none)

Investimenti al 20% del Pil chiave per la crescita

  • –Marco Mobili

Per sostenere l’ancor debole congiuntura e rafforzarla il passaggio cruciale resta quello della spesa per investimenti, che dal minimo del 16,5% del Pil dell’anno scorso dovrebbe espandersi nei prossimi anni al 20%, ovvero il livello pre-crisi. Parte da qui l’illustrazione del quadro strategico che il Governo aggiorna nel nuovo Programma nazionale di riforma accluso al Def. Un’analisi dai toni resi più ottimisti dai dati sfornati nelle ultime settimane dall’Istat, che fotografano un aumento dello 0,8% degli investimenti fissi lordi del 2015, una ripresa che viene attribuita sicuramente all’impatto del pacchetto di misure di “finanza per la crescita” di cui è annunciato un rafforzamento entro maggio, con il varo di nuovi provvedimenti. Dai provvedimenti già in vigore e che verranno sottoposti a “tagliando” ci si aspetta un impatto di due decimali sul Pil entro il prossimo triennio e di un punto su un orizzonte di lungo periodo. Risultati cui contribuirà anche l’attuazione del piano Juncker, già in corsa con risorse impegnate per 1,7 miliardi (su 29 progetti) che dovrebbero sviluppare una leva finanziaria da 12 miliardi. In ideale tandem con le misure di “finanza per la crescita” vanno considerati anche gli ultimissimi provvedimenti attivati per ridurre i crediti in sofferenza nei bilanci delle banche: dovrebbe garantire maggior credito all’economia a tassi bassi con un ulteriore effetto espansivo dello 0,2% entro il 2020.

La grande cornice entro cui si collocano i diversi piani di riforma del Governo, di cui si dettaglia un impatto macro complessivo pari a 2,2 punti di Pil entro il prossimo triennio, resta naturalmente quello della revisione costituzionale, che verrà approvata in via definitiva nei prossimi giorni e sottoposta a referendum confermativo in ottobre. Un cantiere che si chiude e si completa con la nuove legge elettorale che entra in vigore il prossimo 1° luglio. La spending review dall’anno prossimo assumerà un profilo strutturale con il passaggio dalla legge di Stabilità alla nuova legge di Bilancio unificata.

Un capitolo a parte è dedicato al fisco. Semplificazioni, riduzione del carico fiscale Ires dal 27,5 al 24% per le imprese e revisione dell’Iva di gruppo. Ma anche riforma della giustizia tributaria e potenziamento del contenzioso telematico. Barra a dritta anche sulla riforma del catasto che continua a muovere i suoi passi pur non essendo mai stata attuata come prevedeva la delega fiscale. E revisione in corso sui giochi, già rivisti e corretti con la legge di stabilità. Il 2016 potrebbe essere anche l’anno delle tax expenditures e del primo dato certificato della lotta all’evasione. Secondo l’attuazione della delega saranno due le Commissioni composte da 15 esperti ciascuna che a breve entreranno “in funzione” al Mef per indicare in allegato alla nota di aggiornamento al Def, dove e come tagliare le spese fiscali e quanto dei proventi della lotta al sommerso potranno essere utilizzati con la legge di bilancio. Per un nuovo pacchetto di semplificazioni fiscali i tempi sono maturi. Entro il 20 aprile, come anticipato su queste pagine, il Governo presenterà un decreto correttivo che «introdurrà ulteriori significative semplificazioni degli obblighi dichiarativi, di comunicazione e di versamento in materia di tributi erariali e locali». Nel contrasto all’evasione si punterà sulla fatturazione elettronica.

© RIPRODUZIONE RISERVATA