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Dossier Con la destra una convergenza che potrebbe non durare

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    Dossier | N. 123 articoliElezioni comunali 2016

    Con la destra una convergenza che potrebbe non durare

    Quanto durerà la transumanza di voti della destra a sostegno di candidati Cinque Stelle? La domanda è stata posta in relazione a possibili elezioni nazionali con l’Italicum nell’ipotesi di un ballottaggio che veda contrapposta la lista del Pd (di Renzi) e il movimento fondato da Grillo. Se nella tornata di amministrative a Roma, Torino e in altre città meno sotto i riflettori i pentastellati hanno goduto, come mostrano gli studi sui flussi, di un cospicuo supporto di voti che nella prima tornata erano andati al centrodestra, ci si potrà aspettare qualcosa di simile anche a livello nazionale? Perché in quel caso la partita sarebbe Renzi e il suo Pd praticamente contro il resto del sistema, visto che anche l’estrema sinistra sembra in buona parte incline a schierarsi con il M5S.

    È difficile prevedere cosa potrebbe accadere in elezioni nazionali che è praticamente impossibile si possano fare prima della primavera 2017: anche se il referendum costringesse Renzi alle dimissioni a metà ottobre, difficile non prevedere un governo di transizione e poi tradizionalmente d’inverno non si vota. Nel frattempo può succedere di tutto.

    Teniamoci dunque a quel che si può capire da quanto è appena successo. È comprensibile che una destra in crisi e variegata abbia alla fine per reazione scelto lo strumento per non dare soddisfazione a chi altrimenti sarebbe risultato il perno ineliminabile della trasformazione politica italiana. Renzi è troppo centrale in questo momento e il suo progetto è quello di stabilizzare il nuovo assetto. Per batterlo è necessario scendere sul suo stesso terreno, cioè sulla prospettiva della «rottamazione» dei poteri tradizionali. Di conseguenza il soggetto meglio attrezzato per farlo è il M5S che si presenta come trasversale da un lato (dunque un elettore di destra non si sente costretto a rinnegare le sue credenze politiche) e come, almeno apparentemente, «ingenuo» dall’altro (per cui sempre quell’elettore può pensare che fa una scelta tattica e momentanea, tanto poi l’inesperienza e l’utopismo di coloro per cui vota li condanneranno a un rapido declino).

    È veramente così? Certamente i Cinque Stelle sono stati abili nel costruirsi un embrione di proposta politica che accarezza indifferentemente mitologie di sinistra e di destra, proclamando la fine delle ideologie tradizionali. Hanno fatto aperture a 360 gradi (al limite spesso del funambolismo: basta pensare alle promesse fatte un po’ a tutte le categorie a Roma). Hanno dalla loro il mito giovanilista che fa suonare qualche ricordo atavico nella destra italiana. Tuttavia hanno anche più di un embrione di ideologia, per quanto se ne possa discutere la solidità.

    Forse qualcuno avrà notato che la Appendino ha fatto un discorso molto istituzionale la sera della vittoria, ma poi il giorno dopo è corsa a dire che metterà il reddito di cittadinanza e a chiedere cambi al vertice di organismi economici. Sarà, come ha detto Chiamparino, per tenere buoni i suoi pasdaran, ma siamo sicuri che quelli si accontenteranno di qualche atto rituale senza conseguenze?

    La destra è oggi troppo concentrata a battere Renzi senza preoccuparsi di mettersi prima in condizione di raccogliere il peso del governo qualora ci riuscisse. Per questo è disponibile a vendere anche l’anima al diavolo, dimenticando però, come insegna Doktor Faustus, che la faccenda ha poi costi assai pesanti.

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