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La sfida da vincere è la crescita della competitività del…

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La sfida da vincere è la crescita della competitività del sistema

Per centrare l’obiettivo della riduzione del costo del lavoro, tra le diverse ipotesi che il governo sta valutando ce ne sono tre che sembrano prevalere. La prima - ma non in ordine di importanza - è la conferma della decontribuzione per le imprese che nel 2017 faranno assunzioni a tempo indeterminato, sia pure in formato “ridotto”. Il meccanismo avviato dal 2015 con la legge di Stabilità, proseguirebbe il prossimo anno con un taglio dei contributi inferiore all’attuale 40% (si ipotizza tra il 20 e il 25%) per 12 mesi di durata (invece degli attuali 48 mesi). Il costo della misura dipende, ovviamente, da dove verrà collocata l’asticella.

Per avere un parametro di riferimento occorre considerare che l’attuale agevolazione contributiva nel 2016 porta ad un alleggerimento di 834 milioni, che diventano 1,5 miliardi nel 2017. La seconda ipotesi è un taglio del cuneo fiscale per i soli neoassunti, da ripartire tra imprese e lavoratori; calcolando che ogni punto di cuneo fiscale equivale a 250 milioni, la forchetta di 4-6 punti varrebbe 1-1,5 miliardi nella fase di avvio. Infine c’è il taglio generalizzato del cuneo fiscale per il lavoro stabile: ogni punto vale 2,5 miliardi e il valore della misura è legato alla percentuale di taglio.

Tutte misure che nei piani del governo servono per rilanciare l’occupazione, anche se è chiaro che una proroga soft della decontribuzione avrebbe un impatto limitato sulla crescita dei posti di lavoro. Lo testimoniano i dati dell’Istat che mettono in luce un impatto modesto della decontribuzione in formato ridotto sull’occupazione nei primi mesi del 2016. In ogni caso, resta all’ordine del giorno il tema della riduzione strutturale del costo del lavoro: Eurostat ha recentemente evidenziato come il nostro Paese ancora si collochi sui livelli alti della graduatoria dell’area Euro e della Ue, pur registrando una diminuzione del carico fiscale effetto delle misure varate nell’ultimo biennio (decontribuzione per le nuove assunzioni, deducibilità integrale del costo del lavoro dalla base imponibile Irap). Solo in presenza di un recupero di competitività e di una robusta crescita potrà ripartire il mercato del lavoro. All’attuale quadro di incertezza economica va imputato l’andamento altalenante dei dati sull’occupazione.

Allargando l’orizzonte ci sono ipotesi di interventi a “costo zero” che hanno un impatto sulla crescita: come hanno sottolineato meno di una decina di giorni fa la Commissione europea e ieri il Fondo monetario internazionale, da una riforma della contrattazione che garantisca un efficace sviluppo dei contratti aziendali, si potrà rafforzare il legame tra salari e produttività, contribuendo a migliorare la competitività delle imprese. Il cantiere è aperto e i principali organismi internazionali ci chiedono di chiuderlo il prima possibile.

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