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Il Tesoro: non serve decreto, le Gacs possono partire

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Il Tesoro: non serve decreto, le Gacs possono partire

  • –Gianni Trovati

roma

Dopo il via libera della Banca centrale europea al piano di salvataggio del Monte dei Paschi, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, si gode la «grande soddisfazione» per la «soluzione di mercato» in attesa della reazione dei mercati di domani. Il ruolo del Mef ora, nel percorso che punta a riportare in sicurezza Rocca Salimbeni, passa prima di tutto dalla garanzia pubblica, la “Gacs”, chiamata ad accompagnare la vendita della fetta più consistente dei crediti deteriorati di Siena. L’orientamento di Via XX Settembre, a quanto si apprende, sarebbe quello di non passare attraverso un decreto attuativo generale, che in effetti la legge (articolo 13, comma 2, del Dl 18 del 2016) lascia come eventuale con la classica formula («con decreto possono essere dettate le disposizioni di attuazione…») utilizzata per tenersi aperta la strada in caso di bisogno. È la stessa legge, del resto, a disciplinare in modo puntuale tutti i passaggi pratici nell’applicazione della garanzia, in una procedura che parte dalla richiesta all’interno dell’operazione di cartolarizzazione e passa attraverso il rating dei titoli e un controllo indipendente sulla correttezza delle procedure.

La Gacs, che ha ottenuto l’ok di Bruxelles e quindi non ha bisogno di ulteriori autorizzazioni perché non espone al rischio di aiuti di Stato, si applica sulla tranche senior, che rappresenta il grosso della montagna di crediti deteriorati di cui il Monte si deve liberare: si tratta di circa 6 miliardi sui 9 della prima cartolarizzazione, e questo basta a spiegare la centralità del tema.

L’assenza di un decreto attuativo generale può rendere più liscia la partenza del meccanismo, e può rappresentare una notizia importante anche per gli altri istituti che, come la Popolare di Bari o Carige, pur non avendo i problemi del Monte si sono mostrate in varia misura interessate. È il decreto banche di febbraio, che oltre ad aver avviato la riforma della Bcc ha messo nero su bianco il sistema della garanzia, a disciplinare in dettaglio i passaggi che portano all’apertura dell’ombrello pubblico, a partire dalla valutazione: l’ombrello pubblico si apre infatti solo sui titoli più “sicuri”, che devono avere un rating investment grade, la loro remunerazione deve essere a tasso variabile e il rimborso del capitale prima della scadenza è misurato in base ai flussi di cassa in entrata prodotti dalla gestione dei crediti al netto dei costi.

La presenza della Gacs serve a far correre su binari più solidi tutta l’operazione, ma non si traduce immediatamente in un esborso per il bilancio pubblico. Per rendere efficace la garanzia, prima di tutto, occorre che la banca abbia ceduto anche una quota importante (il parametro di base è il 50% più uno) dei titoli junior, cioè quelli meno sicuri; quando tutte le condizioni sono rispettate, la copertura effettiva scatta su richiesta del possessore dei titoli senior, che può arrivare entro i nove mesi successivi alla scadenza del titolo e va soddisfatta in 30 giorni. Con il pagamento, il ministero dell’Economia subentra nei diritti dei detentori dei titoli, e deve provare a recuperare somme e interessi anche tramite l’iscrizione a ruolo del credito.

Per far partire il meccanismo ci sono in bilancio 120 milioni, ma la prospettiva è quella di una sorta di fondo rotativo che viene alimentato dal corrispettivo delle garanzie, concesse a pagamento: proprio il livello degli oneri ha sollevato nei mesi scorsi le perplessità degli operatori, ma l’acuirsi della tensione intorno agli istituti di credito in difficoltà ha modificato il rapporto fra i costi della Gacs e i suoi possibili benefici sulle operazioni di cartolarizzazione.

Dal punto di vista dei conti pubblici, il fatto che la Gacs sia confinata ai titoli senior dovrebbe in ogni caso limitarne l’impatto. Proprio la rete di sicurezza stesa intorno alla garanzia intreccia però anche le altre parti della cartolarizzazione. Lo stesso decreto di febbraio, all’articolo 8, comma 3, vieta alle Pa e alle loro controllate di acquistare titoli junior o mezzanine nelle cartolarizzazioni la cui quota senior sia coperta dalla Gacs: un altro punto da chiarire se in prospettiva la partita di Atlante II interesserà davvero anche le Casse professionali, finora considerate pubbliche amministrazioni dalle manovre e dal conto consolidato Istat.

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