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Dossier Crescete e moltiplicatevi

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Dossier | N. 25 articoliI grandi temi delleconomia spiegati con parole semplici dal Sole 24 Ore

Crescete e moltiplicatevi

La crescita avviene da sola o deve essere continuamente cullata e spronata? La risposta a questa domanda separa varie scuole del pensiero economico. Si racconta che il fisiocrata Mercier de la Rivière, chiamato a Mosca per un parere economico da Caterina la Grande, le disse che bisognava lasciare che le cose seguissero il loro corso, e la natura si sarebbe incaricata di tutto. Al che lei lo congedò subito….

E in effetti Caterina avrebbe avuto ragione. No, la crescita non prosegue da sola. Anche se è vero che negli esseri umani, iscritto nel loro Dna, c'è una tendenza a fare, a migliorare, a creare, a produrre e vendere e comprare..., ci sono anche tendenze meno nobili: alla sopraffazione (talché coloro che sono ‘sopraffatti' perdono la “voglia di fare”. O anche più semplicemente, da quando l'economia ha creato i mercati, c'è una tendenza all'euforia e al panico, alle bolle e alla fuga precipitosa. Insomma, la crescita è un fenomeno complesso, che trova la sua ‘materia prima' negli ‘spiriti animali' di chi produce, di chi scambia, di chi consuma, di chi investe; ma che deve essere incanalata nell'alveo di un processo di sviluppo “ben temperato” dalla politica economica. La crescita è una mezzadria fra privato e pubblico, fra la forza nativa di famiglie e imprese e gli interventi dello Stato volti a mantenere il processo di sviluppo sulla retta via, fra la ‘mano invisibile' del mercato e la ‘mano visibile' delle autorità.

Certamente, lo Stato, come il mercato, è fatto di esseri umani fallibili, e non c'è nessuna garanzia che gli interventi di politica economica siano tali da assicurare la “retta via”. Inevitabilmente, la politica economica è un “lavoro in corso”, e sia il settore privato che quello pubblico devono continuamente imparare dai propri errori.

Dietro questa tensione fra le tendenze spontanee e gli interventi di correzione vi è quella che Keynes chiamava un’ “irriducibile incertezza” nel funzionamento di una economia. Ignorare questa incertezza vuol dire, come successe a coloro che mettevano una cieca fede nella capacità del mercato di autocorreggersi, di finire col creare quegli scompensi e quelle tensioni che generarono, la Grande recessione del 2008-2009.

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