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Se la sponsorizzazione è più facile deve dire grazie al Colosseo

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L'Analisi|ANALISI

Se la sponsorizzazione è più facile deve dire grazie al Colosseo

Il restauro del Colosseo si presta a diverse letture, a iniziare dalla restituzione non solo all’Italia ma a tutto il mondo di un monumento ripulito, più fruibile e più bello e che si prepara a nuovi interventi di lifting. C’è poi il lavoro, faticoso sulle prime ma che sta dando risultati, tra pubblico e privato: come ha sottolineato ancora una volta il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, è un tabù che è caduto.

Le risorse messe a disposizione dai cittadini e dagli imprenditori sono complementari a quelle pubbliche e insieme possono recuperare pezzi importanti del nostro patrimonio. Da solo il pubblico non ce la fa. Non ce l’ha mai fatta e tanto meno in questi tempi di vacche magre.

Ed è proprio partendo da questo dato di fatto che il restauro del Colosseo offre una prospettiva nuova. L’iniziativa portata avanti tra polemiche, ricorsi e controricorsi, dal ministero e da Della Valle ha, infatti, funzionato da grimaldello, ha fatto da innesco per una serie di modifiche legislative che ora dovrebbero rendere più facile il contributo privato alla salvaguardia del Bello.

Quando mister Tod’s scese in campo e dichiarò di voler mettere a disposizione 25 milioni di euro per ridare smalto al più famoso anfiteatro del mondo, già esisteva una disciplina sulle sponsorizzazioni, ma era farraginosa e facilmente attaccabile. Il contenzioso che ne scaturì fu in parte originato anche da quelle debolezze normative. Fatto che convinse i Beni culturali a correre ai ripari e ad approntare nuove regole sulle sponsorizzazioni, che furono inserite nel codice degli appalti.

Non finì, però, lì. La vicenda Colosseo ha attraversato più ministri e con l’attuale si è deciso che i privati – siano essi “semplici” cittadini o imprenditori – intenzionati ad aiutare la cultura, devono essere incentivati a farlo grazie a generose agevolazione fiscale. Prese, dunque, corpo l’art bonus, misura sperimentale per un triennio che ora è diventata strutturale e che ha già raccolto oltre 100 milioni di euro, messi a disposizione da più di 3mila mecenati.

Da ultimo, si è ritornati al punto di partenza e si è di nuovo rimesso mano alle sponsorizzazioni con una norma, contenuta nel recentissimo codice degli appalti, che semplifica ulteriormente il meccanismo.

Il Colosseo lo ignora, ma tutto questo è anche opera sua.

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