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Debito romano, tutti i nodi di una ristrutturazione

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l’analisi

Debito romano, tutti i nodi di una ristrutturazione

I candidati a sindaco di Roma che si contenderanno il Campidoglio al ballottaggio, Virginia Raggi per il M5S e Roberto Giachetti per il Pd, su un punto sono come due gocce d’acqua: l’urgenza di ristrutturare il debito monstre capitolino che si aggira attorno ai 12 miliardi. Quei 200 milioni di addizionale Irpef pagati dai cittadini residenti e trasferiti annualmente alla Gestione Commissariale, per pagare la quota di interessi e capitale sui debiti finanziari pregressi pari a 8,7 miliardi a valore nominale (5,8 miliardi in base ad altri tipi di conteggi effettuati dal Commissario straordinario Silvia Scozzese), vanno ridotti, è la tesi dei due aspiranti sindaco. Ma come il caso esemplare nella Grecia di Alexis Tsipras insegna, la voglia dei nuovi arrivati di ristrutturare il debito siglato da governi precedenti è una strada in salita: rinegoziare un debito è un’operazione finanziaria complessa, con vincoli tecnici da rispettare, contropartite e impegni da sottoscrivere, è un accordo che deve soddisfare tutti, dove il creditore ha una posizione di forza e dove il debitore non può certamente sbattere i pugni sul tavolo.

Rinegoziare le condizioni della posizione debitoria, abbattendo gli interessi e allungando le scadenze per consentire all’indebitato di sfruttare la finestra di opportunità data dai tassi sub-zero, è una trattativa tra controparti dove creditore e debitore devono entrambi trarre vantaggio dalla transazione. Il creditore non può accollarsi una perdita secca in bilancio, per esempio: il nuovo prestito deve mantenere un’equivalenza finanziaria ex-ante ed ex-post. Dunque, se il contratto prevede penali, ebbene queste vanno pagate. E se per raggiungere il risparmio sugli interessi desiderato dal debitore occorre estendere la durata a dismisura, il creditore deve essere nella condizione di poterlo fare.

Nel caso di Roma, tra l’altro, le controparti nel caso di rinegoziazione sono ben più di due e questo non può che complicare ulteriormente la questione. Il sindaco ha presa diretta solo sul nuovo debito che dovrebbe ammontare attorno a 1,2 miliardi ma del quale non si hanno cifre ufficiali. La Gestione Commissariale amministra attualmente il debito finanziario pregresso pagando interessi, cedole e rimborsando il capitale grazie a una dote di 500 milioni l’anno, di cui 300 provenienti dallo Stato e 200 dall’addizionale Irpef pagata dai cittadini al Comune. Spetta per esempio al commissario stabilire se utilizzare la linea di credito messa a disposizione nel 2014 dalla Cassa depositi e prestiti per 5,4 miliardi (dopo aver vinto una gara), attualizzando il flusso di 320 milioni sui 500 di dote provenienti dal 2017 al 2040. Questo finanziamento è disponibile fino al prossimo 31 dicembre e dovrebbe servire ad estinguere anticipatamente altri debiti.

Un altro attore di primo piano sarebbe la Cassa depositi e prestiti, che ha concesso la maggior parte dei mutui al Campidoglio (più di 1.400). L’esposizione debitoria di Roma nei confronti della Cdp dovrebbe ammontare a circa 2,7 miliardi, di cui attorno ai 2,2 relativi a mutui stipulati anteriormente al 2008: questa cifra è quota parte del debito finanziario complessivo indicato in 5,8 miliardi nella relazione al Parlamento del Commissario Straordinario Scozzese relativa all’anno 2015; il rimborso avviene con rate semestrali fino al 2044, di cui circa l’80% regolato a un tasso fisso medio in linea con quello riportato nella relazione stessa (5%). La Cdp è un’istituzione specializzata nei finanziamenti a lungo termine: è in grado quindi di estendere molto le durate di un prestito, nel caso di rinegoziazione. Tuttavia, come stabilito nelle ultime due leggi di Stabilità e predisposto nella Circolare n. 1285 del 4 novembre 2015 (relativa alla rinegoziazione dei prestiti in favore dei comuni), le operazioni della Cdp sono strutturate in equivalenza finanziaria tra il valore attuale dei piani di ammortamento ante e post rinegoziazione. Se vi sono penali, ovviamente vanno pagate e questo incide sulla convenienza dell’operazione dal punto di vista del debitore.

Un altro gruppo di creditori in un’ipotetica rinegoziazione del debito del Comune di Roma è rappresentato dalle banche commerciali: nel loro caso, è ipotizzabile che l’allungamento delle scadenze sarebbe inferiore a quello raggiungibile dalla Cdp e quindi il risparmio sugli interessi minore per le casse comunali.

La ristrutturazione difficilmente potrà riguardare il Boc, l’unico prestito obbligazionario emesso dal Comune di Roma con una cedola molto alta e rimborso in un’unica scadenza (bullet) nel 2048. I derivati agganciati a questo bond sono stati chiusi anticipatamente e non vi sono risorse quindi per rendere appetibile un buy-back (il titolo viene negoziato molto sopra la pari, vicino a quota 150 e riacquistarlo, come fu fatto per i BoR delle Regioni, aumenterebbe nel caso di Roma il debito pubblico). Un risparmio dalla ristrutturazione dei famigerati derivati, infine, sarebbe superflua in quanto restano in essere a Roma solo due micro derivati per un valore di 270 milioni.

isabella.bufacchi@ilsole24ore.com

.@isa_bufacchi

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Il debito finanziario di Roma è costituito principalmente da mutui erogati dalla Cassa depositi e prestiti. Una quota minore è stata finanziata da banche commerciali. Il Comune ha emesso un solo bond (Boc )e ha solo due derivati in essere per 270 milioni di euro

Il debito residuo relativo a mutui (circa 1.400) concessi da CDP a Roma Capitale ammonta al 31/12/2015 a circa 2,7 miliardi (su 5,7 totali attuali), di cui 2,2 stipulati anteriormente al 28/04/2008 e attualmente gestiti dalla gestione commissariale

La gestione commissariale e CDP hanno stipulato nel 2014 una linea di credito da circa 5 miliardi, attualizzando contributi annui di 320 milioni dal 2017 al 2040. Servirà a estinguere anticipatamente altro debito. Le erogazioni sono possibili entro il 31/12/2016

Il Comune di Roma ha emesso un Buono ordinario comunale per un totale di 1,4 miliardi scadenza 27 gennaio 2048 con cedola 5,345% . I derivati collegati a questo bond sono stati chiusi anticipatamente e quindi nessun buy-back del titolo, che tratta molto sopra la pari

Dal maggio 2010, la gestione commissariale ha una dote finanziaria pari a 500 milioni per pagare interessi e capitale sui debiti finanziari, di cui 300 a carico dello Stato e 200 a carico del Comune di Roma tramite i contributi dell’addizionale Irpef dei residenti nella capitale